Il Teatro d’Opera più antico al Mondo è al Sud

La storia di quello che non è solo un edificio, ma una vera e propria istituzione in campo artistico e che si trova al Meridione.

Teatro San Carlo

Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita… non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea



Era il 1817 quando Stendhal scriveva queste parole a proposito di quello che può, a giusto merito, essere considerato un vero e proprio fiorello all’occhiello dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

Lo scrittore francese si trovò nel nostro Paese in occasione della seconda inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli avvenuta il 12 gennaio di quell’anno. L’arena riapriva all’indomani del terribile incendio che l’aveva distrutta e le parole dell’autore transalpino testimoniano tutta l’ammirazione per quello che è il teatro d’Opera più antico sulla faccia della Terra.

Fondato nel 1737, è uno tra i tanti immobili dall’immenso valore artistico, culturale e storico che “adornano” il comune capoluogo della Campania. Ha una capienza di 1836 spettatori, un’ampia platea (22x28x23 mt), cinque ordini di palchi a ferro di cavallo e un vasto palco reale. Completano il tutto il loggione e il palcoscenico. Si trova nell’omonima via e nei pressi di piazza Trieste e Trento. I lavori di costruzioni furono diretti dagli architetti Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale (gestore per i primi 4 anni).

Teatro San Carlo Interni
L’interno del Teatro.

Fu per volontà di re Carlo III di Borbone che incominciarono i lavori. Il sovrano intendeva elevare lo status della città capitale del Regno e, così, optò per un complesso che rappresentasse al meglio il potere regio. Il progetto fu portato a termine in appena 8 mesi e prevedeva una sala di 28.6 mt, larga 22.5 con 184 palchi (compreso il proscenio), disposti in 6 ordini, più un palco reale (poteva contenere 10 persone) per una capienza totale di 1379 spettatori. Il tutto comportò una spesa di 75000 ducati. L’inaugurazione si tenne il 4 novembre dello 1737, giorno onomastico del monarca, con la rappresentazione di “Achille in Sciro“.

All’inizio fu sede solo dell’Opera Seria e accolse non più di artisti partenopei, provenienti dai Conservatori cittadini, come, ad esempio, Niccolò Piccinni, Giovanni Paisiello e Domenico Sarro. Con il passara del tempo, comunque, la sua fama crebbe e iniziò ad ospitare anche personalità di spicco in ambito musicale, quali Christoph Willibald Gluck (grazie agli sforzi dell’impresario Diego Tufarelli) e Johann Christian Bach. Nel 1778, tra gli spettatori, ci fu anche un giovane Amadeus Mozart. Pochi anni più tardi, nel 1782, “fu il turno” di uno dei più celebri compositori europei Domenico Cimarosa, nato ad Aversa, località del napoletano. Nel 1799, a seguito degli eventi rivoluzionari, fu il centro di una breve, ma intensa “stagione giacobina”. Divenne “Teatro Nazionale“. Durante il regno di Gioacchino Murat, incominciò la gestione di Domenico Barbaja. In questi anni, sorse anche la prima scuola di ballo della Penisola, ad opera del ballerino Pietro Hus e fu oggetto di ristrutturazioni per merito di Antonio Niccolini. Costui diresse anche la ricostruzione successiva all’incendio del 12 febbraio 1816. In questa occasione Giuseppe Cammarano realizzò la tela di 500 mt “Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo“, sul soffitto.

Teatro San Carlo incendio
Dipinto Collezione Palazzo Zevallos, Napoli. Autore incerto.

Un anno prima ne era diventato direttore artistico Gioacchino Rossini, che lasciò l’incarico nel 1822. Lo sostituì Gaetano Donizetti, responsabile delle attività fino al 1838. Fu in questo lasso di tempo che vi si esibirono artisti del calibro di Niccolò Paganini e Vincenzo Bellini. Nel 1846 andò in scena la prima assoluta di “Orazi e Curiazi” di Saverio Mercadante. La seconda metà del XIX secolo fu “dominata” dalla figura di Giuseppe Verdi, che diede il via ad un “duello” con il Mercadante. Tra la fine del secolo e l’inizio del XX, ospitò Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo. Nel 1900 si ebbe la prima della “Tosca” e 7 anni dopo Richard Strauss si godé qui la sua “Salome“. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale fu il primo teatro a riaprire i battenti in Italia e, pure, ad esibirsi all’estero. Nel 1960 si ebbe la prima italiana di “La Luna” di Carl Off.

Teatro San Carlo xilografia
Il San Carlo in una xilografia del 1894.

L’acustica è considerata perfetta, soprattutto per via dell’innalzamento del soffitto e della realizzazione della tela (nel 1816). L’orchestra nasce insieme al teatro, nel 1737 ed è stata diretta da figure illustri. Oltre a quelle già citate, ricordiamo ancora Giuseppe Martucci, Vittorio Gui e, nel 1967, Riccardo Muti. Dal 1^ ottobre 2011 esiste anche il MEMUS (acronimo di Memoria Museo) che ne celebra la storia. Una curiosità che lo riguarda consiste nel fatto che ogni palco ha uno specchio. Questi sono inclinati in modo da riflettere il palco reale. Ciò perché nessuno poteva applaudire o chiedere un bis prima del re. Insomma, non c’è che dire, davvero uno dei motivi per i quali sentirsi orgoglioso di essere meridionale.

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