Quella volta che Napoli stupì il Mondo

Il racconto di un grande evento culturale tenutosi all'ombra del Vesuvio nel corso del XIX secolo.

Napoli 1845 riunione scienziati via Piliero
Immagine che risale al XIX secolo.


È una città le cui origini affondano nel mito. Per lungo tempo, è stata capitale di un regno e ha fatto da sfondo a numerosi avvenimenti importanti, nel corso della Storia.

Tra questi, ricordiamo la VII riunione degli scienziati italiani, che si svolse proprio a Napoli dal 20 settembre al 5 ottobre 1845. Patrocinata da re Ferdinando II di Borbone, è stata l’occasione durante la quale fu inaugurato l’Osservatorio Vesuviano, poi diventato un importante centro per gli studi di vulcanologia.

Presieduta da Nicola Santangelo, all’epoca ministro dell’Interno del Regno delle Due Sicilie, fu un congresso nel corso del quale si ebbero dibattiti e approfondimenti sulle seguenti tematiche:

  • agronomia e tecnologia,
  • archeologia e geografia,
  • botanica e fisiologia vegetale,
  • chimica,
  • chirurgia,
  • fisica e matematica,
  • geologia e mineralogia,
  • medicina,
  • zoologia, anatomia comparata e fisiologia.

Un tema di particolare interesse che fu discusso riguardò l’adozione del sistema metrico decimale, all’epoca usato in Francia. Il 1^ ottobre una commissione formata dai membri delle sezioni di “Agronomia e Tecnologia” e di “Fisica e Matematica” suggerì di optare per il metodo di misurazione allora adoperato dai francesi. In tal senso, si espressero 7 componenti su 11. Tra i contrari, il biologo Carlo Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone.

Ciò che colpisce di questa assemblea, però, è l’ottima impressione che suscitò nei partecipanti. Come riportato in un articolo de “Il Mediano”, il tutto fu organizzato con grande attenzione e molto apprezzato dai convenuti (che furono 1613). L’attuale capoluogo della Campania indossò il suo miglior vestito per quella circostanza. Gli scienziati poterono godere al meglio dei diversi siti artistici e, in generale, culturali grazie ad un’efficientissima amministrazione. Negli alberghi in cui alloggiavano gli ospiti, era sempre disponibile una delegazione pronta a fornire tutte le informazioni del caso. Ogni giorno, al Palazzo Cellammare, era possibile usufruire di una mensa dove, per una modifica cifra, si poteva approfittare di un menù composto da una zuppa, cinque portate (anche la pasticceria), frutta, caffè e sorbetto. Il vino era compreso nel prezzo, ma si potevano scegliere anche quelli più pregiati. In generale, tutto ciò di cui necessitavano gli ospiti era raccolto in guide redatte per l’occasione, che comprendevano anche gli orari e i prezzi di ferrovie e diligenze, a parte indirizzi di ristoranti e bar. Inoltre, contenevano informazioni su i “luoghi celebri” della città, tra cui dove trovare gli studi di pittori e scultori. Infine, fu anche coniata una medaglia commemorativa con impressi il volto di Giambattista Vico e la dea Partenope di fronte al Vesuvio. Insomma, fu uno dei tanti momenti che chiariscono perché il comune partenopeo è uno di questi posti che vale la pena visitare.

ULTIMO AGGIORNAMENTO