Il primo Parlamento al Mondo? Nacque al Sud

Approndimento sull'ennesimo primato meridionale che dimostra quanto antica e degna di rispetto sia la Storia del Meridione.

Palazzo dei Normanni Sicilia
Palazzo dei Normanni a Palermo, sede del Parlamento siciliano.


Abbiamo avuto modo di ripeterlo tante volte e, quanto stiamo per scrivere ora, ne è l’ennesima conferma. La Storia del Sud Italia è antica e degna di nota. Un’ulteriore testimonianza in questo senso ci arriva dalla Sicilia che detiene un record davvero importante. Il primo Parlamento mai creato al Mondo è, infatti, nato proprio sull’isola meridionale.

Il Parlamento siciliano è stato la camera legislativa del Regno di Sicilia, attivo sin dal 1130 e che terminò le sue attività solo nel 1849. Questo particolare record è condiviso anche da nazioni quali l’Islanda, le isole Far Oer e quella di Man, ma, a differenza di quelle appena ricordate, l’assemblea sicula aveva anche poteri deliberativi. La prima convocazione avvenne nel 1097, a Mazara del Vallo, per opera del Gran Conte Ruggero I d’Altavilla.

Tuttavia, per riferirci ad un consesso così come lo intendiamo noi oggi, dobbiamo aspettare, per l’appunto, il 1130 quando Ruggero II riunì le Curiae Generalis a Palermo, a Palazzo Reale in occasione della sua proclamazione a sovrano, avviando così ciò che diventerà una vera e propria consuetudine. Nel 1221 fu convocato da Federico II di Svevia affinché si procedesse ad un riordino legislativo che si concluse con l’emanazione di un nucleo di norme che, più tardi, si evolverà nelle cosiddette Costituzioni di Melfi (Potenza).

L’Imperatore svevo garantì alla società civile l’accesso al consiglio, con l’ingresso in esso dei rappresentanti delle città demaniali siciliane. Da quel momento, il Parlamento fu composto da 3 rami: uno feudale (i nobili), uno ecclesiastico (il clero) e, come appena ricordato, uno demaniale. Con gli angioini conobbe un primo periodo di appannamento che fu superato quando l’assise divenne il motore principale della ribellione del Vespro. In quell’occasione, i parlamentari adottarono la bandiera rossa e gialla con la triscele come simbolo dell’isola.

Durante il periodo aragonese fu ospitato in varie città, quali ad esempio Catania e Taormina. I monarchi spagnoli imposero all’isola un Viceré che governava affiancato da un presidente del Regno che dirigeva, pure, i lavori parlamentari. All’avvento al potere di Carlo di Borbone, la Sicilia fu di fatto unita al Regno di Napoli e l’assemblea divenne portavoce della volontà indipendentista siciliana. Nel 1812, il Parlamento dichiarò abolito il sistema feudale e promulgò la Costituzione che stabiliva anche l’istituzione di un’assise divisa in 2 camere. Dopo il Congresso di Vienna, comunque, la situazione ritornò quella antecedente alle riforme, ma una nuova ricostituzione si ebbe nel corso dei moti del 1820-21.

Il Parlamento ritornò protagonista nel 1848 quando dichiarò decaduta la dinastia borbonica e stabilì la nascita di un Regno di Sicilia come monarchia costituzionale. I cannoni di Ferdinando II decretarono la fine anche di questo ennesimo tentativo. In occasione della spedizione dei Mille, in un primo momento, sembrò che il congresso dovesse essere riconvocato, ma non fu così. Infine, al termine della Seconda Guerra Mondiale, lì dove si erano succeduti normanni, svevi, angioini, aragonesi, conti, baroni, vescovi e sindaci, trovarono posto i deputati dell’Assemblea Regionale che è stata la prima in assoluto a riunirsi nel nostro Paese, una volta terminato il conflitto.

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