Storie da Napoli e provincia: il racconto della Campana sommersa

Dal Meridione l'ennesima vicenda fantastica che ricorda la volontà di non piegarsi ad una terribile offesa.

Sorrento


Le leggende e il Sud Italia, un binomio molto affiatato. Dall’Abruzzo alla Sicilia, sono molti i miti diffusi che riguardano i personaggi e le situazioni più disparate.

Non è da meno, da questo punto di vista, la Campania. Tra sirene e streghe, c’è parecchio da raccontare. Data la vicinanza con il mare, diverse vicende che si narrano riguardano le scorribande dei pirati saraceni durante l’alto Medioevo.

Sembra che, molto tempo fa, i guerrieri mori attaccassero e saccheggiassero la città di Sorrento. Ci fu una terribile razzia durante la quale il centro fu messo a ferro e fuoco. Numerosi abitanti del posto morirono e tanti tesori furono depredati. A quanto pare, il comandante degli invasori volle anche tutte le campane delle chiese del posto.

Tra le tante, fu trafugata anche quella della Basilica di Sant’Antonino, poi portata a bordo della nave ammiraglia. A quel punto, gli invasori decisero di andarsene, ma la barca non riusciva a navigare. Era come trattenuta da una forza invisibile. Optarono, perciò, per buttare la campana a mare.

Solo allora, i mori riuscirono ad allontanarsi dalla città mentre l’oggetto affondava nelle acque del mar Tirreno, dove ancora oggi si trova, testimonianza della volontà di Sorrento di non piegarsi a chi l’aveva offesa.

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