Storia del Sud Italia: il primo Borbone

Approfondimento sulla figura del sovrano che ha avuto un impatto fondamentale sulle vicende del Meridione.

re Carlo di Borbone
Particolare di "Carlo III con l'abito del suo ordine" di Mariano Salvador Maella, olio su tela, 1783-1784.


È stato il capostipite della dinastia che ha regnato sul Mezzogiorno d’Italia per poco più di un secolo. Promotore di una politica di rinascita culturale, economica e politica del suo Regno, Carlo di Borbone fu incoronato “Rex utriusque Siciliae” (“Re delle Due Sicilie“) il 3 luglio del 1735 nella Cattedrale di Palermo. Nonostante quanto scritto nel documento ufficiale di investitura, che lo riconosceva come Carlo VII, il monarca governò su Napoli senza numerazione. Fu, invece, Carlo III in Sicilia.

Nacque a Madrid il 20 gennaio 1716, primo figlio che Filippo V di Spagna ebbe dalla seconda moglia, la Principessa di Parma e Piacenza Elisabetta Farnese. Per tale ragione, era solo terzo in linea di successione al trono e, quindi, la madre cercò di fare in modo che gli fosse assicurata una corona in Italia, rivendicando i diritti su 2 dinastie della penisola che erano in via di estinzione ovvero i Medici e i Farnese. Perciò, a soli 15 anni, Carlo partì alla volta del nostro Paese dove fu nominato Duca di Parma e Piacenza e Gran Principe del Granducato di Toscana.

Tre anni dopo, si svincolò dalla tutela dei genitori e fu libero di governare in maniera autonoma, forte anche di un esercito composto da 16.000 fanti e 5.000 cavalieri. A seguito degli eventi bellici legati alla Guerra di Successione Polacca, marciò verso Sud per reclamare quelli che un tempo erano stati possedimenti spagnoli, in quel momento in mano austriaca. Il 9 aprile giungeva a Maddaloni (Caserta) dove gli furono consegnate le chiavi della città. Arrivò a Napoli il 10 maggio ed entrò in città da Porta Capuana acclamato da una folla festante. Percorse via dei Tribunali, si fermò alla Cattedrale per ricevere la benedizione dell’arcivescovo cittadino e, poi, si recò a Palazzo Reale.

re Carlo di Borbone
Ritratto equestre di Carlo di Borbone, olio su tela, autore Francesco Liani.

Il giorno 15 il padre dichiarava l’indipendenza del Reame napoletano, sotto il governo del figlio. Gli furono affiancati funzionari esperti, come ad esempio Bernardo Tanucci. Il 17 era proclamato Re. Non fu riconosciuto regnante legittimo da Papa Clemente XII che aveva mire sui ducati di Parma e Piacenza e che non voleva inimicarsi l’Imperatore Carlo VI. Intanto, sconfitti sul mare, gli austriaci furono battuti anche sulla terraferma dalle truppe guidate da José de Albornorz, conte di Montemar che ottenne la vittoria decisiva a Bitonto (Bari) il 25 maggio del 1734. L’anno successivo conquistava la Sicilia. Raggiunta Palmi (Reggio Calabria), si imbarcava per Palermo dove, il 3 luglio, nella Basilica della Santa Maria Vergine Assunta, era incoronato, come già ricordato, “Rex utriusque Sicilae”.

Il riconoscimento internazionale fu la conseguenza dei trattati di pace con l’Austria. La distensione fu merito anche delle manovre diplomatiche del Tanucci e della madre Elisabetta. Il 31 maggio del 1737 erano ufficializzato il fidanzamento tra Carlo e Maria Amalia di Sassonia, nipote dell’Imperatore. Il 9 maggio dell’anno successivo si celebrava il matrimonio per procura e, il giorno dopo, era emanata la bolla d’investitura pontificia che riconosceva il nuovo sovrano. Le inteste definitive con l’ormai non più nemico furono stipulate il 18 novembre del 1738 e prevedevano la rinuncia ai domini nel Nord, anche se Carlo portò in Campania i beni ereditati dai Farnese.

Malgrado un iniziale interesse orientato più verso la caccia e le cavalcate, invece che alle questioni di governo, negli anni successivi, Carlo si dimostrò un buon monarca. Attento ai consigli dei suoi ministri, interessato alle sorti del suo popolo, perfino marito fedele, un aspetto abbastanza straordinario per l’epoca e il ruolo che ricopriva. Con il suo operato contribuì a rilanciare le sorti del settore commerciale (fondazione tribunale di commercio e collegio nautico), istituì l’imposta fondiaria e il catasto e cercò di mettere mano ad una riforma del sistema giudiziario. Perseguì un’accorta politica estera e riuscì a far diminuire le scorrerie dei pirati barbareschi in seguito ad un accordo con l’Impero Ottomano.

Bernardo Tanucci
Dipinto che raffigura Bernardo Tanucci, olio su tela, autore ignoto.

Provò anche a limitare il potere della feudalità e del clero. Non a caso, stabilì l’imposizione fiscale per i beni della Chiesa. Con la Santa Sede stipulò un concordato che, tra le altre cose, riduceva le immunità degli ecclesiastici e, assecondando le richieste dei suoi sudditi, impedì che fosse introdotto il Tribunale dell’Inquisizione a Napoli. Patrocinò anche l’arte e la cultura e, non a caso, si deve a lui la costruzione del Teatro cittadino che porta il suo nome, l’arena d’Opera più antica al Mondo.

In campo architettonico, diede il là alla realizzazione della Reggia di Caserta, che avrebbe dovuto sancire il nuovo status di Potenza europea del suo Regno. Ancora, bisogna ricordare il riordino del bosco di Capodimonte, l’edificazione dell’omonima Reggia, della Villa di Portici, dell’Albergo dei Poveri, dell’emiciclo di largo Mercatiello (oggi Piazza Dante), la sistemazione del Molo e l’apertura della strada di Margellina. Promosse la stagione delle ricerche archeologiche napoletane, che riportarono alla luce le città di Ercolano, Pompei e Stabia. Quando il fratellastro Ferdinando VI morì, nel 1759, fu chiamato ad assumere la corona di Spagna. Lasciò il trono meridionale al figlio Ferdinando che, non ancora maggiorenne, fu posto sotto la tutela del ministro Tanucci. Si concludeva così uno dei periodi più felici del Sud Italia.

 

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