Il rosso meridionale amato da condottieri e sovrani

Alla scoperta di uno dei vini più famosi del Sud Italia.



Può vantare una storia antichissima ed è uno tra i più conosciuti e apprezzati prodotti tipici del Meridione.

Stiamo parlando dell’Aglianico del Vulture, un D. O. C. dell’omonimo vitigno che si produce nell’incontaminata e splendida zona del Vulture, in provincia di Potenza. Nel 2010 è stato riconosciuto anche come D. O. C. G. (“Aglianico del Vulture Superiore”).

Le sue origini affondano le radici molto indietro nel tempo. Probabile che l’introduzione dell’uva si deva ai coloni ellenici, che la portarono nel Mezzogiorno d’Italia tra il VII e il VI secolo a. C. In merito al nome ci sono diverse teorie. Una lo riconduce alla storpiatura del vocabolo “ellenico”, un’altra lo collega al toponimo di una polis della Magna Grecia. Sia come sia, sarà durante il XV secolo, con gli Aragonesi, che assumerà la denominazione attuale per via della trasformazione della doppia “l” in “gl”, dovuta alla pronuncia spagnola. I romani lo ribattezzarono “Vitis Ellenica” e, a quanto pare, fu molto apprezzato dai soldati cartaginesi del condottiero Annibale, nel corso della Seconda Guerra Punica. È stato omaggiato dal poeta Orazio, nativo di Venosa. Caduto l’impero di Roma, in pieno Medioevo, addirittura sembra che Federico II ne promuovesse la coltivazione e, nel 1280, re Carlo I d’Angiò ne volle ben 185 lt. Il sovrano emanò dei decreti per tutelarlo.

La denominazione di origine controllata di questo vino della Basilicata risale al 18 febbraio 1971. I comuni in cui si produce questo Aglianico sono: Acerenza, Atella, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Lavello, Maschito, Melfi, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida e Venosa. Si ottiene dalla vinificazione in purezza delli vitigni che crescono ai piedi del Monte Vulture, un vulcano spento. L’uva è coltivata fino ad 800 mt, ma le condizioni migliori sono tra i 200 e i 600 mt. Si divive tra “Vecchio” (minimo 3 anni) e “Riserva” (5 anni), in base al tempo di invecchiamento. Ha un grado alcoolico tra gli 11.5 e i 15 gradi. Il colore è rubino intenso, ma con il passare del tempo può assumere riflessi arancioni. Il sapore è asciutto e minerale. Ottimo con le carni bianche e rosse, cotte allo spiedo, la selvaggina e i formaggi molto stagionati.

 

 

 

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