Storia del Sud Italia: i moti per la Costituzione

Approfondimento su di una vicenda storica che riguardò anche Napoli e provincia, ribellatesi per ottenere una carta costituzionale.

Michele Morelli
Michele Morelli in un'immagine che risale al 1852.


Tra il 1820 e il 1821 l’Europa fu interessata da una serie di insurrezioni che si posero come obiettivo la concessione di una Costituzione da parte dei regimi monarchici allora al potere. Dalla Spagna questa richiesta si diffuse ben presto al resto del Vecchio Continente e interessò anche il Sud Italia. Il 15 giugno del 1820 una sollevazione era scoppiata a Palermo e il 1^ luglio fu la volta di Napoli e provincia, dove ambienti carbonari e massonici intendevano approfittare della situazione per ottenere delle concessioni da parte di Re Ferdinado I di Borbone.

L’intento dei ribelli non era, perciò, quello di rovesciare la monarchia. I moti ebbero inizio anche per opera del militare Michele Morelli, nativo di Vibo Valentia, leader carbonaro della sezione di Nola che coinvolse nella rivolta il reggimento ai suoi ordini. Lo affiancarono il sottotenente Giuseppe Silvati e il prete nolano Luigi Minichini. Tra i rivoltosi anche figure illustri come il Generale Guglielmo Pepe, comandante delle truppe di stanza ad Avellino e Foggia, suo fratello il Tenente Generale Florestano, il magistrato Giustino Fortunato, originario di Rionero in Vulture e il letterato Domenico Simone Olive, che era nato a Tursi.

Il 2 luglio Morelli, Silvati e Minichini entravano ad Avellino per unirsi al Pepe. Nella città irpina, fu emanato un proclama relativo alla carta costituzionale. Dopo 3 giorni, il 5 luglio, Morelli era a Salerno e la rivolta iniziava ad espandersi sempre più tant’è che, il 6 luglio, Ferdinando I concedeva la Costituzione. Nel mese di agosto nascerà anche il Parlamento napoletano. È a questo punto che il sovrano borbonico chiede l’intervento della Santa Alleanza, la quale il 7 marzo del 1821, nella battaglia di Antrodoco, sconfiggerà i ribelli.

Giuseppe Silvati
Giuseppe Silvati. Anche questa immagine risale al 1852.

A seguito del rovescio militare, il 20 marzo terminavano le ostilità e, 4 giorni dopo, il sovrano borbonico rientrava a Napoli, scortato dai soldati austriaci. La Costituzione sarà revocata. Il 10 aprile Morelli e Silvati si imbarcavano per fuggire verso l’Albania, ma, a causa di una tempesta, approderanno a Ragusa. Da lì, raggiungeranno la Bosnia dove i 2 si divideranno. Morelli rientrò in Italia e, in Abruzzo, fu prima derubato da alcuni banditi e, quindi, arrestato ed imprigionato a San Severo, in provincia di Foggia.

L’11 agosto fu trasferito a Napoli e, qui, ritrovò, tra i prigionieri, il compagno di sventure Silvati. Nel mese di maggio del 1822 cominciava il processo nei loro confronti, il quale si concluse con la condanna a morte per entrambi che fu eseguita il 12 settembre. Era andata meglio, invece, al sacerdote Minichini che, fuggito negli Usa, vi morì nel 1861 nella città di Filadelfia.