Munaccid, San Michele e il Diavolo: i laghi del Sud teatro di mille leggende

Alla scoperta di due incredibili e magici bacini d'acqua meridionali.

Laghi Monticchio


Nel Mezzogiorno d’Italia c’è un luogo immerso in una splendida cornice naturale che, nel corso dei secoli, ha fatto da sfondo a moltissime vicende a metà strada tra la Storia e le leggende.

Questo posto si trova in Basilicata, regione dove i primi insediamenti umani risalgono a tempi remotissimi, addirittura al Paleolitico. Non a caso, qui è possibile visitare uno dei centri abitati ritenuto tra i più antichi al Mondo, ovvero la suggestiva Matera.

La zona a cui ci riferiamo è quella di Monticchio, una località che rientra nei comuni di Rionero ed Atella, contraddistinta da un ricchissimo patrimonio ambientale. In questa frazione, si trovano i laghi che occupano l’area del cratere ormai inattivo del vulcano Vulture, dove cresce il vitigno autoctono da cui si ottiene il vino rosso Aglianico. Comunicanti, hanno forma ellittica e sono divisi da un istmo di 215 mt. Si distinguono nel Piccolo (superficie di 16 ettari, 1800 mt di perimetro, profonidità 38 mt) e nel Grande (superficie 38 ettari, 2700 mt di perimetro, profondità 36 mt). Entrambi possono vantare il record della temperatura lacustre più elevata dell’intera Penisola.

Circondati da roveri e faggi, i 2 specchi d’acqua sono piene di ninfee e abitati, tra gli altri, da alborella appeninica e persico trota. Nel 1971 è stata istituita la riserva regionale del Lago Piccolo, dove è diffusa e tutelata la Brahmaea europaea, una rara specie di farfalla notturna. Il paesaggio è reso ancora più affascinante dalla presenza dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, che risale al IX secolo ed oggi (nei primi 2 piani) Museo di Storia Naturale. L’edificio di culto si è sviluppato a partire da un’antica cappella dedicata all’angelo comandante delle milizie celesti, ricavata da una grotta in tufo. Poco distante, invece, è possibile ammirare i resti di un altro centro di culto, l’Abbazia di Sant’Ippolito, fondata da monaci basiliani (X-XI secolo). Tuttavia, come scritto sopra, questa terra non ha solo radici storiche, ma pure leggendarie.

Il monastero micaelico si raggiunge tramite un caratteristico sentiero che si sviluppa nei boschi, scenario di mille e mille racconti. Infatti, sono transitati i soldati cartaginesi di Annibale (durante la Seconda Guerra Punica) e hanno offerto rifugio ai briganti, tra cui Carmine Crocco, comandante di circa 2000 uomini, ma non solo. Nel fitto groviglio dei rami sono stati visti aggirarsi maghi e fattucchiere. Secondo la tradizione, in loco, è possibile incontrare lo spiritello dispettoso detto “Munaccid“. Si tratta delle anime di bambini defunti prima di essere battezzati che, ad esempio, amano prendersi gioco di chi dorme supino, schiacciandogli l’addome. Per scacciarli, bisogna rubare loro il cappello. Pur di riaverlo, saranno disposti a pagarlo in monete d’oro. In queste foreste, ancora, si procurava la legna tal Giovan Battista Cerone. Una volta, durante un inverno, mentre recuperava rami, costui aiutò una donna anziana che soffriva a causa del freddo. Le donò il suo mantello, un pezzo di pane e fu così che, per sdebitarsi, quella incantò la sua roncola. Ebbene, con questo falcetto magico, l’uomo affrontò i soldati francesi che, nel 1528, assediavano Melfi. Da solo, riuscì ad ucciderne moltissimi, prima di cadere sotto i colpi dei nemici. Da allora, è noto come “Ronca Battista“. Un altro racconto riguarda le ninfee. È riportato sulla pagina facebook “Associazione Ninfea” (@ninfea.monticchio) è ha per protagonista una giovane vergine che, mentre stava raggiungendo l’abbazia di San Michele, fu insidiata da un cavaliere che non era altri se non il diavolo, sotto mentite spoglie. A salvarla da un triste destino fu l’Arcangelo, che la prese in sella al suo cavallo e riuscì a seminare il demonio cavalcando sulle acque, grazie alle ninfee che spuntavano sotto gli zoccoli del suo destriero. Quando, invece, fu la volta di Satana, le piante scomparirono, costringendolo ad abbandonare l’inseguimento perché spaventato dalla purezza lacustre. Insomma, Monticchio è uno dei tanti fantastici siti del Sud che vale la pena visitare, per immergersi nella bellezza, nel folclore e nella Storia che contraddistinguono il nostro amato Meridione.