Il mitico scoglio meridionale fondato da un Semidio

Alla scoperta di una storia fantastica che si svolge in un isolotto del Sud, dove ancora oggi vagherebbe un fantasma.

Scoglio di Rovigliano


Nel corso dei secoli, il Mezzogiorno d’Italia è stato teatro di tantissime vicende fantastiche. Tanto è vero che le leggende ambientate nel Meridione si sprecano e, spesso, questi eventi sorprendenti si intrecciano con la Storia, così che il loro eco giunge fino ai giorni nostri.

Uno di questi luoghi si trova in Campania, alla foce del fiume Sarno, al confine tra le città di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Infatti, il posto che fa da sfondo agli avvenimenti che stiamo per raccontarvi è un’isola minore del golfo partenopeo.

Ci riferiamo allo scoglio di Rovigliano, le cui origini sarebbero legate addirittura alle imprese del potente Ercole. Di ritorno dalla Spagna, dopo aver terminato la 10° delle sue 12 fatiche, il figlio di Giove passò nei pressi di Napoli e rimase colpito dalla bellezza dei territori dove oggi sorgono Castellammare e Torre. Qui fondò i centri di Ercolano e di Stabia, ma non solo.

Il semidio staccò la cima del Monte Faito e la scagliò in mare, formando così l’isolotto di cui stiamo scrivendo. A riprova di come mito e realtà possano fondersi, c’è da dire che Rovigliano è composto da dolomie e calcari come i vicini Monti Lattari (di cui il Faito è parte). Sia come sia, forse per via di quanto si diceva sulla sua nascita, i romani chiamavano questo sito “Petra Herculis” e qui costruirono un tempio dedicato all’eroe greco. Di quello edificio, oggi, rimangono solo alcune rovine in “Opus Reticulatum“.

Scoglio di Rovigliano 1
Immagine d’epoca dell’isolotto.

Altro nome assunto dallo scoglio, con il passar del tempo, è stato quello di “Pietra di Plinio“, perché sembra che qui trovasse la morte Plinio il Vecchio, militare, naturalista, politico e scrittore romano, durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. In seguito, l’isolotto ha ospitato donne dedite alla vita monastica (nel IX secolo, per volontà dell’allora proprietario Ernesto Longobardi), un monastero ed una chiesa cistercense (XII secolo) ed una fortezza contro le incursioni saracene (XVI secolo). A tal proposito, un altro interessantissimo episodio che riguarda Rovigliano è legato ad un’incursione dei pirati arabi, avvenuta però molto prima.

Quando i longobardi invaserò il Sud Italia, truppe comandante dal Conte Orso si stabilirono alla foce del Sarno e il nobile con la sua famiglia prese casa sullo scoglio. La moglie del di costui era donna Fulgida, buona e caritatevole, amata dal popolo per i suoi atti di generosità e i due avevano un figlio di nome Miroaldo. La loro tranquillità fu interrotta dall’arrivo di navi saracene nel golfo. Scoppiò una feroce battaglia in cui i soldati del Conte ebbero la peggio. Si tentò un’ultima resistenza a Rovigliano, ma fu tutto inutile. Donna Fulgida provò a salvare il marito e fu colpita da una lancia. Gli arabi uccisero tutti, impiccarono Orso e ne rapirono il figlio. Tuttavia, la moglie non era morta, ma solo ferita. Così, si risvegliò tra i corpi degli uomini del marito, che vide penzolare senza vita, da un cappio. Non si sa quale fu la fine di donna Fulgida, ma pare che ancora oggi, nelle notti di luna piena, il suo fantasma vaghi inquieto sullisolotto, in cerca del coniuge e del figlio.

Il primo cenno alla voce Rovigliano compare in una bolla papale scritta da Papa Innocenzo III. Si fa riferimento alla località di “Rubellanium” come confine tra le diocesi di Napoli e Nola. Si crede che la denominazione possa derivare dal cognome della Gens Rubilia o dal nome del console Rubelio oppure dal termine “robilia“, che identificava delle piante simili alle cicerchie, che erano abbondanti in quella zona. Ancora una volta, un aspetto che riguarda l’isolotto rimane avvolto nel mistero. Un mistero meridionale che, anche ai giorni nostri, non smette di affascinare.