Sulmona: alla scoperta di un tesoro d’Abruzzo

Tra tradizioni, posti da visitare e utili informazioni, tutto quello che riguarda questa località, culla di arte e di storia.

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La piazza di Sulmona ritratta dal pittore danese Edvard Petersen.





Sulmona è un condensato d’arte e di costume abruzzesi; si stupisce che non sia compresa in ogni itinerario italiano. Tra i suoi monumenti almeno uno è senza paragoni, il Palazzo dell’Annunziata, cui sorge accanto incorporatavi la chiesa dello stesso nome.


Così scriveva il giornalista Guido Piovene a proposito della città in provincia dell’Aquila. Terra natale del poeta latino Ovidio, principale sede amministrativa in epoca federiciana e Medaglia d’Argento al valore militare per i sacrifici sopportati durante la Seconda Guerra Mondiale, Sulmona è una meta affascinante e imperdibile per chi ama viaggiare. Ecco un vademecum che la riguarda.

Storia di Sulmona

Le sue origini sono molto antiche. Addirittura, secondo la leggenda, è stata fondata da Solimo, compagno di Enea sopravvissuto alla distruzione di Troia. Invece, le prime testimonianze archeologiche sono rintracciabili sul monte Mitra, dove si trovano i resti di un centro fortificato. È plausibile che questo fosse un “oppidum” dei Peligni, una popolazione italica di lingua osco-umbra stanziata nella zona già da tempo e che entrò in contatto con la Repubblica di Roma nel IV secolo a. C. La città peligna è posta, perciò, più in alto rispetto al sito dove, poi, sorgerà quella d’epoca romana, ovvero tra i fiumi Gizio e Vella e che prenderà il nome di Sulmo. In un primo momento, lo storico Tito Livio ne parla in merito alle vicende belliche relative alle guerre sannitiche e la cita, di nuovo, quando racconta della resistenza oppsta ad Annibale, durante la seconda guerra punica. Nel 90 a. C. partecipa alla “Guerra Sociale” e le fonti storiche non concordano sulla sua presunta distruzione da parte di Silla. Il 20 marzo del 43 a. C. vi nasce Publio Ovidio Nasone, uno tra i principali esponenti della letteratura latina. Diventa municipio. Nella prima età imperiale gode di grande prestigio, ma, a partire dal III secolo d. C., inizia un lento declino così come per tutto l’impero. Sono questi gli anni in cui si inizia ad affermare il cristianesimo, come dimostra una lapide con cristogramma in onore di un battezzato. La diffusione del nuovo credo è opera soprattutto di Panfilo di Sulmona e Pelino di Brindisi.

Il Medioevo

Poche le notizie certe relative all’alto Medioevo. Insieme a tutto l’odierno Abruzzo, è parte del ducato di Spoleto ed è amministrata dai conti di Valva. Con la conquista dei Franchi, l’unità territoriale rimane integra. Nell’881, subisce il saccheggio da parte dei saraceni provenienti da Benevento e, circa 60 anni dopo, quello ad opera degli Ungari. Seguono alterne vicende mentre il regno d’Italia creato da Carlo Magno attraversa la fase definita dell’anarchia feudale. Seppur a rilento, si riprende dopo essere caduta nella sfera d’influenza normanna. Ciò avviene a seguito della battaglia di Civitella sul Fortore del 18 giugno 1053, quando la coalizione di italiani, longobardi e svevi messa insieme da Papa Leone IX e guidata dal duca Geraldo di Lorena e dal principe di Benevento Rodolfo è sconfitta. Dell’esercito battuto, fanno parte anche dei sulmonesi. Una vera e propria crescita si ha in età sveva, quando il suo perimetro incomincia ad espandersi. Nel 1229, gli abitanti del luogo liberano il duca Rinaldo di Spoleto e lo proteggono dalla minaccia rappresentata dalle truppe papali di Gregorio IX. A prestare loro soccorso sarà Federico II, di ritorno dalla Terra Santa. Come riconoscimento per quanto fatto, l’imperatore nomina Sulmona capitale del “Giustizierato di Abruzzo” (1233), vi fonda una cattedra di diritto canonico e la rende sede di una delle 7 fiere annuali del regno. Inoltre, a spese dei Valva, designa signori del luogo i Tabassi, che saranno alleati di re Manfredi nella guerra contro Corradino di Svevia e contro il sovrano di Napoli Carlo I d’Angiò. È proprio Manfredi ad edificare l’acquedotto ancora oggi visibile, nel 1256. Sono questi gli anni in cui la zona fa da sfondo alla vicenda umana di Pietro Angelerio, futuro Papa Celestino V. Infatti, costui si ritira in eremitaggio sul vicino monte Morrone e qui fonda un eremo. È durante il reame di Corrado IV di Svevia che parte della montagna in cui si era ritirato l’Angelerio diventa possedimento cittadino. Il 1268 è l’anno in cui Carlo I d’Angiò la conquista. Si tratta del momento di maggior splendore per il centro abruzzese. Il 15 luglio 1294 i sovrani Carlo II d’Angiò e Carlo Martello d’Ungheria si recano sul Morrone per annunciare all’Angelerio la sua elezione a pontefice e lo fanno sfilare in città. Nel 1309, Roberto d’Angiò revoca e, perfino, abolisce alcuni dei diritti di cui aveva goduto fino ad allora. È il periodo delle lotte con L’Aquila e Pescocostanzo (annessa nel 1339). Nove anni più tardi scoppia una pestilenza e, nel 1349, da un terremoto. Il conflitto con L’Aquila si acuisce durante lo scontro che vede opporsi, da un lato, la regina Giovanna I e, dall’altro, il monarca Luigi d’Ungheria, che soggiora a Sulmona nel 1352. In seguito, sarà lui a sostenere le pretese di Carlo III d’Angiò-Durazzo sul trono napoletano e, poi, sarà il figlio di quest’ultimo, cioè Ladislao a concedere al comune il privilegio di battere moneta, il 28 dicembre 1406, cui segue l’istituzione di una Zecca. Alla salita al trono di Giovanna II, nel 1417, si ritrova coinvolta nelle lotte tra la sovrana e Alfonso V d’Aragona. In questo lasso di tempo emerge il condottiero di ventura Jacopo Caldora che, alla sua morte, sarà seppellito nella chiesa di Santo Spirito al Morrone. Nel 1440 subisce l’assedio delle truppe di Renato d’Angiò e, 14 anni più tardi, ospita Ferrante I d’Aragona. Il 5 dicembre 1456 è colpita da un terremoto di magnitudo 7.1. Negli anni successivi è presa di mira dagli angioini Jacopo e Niccolò Piccinino e, nel 1460, subisce un saccheggio. Ritornata agli aragonesi, diventa proprietà di Giovanna d’Amalfi, consorte di re Ferrante. Nel 1479, è flagellata ancora da una pestilenza e, 7 anni dopo, la vita cittadina è funestata dallo scontro tra le famiglie dei Merolini e dei Quatrario.

Sulmona-Celestino V
Particolare della maschera in argento che riproduce le fattezze di Celestino V.

L’età moderna

Allo scoppio della guerra tra Alfonso II e Carlo VIII di Francia si schiera con quest’ultimo, ma, nel 1496, è di nuovo sotto il contro della Napoli spagnola. In seguito al trattato di Cordova del 1500 diviene possedimento francese. Ritorna in mano alla Spagna grazie a Carlo V che, nel 1526, la cede a Carlo di Lannoy, che assume il titolo di principe di Sulmona. Pian piano, perde i vari privilegi che possedeva (nel 1528 chiude la Zecca). Con la scomparsa della dinasta Lannoy, nel 1604, torna regio demanio anche se per poco. Infatti, nel 1606 è ceduta al principe di Conca e, da quest’ultimo, passa alla famiglia Borghese. Per tutto il Seicento attraversa una fase di stagnazione economico-politica. Il biennio ’47-’48 è assai difficile a causa di una carestia e dello scoppio di una rivolta sulla scia di quella partenopea di Masaniello. Tra il 1668 e il 1683 è preda degli attacchi di gruppi di banditi finché il viceré ordina la creazione di una truppa speciale per porre rimedio al problema. La notte fra il 3 e 4 novembre 1706 è ancora colpita da un sisma che, questa volta, la distrugge del tutto. Le vittime sono più di 1000. La ricostruzione è rapida e, nel 1713, ad esempio, la Cattedrale è di nuovo edificata. Ancora una carestia si abbatte sulla città, nel 1764 mentre il 6 febbraio 1777 è la volta di un altro terremoto. Risale al 1783 l’apertura di una delle prime attività confettiere del posto, da parte della famiglia Pelino.

Età contemporanea

In seguito alla Rivoluzione Francese, l’esercito rivoluzionario invade diversi paesi, tra cui anche l’Italia. I giacobini non sono accolti da tutti come liberatori. L’Abruzzo si solleva in armi per contrastare il loro arrivo nella penisola. Le truppe transalpine transitano per Sulmona diverse volte, il 24 e 29 dicembre 1798 e il 2 gennaio del 1799. In quest’ultima occasione scoppia una rivolta popolare che tiene impegnati gli invasori fino al 5 gennaio. Una nuova fase della storia della località abruzzese comincia con l’abolizione del feudalesimo decretata da Napoleone Bonaparte, nel 1805. Di conseguenza, si sviluppa un primo sistema economico di tipo moderno e, il ritorno sul trono dei Borbone (1815), non fa tutti felici. Il malcontento va ad ingrossare le fila dei carabonari. Una personalità di spicco in città tra il 1848 e il 1860 è quella di Panfilo Serafini, storico e patriota, figura che dimostra come il sentimento unitario fosse vivo tra i locali. Non a caso, nel 1860, il centro accoglie con gioia l’ingresso nel Regno d’Italia, ma la considerazione verso il nuovo stato muta in maniera rapida per via della crisi economica e sociale. Si sviluppa, così, il brigantaggio e farà molto parlare di sé Antonio la Valla, sulmonese a capo di una banda che salirà spesso agli onori delle cronache. Nel corso della seconda metà dell’Ottocento, prende il via un processo di modernizzazione che condurrà, tra le altre cose, alla realizzazione di un nuovo acquedotto, all’abbattimento delle mura cittadine e alla costruzione della villa comunale. Risalgono al 1897 i lavori per la linea ferroviaria Sulmona-Isernia. Subisce dei danni a causa dell’ennessimo sisma, nel 1915. Durante i primi anni del regime fascista, si inaugura il monumento ad Ovidio (1925). Altre opere realizzate saranno lo stadio “Francesco Pallozzi” e il palazzo dei Grandi Magazzini, con i portici in stile razionalista. Ci sono anche episodi di malcontento, non a caso, nell’ottobre del 1929, si tiene una manifestazione contro l’inasprimento delle tariffe del dazio. Il 26 settembre 1933 la città subisce danni a casa di un altro terremoto. Il governo fascista agirà in tempi rapidi per la ricostruzione. Da segnalare che qui nasce il giornalista e sindacalista Carlo Tresca, antifascista poi assassinato negli Stati Uniti d’America. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Sulmona gioca un ruolo decisivo nelle operazioni belliche perché è uno snodo ferroviario importante. Sorge nei pressi della “linea Gustav“, sistema di forticazioni che i tedeschi avevano previsto da Ortona a Cassino. Per questa ragione, il centro è più volte soggetto ai bombardamenti degli alleati. Nell’area sono presenti anche campi di prigionia e opererà la “Brigata Maiella“, formazione militare della Resistenza, di ideologia repubblicana. All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi occupano il comune la sera del giorno 13. La ferrovia cittadina è presa di mira il 27 agostro del 1943 e il 30 maggio del 1944. Con la risalita degli anglo-americani da Sud, Sulmona non è soggetta alla tattica della “Terra Bruciata” da parte della Wehrmacht nonostante la vicinanza alla linea Gustav. In ogni caso, si segnalano episodi di rappresaglie tedesche. Per gli sforzi sopportati e le ferite sofferte nel corso del conflitto, è premiata con la Medaglia d’Argento al valor militare. Nel dopoguerra, si riprende in maniera veloce e diventa uno dei principali centri produttivi dell’Abruzzo centrale. Sorgono nuove infrastrutture e i primi impianti industriali. Gli anni ’50 sono segnati dal malcontento contadino. Il 2 e 3 febbraio 1957 la protesta esplode in città. Già soggetta ad una situazione socio-economica complessa, per via delle trasformazioni in atto, la popolazione non accoglie bene la decisione di sopprimere il distretto militare. Con il passar degli anni migliora l’offerta turistica di stampo culturale e gastronomico. Nel 1992, è scelta come sede amministrativa del parco nazionale della Majella.

Il comune di Sulmona. Territorio e clima

Il comune si trova in provincia dell’Aquila, a ridosso del parco nazionale dell Majella. Conta 23.488 abitanti su una superficie di 58.33 km² per una densità demografica di 402.67. Il cap è 67039, il prefisso telefonico 0864, il codice catastale I804 e quello Istat 066098. È gemellato con Costanza, in Romania (luogo dove è morto Ovidio), Burghausen, in Germania, Hamilton, in Canada e Zante, in Grecia. Il Santo Patrono è San Panfilo e si celebra il 28 aprile. Il sindaco è la dottoressa Annamaria Casini, imprenditrice, dal 19 giugno 2016.

Confina con Bugnara, Cansano, Caramanico Terme (PE), Introdacqua, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pratola Peligna, Prezza, Popoli (PE), Salle (PE) e Sant’Eufemia a Maiella (PE). Al centro della Valle Peligna, tra i fiumi Gizia e Vella, si trova ad occidente delle montagne della Majella e del Morrone, in una zona fertile, una volta sito di un lago. La sismicità è alta (zona 1).

L’altitudine del centro è di 405 m sopra il livello del mare, quella massima è di 2061 m. Il clima è caldo e temperato, ma la piovosità è significativa durante tutto l’anno. Nel corso dei 365 giorni cadono 868 mm di pioggia, per una media annua di circa 73 mm. La temperatura media è di 13.1°, massima 28.1°, di solito a luglio e minima di 0.8°, a gennaio. Per essere sempre informati sulle condizioni metereologiche, basta consultare il sito dell’aeronautica militare.

Fonte Youtube.

Come raggiungere Sulmona

Per arrivare in città si può approfittare di un’ampia gamma di possibilità. Chi preferisce l’automobile, se arriva da Nord, deve viaggiare sull’Autostrada Adriatica A14 verso Pescara, quindi prendere l’A24, per Roma-L’Aquila-Avezzano e uscire a Pratola Petigna-Sulmona. Chi proviene dal centro deve immettersi sull’A25 direzione Pescara e raggiungere il casello di cui sopra. Chi risale la penisola lungo l’A1, uscito a Caianello, deve prendere la strada statale 17 dell’Appenino Abruzzese e Appulo Sannitica.

Chi predilige l’aereo, può atterrare all’aereoporto di Pescara. Per informazioni, da rete fissa 899 130 310 e da rete mobile 895 898 9512. Dallo scalo si può arrivare a Sulmona tramite i pullman delle società Satam e TUA e alla stazione Pescara Centrale grazie alla linea urbana 38 della GTM (Gestione Trasporti Metropolitani, telefono 085 27639).

Via mare, il punto di riferimento è il porto turistico di Pescara. Numero telefonico (+39) (+85) 454681. Dal capoluogo di provincia si può raggiungere Sulmona grazie a Flixbus, agli autobus di Prontobus (telefono +39 329 863 1455), ai treni RFI e viaggiando lungo la A25.

Chi sceglie i treni ha a disposizione 3 linee ferroviare gestite dalla Rete Ferroviaria Italiana (contatti 89 20 21 e 06 3000). La Roma-Sulmona-Pescara e la Sulmona-Terni servono la stazione centrale del comune, che si trova in piazza Vittime civili di guerra, 1, numero di telefono 0864 34293. La strada ferrata Sulmona-Isernia ferma alla stazione Sulmona-Introdacqua, dalla quale si può arrivare in città grazie alla flotta di Flixbus e/o muovendosi lungo la SS17.

Infine, per giungere in autobus si hanno a disposizione diverse opzioni. Dalla stazione Tiburtina di Roma, grazie alle autolinee Sangritana (numero 0872 548225) e a quelle TUA (acronimo di Trasporto Unico Abruzzese, telefono 800 762622). Da quella centrale di Napoli, pullman TUA e/o SATAM (utenza telefonica 0871 344976) e da Bologna bus Flixbus (autostazione in piazzale XX Settembre, numero di telefono 02 9475 9208).

Luoghi di interesse

Sono tanti e diversi i siti da poter visitare a Sulmona. Tra quelli di interesse religioso segnaliamo:

n.b. la storia degli edifici cittadini è segnata, in particolare, dai terremoti del 1456 e del 1706

  • Cattedrale di San Panfilo: basilica minore, in prossimità delle mura cittadine, di fronte la villa comunale. Le prime notizie certe risalgono al XII secolo, ma si suppone che la costruzione sia avvenuta nell’VIII-IX secolo d. C. sulle rovine di un tempio romano. Per via del terremoto del 1706, subisce gravi danni ed ricostruita in stile barocco. In generale, si presenta come il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche. Chiesa a pianta basilicale, la cui facciata ha una cornice gotica e portale ogivale con arco a tutto sesto. Le 3 navate sono caratterizzate da colonne romaniche. La parte più antica dell’edificio è la cripta, di stile romanico, formata da 3 absidi semicircolari. Questo ambiente è diviso in 3 navate con 14 colonne. Presente il reliquiario di San Panfilo e cimeli di Celestino V. Dal 1902, monumento nazionale.
Sulmona-Cattedrale San Panfilo
Facciata Cattedrale San Panfilo
  • Chiesa della Santissima Annunziata: su corso Ovidio, risale al 1320, ma di quella struttura non resta traccia, a causa dei sismi del 1456 e del 1706. Fa parte di un più ampio complesso; fondata dalla Confraternita dei Compenitenti. Facciata con 2 coppie di colonne binate. Interno a 3 navate con stucchi. La navata centrale presenta un arco a botte. Campanile della fine del XVI secolo, con pianta quadrata, alto poco più di 65 metri.
  • Chiesa di San Francesco della Scarpa: su via Mazara, la realizzazione risale al 1290 per volere di re Carlo II di Napoli. Questa struttura era a 3 navate con presbiterio cruciforme e 3 absidi poligonali. In seguito alla ricostruzione del XVIII secolo, la chiesa ha una pianta centrale e caratteristiche barocche. Portale trecentesco con finestra rettangolare. Interno a navata unica con 2 campate con volta a botte e cappelle laterali. Conserva un notevole crocifisso ligno del ‘400. Parte di un complesso monastico, l’attiguo palazzo settecentesco è stato convento dei francescani fino al 1867. Oggi è sede del municipio.
  • Chiesa di Santa Maria della Tomba: in piazza Plebiscito, si ritiene che la denominazione derivi dall’edificazione sulla casa di Ovidio o di un sepolcro pagano. Costruzione del XIII secolo in stile gotico-medievale. Facciata tardo romanica, portale ogivale gotico e rosone del XV secolo. Interno a 3 navate.
  • Chiesa della congrega della Santissima Trinità: su corso Ovidio, del tutto riedificata dopo il sisma del 1706. A navata unica, è in conci di pietra. Portale architravato, l’interno ricorda l’impianto a croce latina. Organo con cantoria del 1761.
  • Chiesa del Carmine: lungo corso Ovidio, edificata nel 1225, proprietà dei Carmelitani dal 1634. Facciata in barocco napoletano, portale centrale architravato. Interno a pianta rettangolare, a navata unica con volta a botte lunettata.
  • Badia Marronese: o Abbazia di Santo Spirito al Morrone, fondata da Pietro Angelerio nel XIII secolo. Si trova a Badia, circa 5 km dal comune. Dopo la soppressione del monastero, è stata scuola e carcere. Oggigiorno, ospita la sede del Parco Nazionale della Majella. Dal 1902 è monumento nazionale. Complesso di circa 119 m per circa 140 m, delimitato da torri quadrate, composto da chiesa e monastero. Ricostruito nel 1706, ha un portale con colonne ioniche e 5 grandi cortili. Quello centrale costituisce anche il sagrato dell’edificio di culto e insieme a quello che si trova nella parte opposta conserva tracce del chiostro medievale. L’abbazia ha forma di croce greca con cupola centrale su colonne corinzie. A navata unica, con volta a botte. Contiene la Cappella Caldora, nobile famiglia abruzzese e una cripta d’età medievale a pianta irregolare, con volta a crociera.
Sulmona-Abbazia Santo Spirito
Veduta aerea dell’Abbazia di Santo Spirito.
  • Eremo di Sant’Onofrio al Marrone: costruito nel 1293 per volontà dell’Angelerio. Situato alle pendici dell’omonima montagna. Attraverso un passaggio si giunge ad un piazzale dal quale si può entrare nella chiesa, ricoperta da una volta a botte e soffitto in legno che risale al XV secolo. L’edificio sorge sulla cappella e la grotta dove il futuro Celestino V si raccoglieva in preghiera.
  • Chiesa di San Filippo Neri: sul lato orientale di piazza Garibaldi. Innalzata nel 1677 a partire da una precedente struttura del XIV secolo, di cui è ancora visibile il portale gotico angioino. Ricostruita a partire dal 1785 e terminata nel 1794. L’ingresso si caratterizza per un arco a sesto acuto e l’interno è a navata unica con impianto di forma rettangolare settecentesco.
  • Chiesa di San Domenico: a via Giuseppe Angeloni, del 1280. Realizzata per volontà di Carlo II con annesso convento domenicano, ingrandito nel corso del XV secolo con una biblioteca. La collezione è stata, poi, spostata nel palazzo comunale. Pianta rettangolare a 3 navate, con arcate a tutto sesto.
  • ex Monastero di Santa Chiara: affaccia su piazza Garibaldi, è del 1269. Edificato per volere della Beata Floresella da Palena, diventa un collegio dopo il sisma del 1706. Oggi ospita il museo diocesano. La ricostruzione post terremoto rispetta l’impianto originario di epoca medioevale. Ingresso del XVIII secolo che immette in un cortile dove si trovano chiesa e monastero. La prima ha un portale in conci di pietra e un interno a navata unica, di stile barocco, a cui è stato aggiunto una cupola ellittica. Il secondo è circondato da mura in conci di pietra e vi si entra tramite un cortile selciato. Impianto originario ad “L“, cui, nel corso del tempo, si sono aggiunti altri stabili. Il porticato è del 1518, di stile tardo gotico. L’interno ha subito diverse modifiche ed è diviso in 2 piani.
  • Chiesa di Santa Caterina di Alessandria: in via Giuseppe Angeloni, costruita nel 1325 con il convento dominicano femminile. Restaurata nel XV secolo, l’attuale aspetto barocco è successivo al 1706. Prospetto principale in pietra concia, facciata su 2 livelli. Interno a pianta e cupola ellittica.
  • Chiesa di San Gaetano: una delle strutture più antiche di Sulmona, probabile sia dell’VIII secolo. In via Barbato, l’originale impianto medievale è quasi del tutto scomparso. Facciata in pietra concia. Interno a navata unica con volta a botte, di stile barocco.
  • Chiesetta di San Rocco: ad est di piazza Garibaldi. Di origini quattrocentesche, intitolata a San Sebastiano. A seguito di un’epidemia, cambio di nome. Nel 1484 regalata alla regina Giovanna d’Aragona. A pianta quadrata con ampie arcate su 3 lati. Arco centrale a tutto sesto. In stile barocco, a navata unica.
  • Chiesa di Santa Lucia: lungo il corso, vicino porta Napoli. Della fine del Duecento, inizio del Trecento. Forse parte di un complesso delle suore Benedettine, poi dei padri Celestini. Interno a navata unica con soffitto a capriate lignee. Facciata a coronamento orizzontale e muratura in pietra.
  • Parrocchia di Cristo Re: in piazza Capograssi, del 1973. Dell’architetto Carlo Mercuri. Spazio chiuso delimitato da un soffitto piano e da un muro in cemento a vista. Tra le principali chiese moderni del comune.
  • Chiesa di San Francesco di Paola: del 1620, in via Montesanto. In origine di proprietà dei padri Paolotti, nel 1866 passa ai Cappuccini. Di stile barocco, prospetto che presenta una facciata con andamento curvilineo. Interno a croce latina, con decorazioni in stucco.
  • Convento di San Giovanni Evangelista dei Cappuccini: già esistente nel XV secolo, si trova nei pressi di porta Pacentrana. Ampliata nel corso del secolo successivo, in stile barocco. Facciata in stile rinascimentale, con portico ad arcate alla base. Pianta rettangolare con edificio che è chiostro e alloggio. Interno a navata unica con stucchi ad adornare le volte a crociera.
  • Convento di Sant’Antonio di Padova: in viale sant’Antonio, il complesso con ospedale è del 1443. Carcere e poi sezione distaccata dell’Archivio di Stato di Sulmona-L’Aquila. Facciata ricostruita nel 1933, ma secondi gli originali canoni romanici. Campata con portico che prevede 5 arcate a tutto sesto. Portale settecentesco. Interno a croce latina con un’unica navata, coperta da volte a botte.

Invece, per quelli di interesse civile ricordiamo:

  • Palazzo Annunziata: parte del complesso monastico omonimo, su corso Ovidio. Risale al XV secolo. L’interno ha subito diversi lavori, a differenza della facciata. La sezione più antica è la Porta dell’Orologio che ha un portone ogivale con 2 coppie di colonne per lato, di stile gotico, sormontato da una trifora ornata da colonnine. Quella centrale è di stampo rinascimentale e presenta un ingresso decorato con timpano e bifora. Infine, l’ultima sezione laterale ha un portone anch’esso rinascimentale, con bifora, ma senza timpano. All’interno, 3 navate, transetto e 3 absidi.
Sulmona-Complesso SS Annunziata
Facciata del Complesso dell’Annunziata.
  • Palazzo Sardi: edificio tardo cinquecentesco, con prospetto principale su 3 piani e 4 a Sud e ad Est. In via Angeloni. Del XVI secolo rimangono le finestre a pianterreno del lato di via Angeloni e il portale in bugnato liscio. Dopo il terremoto del 1706 è stato ricostruito con delle aggiunte, come un contrafforte in pietra e una coppia di bifore all’ultimo piano.
  • Palazzo Tabassi: dimora gentilizia rinascimentale del 1449. In via Ercole Ciofano. Su 2 livelli, con ingresso durazzesco e finestra bifora in stile tardo gotico. All’interno, corte con portale ad arco acuto sulla destra e uno a tutto sesto, a sinistra. A tutto sesto sono anche le 3 arcate che sostengono il ballatoio. Diventa proprietà dei Tabassi tra il 1670 e il 1672, in precedenza appartiene ai De Capite.
  • Palazzo del Vescovado: al fianco della villa Comunale. Ricostruito nel 1715, comprende la sede vescovile, un seminario e la Chiesa della Concezione. Facciata su 2 livelli. Organizzato intorno ad una corte centrale, al piano terra ha ingressi di forma rettangolare mentre al piano nobile coppie di finestre, anche queste rettangolari, decorate pure con volute a stucco. L’edificio di culto è a navata unica, di stile barocco.
  • Palazzo Capograssi: in via Papa Innocenzo VII, del 1319. Ristrutturato nel XV secolo. Possibile inglobi parte del Palazzo Meliorati, famiglia cui apparteneva Cosmato di Gentile, poi Papa con il nome che, oggi, è della strada, nato proprio lì nel 1339. Portale durazzesco e finestre cinquecentesche. Atrio pavimentanto con ciottoli di fiume.
  • Palazzo Corvi: tra corso Ovidio, vico del Vecchio e via Roma. Composto da diverse unità. Quella cinque-secentesca ha un portale in bugnato liscio, diversi particolari architettoni di tipo michelangiolesco e si trova su Vico del Vecchio. Sullo stesso asse viario si trova la parte realizzata nel corso del Settecento, che si sviluppa su 3 piani ed è caratterizzata da stucchi e dorature. Dal portone principale si accede ad un cortile rettangolare, alla cui destra si trova uno scalone a doppia rampa che porta al piano nobile. Qui sala di ingresso rettangolare che conduce ad una stanza più piccola e poi, a sinistra, si raggiunge una cappella. L’edificio ottocentesco è l’unità più bassa e risale al secolo scorso. Affaccia su corso Ovidio e via Roma.
  • Teatro Comunale “Maria Caniglia”: su viale Antonio De Nino. Avancorpo in stile neoclassico, prospetto con semicolonne doriche che “incorniciano” 5 arcate a tutto sesto. La parte superiore della facciata ha finestre con timpano triangolare e frontone. Interni con decorazioni a stucco. Notevoli i lampdari in cristallo di Boemia. 65 palchi per 700 posti a sedere, ripartiti in 4 ordini, un anfiteatro e il loggione.
  • Palazzo Colombini: su via Roma. Del XVI secolo, ma la struttura attuale è del Settecento. Portone durazzesco. Probabile avesse un impianto di considerevoli dimensioni.
  • Palazzo Sanità: del XV secolo, in via Solimo. 3 differenti corpi di fabbrica rettangolari. Due ingressi, uno in vico Sanità, in stile durazzesco ed un altro, per l’appunto, in via Solimo, con arco a tutto sesto. Visibili 2 finestre bifore gotiche. Corte interna di forma rettangolare, con portico a 4 arcate, sulle quali si trovano 3 portali ogivali.
  • Palazzo Grilli de Capite: la denominazione richiama le famiglie proprietarie dell’edificio. Lungo corso Ovidio, è uno dei principali esempi del barocco cittadino. Ricche decorazioni, in cui si ripete spesso il motivo della conchiglia. I particolari più ricchi si concentrano intorno ai 2 sistemi ingresso-finestra. I portali sono inquadrati da lesene mentre le finestre vanno da quelle di forma quadrata a quelle di forma rettangolare.
  • Palazzo Giovanni Dalle Palle: anche questo lungo corso Ovidio. Del 1484, il portale principale era sull’attuale piazza XX Settembre. Il portone a sesto ribassato con colonne ioniche è, invece, del XVIII secolo. Caratterizzato da finestre bifore con colonnine centrali.
  • casa gotica di Giovanni Sardi: nel vicolo dei Sardi, ristrutturata nel 1477 dal nobiluomo Giovanni, rappresentante di questa famiglia proveniente dalla Sardegna. Portone durazzesco e finestra con motivi tardogotici e rinascimentali. Interno che si sviluppa attorno ad una corte centrale a pianta trapezoidale, con pavimentazioni in selci.
  • Palazzo Mazzara: in pieno centro storico, costruito nel 1748 su uno stabile del tutto distrutto dal sisma degli anni precedenti. Pianta quadrata, il cortile è circondato su 3 lati da un portico ad archi sostenuti da pilastri. Al piano terra, diversi accessi per i locali commerciali. Al piano nobile, finestre con lesene scanalate di ordine ionico e volte con rilievi a stucco dorato. Il complesso ha una biblioteca privata.
  • Palazzo Alicandri-Ciufelli: in via Marslli, prende il nome dai proprietari del XIX secolo. Facciata in 3 livelli, del tutto intonacata. Portale ad arco con lesene ioniche.
  • Palazzo Tabassi da Piscina-Mazzara: aspetto originale intatto, ad eccezione del prospetto su via Mazara, ristrutturato nel XIX secolo. Portale durazzesco ad arco ribassato. Corte interna rettangolare con finestre rinascimentali e successive aperture ovali barocche mentre, sul lato destro, arco di accesso della gradinata che conduce ai piani superiori. Al piano nobile coppia di arcate e più in alto 3 arcatelle.
  • Palazzo Mazzara di Porta Filiamabili: in Largo Mazara, prospetto principale su 3 ordini, caratterizzato senza soluzione di continuità , lungo l’asse verticale mediano, da ingresso monumentale a piano terra, balcone al piano nobile e finestra al livello successivo. Portale ad arco delimitato da una coppia di lesene. La finestra all’ultimo piano è di forma rettangolare. Giardino interno collegato al terrazzo, tramite gradinata.
  • Palazzo Petrorio: nel borgo Santa Maria, del 1490. Residenza del Capitano della città. La struttura originale aveva un aspetto molto austero con ingresso nei pressi di San Francesco della Scarpa. Lungo il corso, si sviluppava il prospetto che presentava un porticato con 2 arcate ogivali. Al piano superiore, 2 bifore architravate rinascimentali. La ricostruzione risale alla seconda metà del XIX secolo. Il nuovo edificio è su 3 livelli in stile neorinascimentale, con 6 portali, finestre a bugnato liscio con balconi in pietra al piano nobile e, ancora, successione di finestre al secondo piano, con balconi alla romana. Prospetto chiuso da un cornicione a stucco con mensole.
  • Palazzo Anelli: in piazza Garibaldi. L’attuale conformazione è successiva al 1706. Struttura con facciata su 3 livelli. A piano terra, botteghe con portali in pietro ad arco ribassato mentre, al piano nobile, finestre a timpano mistilineo “incorniciate” da cornici marca-piano e marca-davanzale. Al secondo piano, finestre a timpano curvilineo. Portone ad arco con voluta in chiave.
  • Palazzo Meliorati Liberati: del XVI secolo, in via Peligna. La denominazione sottolinea il passaggio di proprietà. Facciata principale con elementi tardogotici, ma per il resto di stile rinascimentale come gli accessi al piano terra e le finestre al secondo. All’interno, corte in cui c’è una scala che conduce al piano superiore e qui piccolo loggiato con archi a tutto sesto.
  • Antica fabbrica di confetti Pelino: in via stazione Introdacqua, stabilimento in stile Liberty. Dal 1988, sede del Museo dell’Arte e della Tecnologia confettiera. Organizzato in 2 ambienti. Nel primo è possibile ammirare macchine d’epoca e scoprire la storia del confetto sulmonese, nel secondo c’è la ricostruzione di un tipico laboratorio di lavorazione del XVIII secolo.
  • Palazzina Liberty di piazza Vittorio Veneto: nell’omonima piazza. Del primo decennio del XX secolo. La facciata presenta colori, decorazioni e materiali di varia natura. Ingressi di forma rettangolare, nel prospetto bifore a sesto ribassato, ringhiere in ferro battuto.
  • Acquedotto svevo: sul limite occidentale di piazza Garibaldi, del 1256. La struttura presenta arcate ogivali che poggiano su piloni in pietra calcarea. Formato da 3 tronchi: il primo conta 15 archi di stile gotico per una lunghezza di 76 m, il secondo si estende per 25 m per un totale di 5 archi e l’ultimo è un unico pezzo di 4.92 m. Ridimensionato nel XVII secolo e tagliato in seguito al sisma del 1706.
Sulmona-Acquedotto Svevo
Particolare dell’Acquedotto Svevo.
  • Porta Napoli: risale ai primi anni del XIV secolo, faceva parte della seconda cinta muraria e costituiva il punto d’accesso da sud. Pianta rettangolare, con finestra in origine, forse, bifora. Arco di accesso a sesto acuto. Passaggio coperto da una volta a crociera costolonata.
  • Porta Romana: citata già nel 1376, l’attuale conformazione risale al 1429. Inclusa nelle mura trecentesche, nella parte occidentale. Arco a tutto sesto sostenuto da pilastri che terminano con cornice mondanata. Aveva il nome di Pinciara perché consentiva l’ingresso nell’omonimo borgo e, poi, ha avuto anche quello di “San Matteo“, per via della vicinanza con tale chiesa.
  • Porta Pacentrana: ad est delle mura del ‘300, sulla strada che raggiunge Pacentra. Facciata esternata intonacata. Arco a sesto acuto, passaggio interno con volta a botte.
  • Porta San Antonio Abate: entrata ovest della seconda cinta muraria. Facciata intonacata, arco esterno ogivale. Il passaggio è caratterizzato da volta a botte in laterizio e stuccato. Per un certo periodo di tempo, adibita ad abitazione.
  • Porta Filiamabili: nell’angolo sud-ovest delle fortificazioni altomedioevali. La prima testimonianza che abbiamo a proposito la attesta al 1196. Soggetta a riparazioni nel XIV secolo. Fronte esterno con paramento in conci di pietra e arco a sesto acuto. Il prospetto interno è intonacato e ha volta a botte. La denominazione deriverebbe da “Filiorum Amabils“, che stava ad indicare i figli di tale Amabile, che si erano fatti carico dei lavori di rifacimento.
  • Porta Japasseri: nella parte nord-orientale del recinto medievale. Presentava un architrave con tettoia. In cima ad una ripida rampa d’accesso. Il nome costituirebbe la volgarizzazione di “Johannis Passarum“, personaggio che l’avrebbe ristrutturata o che sarebbe vissuto nelle vicinanze. Uno dei 2 ingressi rimasti attivi anche con la costruzione della seconda cinta.
  • Porta Bonomini: risale all’Alto Medioevo, a nord-ovest, in posizione opposta rispetto a alla Japasseri. La si raggiunge dopo aver percorso una salita. Aveva un arco a sesto acuto, poi sostituito da architrave di legno. Anche in questo caso, il nome deriverebbe dalla traslazione del latino “Johannis Bonorum Hominum“, finanziatore dei lavori di restauro o abitante nei suoi pressi. È l’altro accesso ancora attivo all’indomani della realizzazione delle nuove mura.
  • Porta Santa Maria della Tomba: ad ovest della seconda cerchia di mura. Assume il nome dalla vicina chiesa. Risale al XIV secolo. Arco a tutto sesto, paramento in intonaco. Il passaggio con volta a botte è incluso nel fabbricato adiacente.
  • Porta Saccoccia: nella parte orientale delle seconde mura, di datazione incerta. Il nome derivebbe da quello di una famiglia che vi risiedeva vicino. Arco a sesto ribassato.
  • Porta Molina: nella sezione occidentale delle fortificazioni risalenti al Medioevo. Arco a tutto sesto in pietra concia mentre, all’interno, volta a botte che termina in un arco ribassato.
  • statua di Publio Ovidio Nasone: in piazza XX settembre, del 1925. Opera di Ettore Ferrari. Pilastro in marmo con decorazioni bronzee. La statua del poeta ricalca i canoni classici della scultura ed è in bronzo.
  • monumento a Celestino V: lungo corso Ovidio, marmo che rappresenta l’eremita seduto.
  • monumento ai Caduti: o “cippo di Carlo Tresca“, all’ingresso della villa comunale. In marmo con pianta quadrangolare adornato con corone di alloro bronzee, raffigura un uomo steso accanto alla Dea Vittoria. L’opera ha stile classico perché di epoca fascista. Infatti, risale al periodo successivo alla Grande Guerra, realizzato per ricordare tutti coloro i quali erano morti durante il conflitto.
  • monumento al Ferroviere: nei pressi della stazione ferroviaria, in ricordo dei ferrovieri deceduti in occasione del bombardamento del 30 agosto 1943. Si tratta di una locomotiva a vapore con targa commemorativa.
  • villa comunale: giardino di forma rettangolare, lungo circa 800 m. Opera di Luigi Rovelli. Il viale perimetrale è alberato. Presenti aiuole con vialetti in ghiaia, 2 peschiere in pietra, con colonna centrale in tufo e uno spazio per le esibizioni delle bande musicali, ancora oggi usato durante la festa del santo patrono. La delibera comunale per l’avvio dei lavori è del 4 maggio 1867.
  • santuario di Ercole Curino: sito gestito dalla Direzione dei beni archeologici. Si trova tra l’abbazia di Santo Spirito e l’eremo di Celestino V. Tempio di culto, in onore di Ercole. L’epiteto deriva da “quirino“, assegnato a diverse divinità e che sta a significare “armato di lancia“. Nel corso del I secolo a. C. assume la struttura a terrazze che lo contraddistingue. Scalea meridionale che potrebbe essere l’ingresso. Il terrazzamento superiore era chiuso da un portico colonnato su 3 lati e ospitava l’altare, invece, quello inferiore era in cementizio con podio di 71 m e 14 ambienti coperti da volte a botte. In loco sono state recuperate la scultura “Eracle a riposo” (conservata nel museo archeologico di Chieti) e una colonnina con 12 versi graffiti, attribuiti ad Ovidio. Scavi a partire dal 1957.
  • Domus romana: abitata dal I secolo a. C. al II d. C. I resti si trovano in un locale al pianterreno del palazzo della Santissima Annunziata e sono stati rinvenuti in seguito a scavi condotti dal 1991 al 1993. 5 ambienti intorno ad una piccola corte. Pavimento a mosaico con tessere bianche e fascia perimetrale nera oppure in “cocciopesto“. Pitture in terzo stile pompeiano con miti e simboli del ciclo dionisiaco e manufatti quali frammenti di maioliche, monete e altri oggetti di uso quotidiano.
  • parco fluviale “Augusto Daolio”: nei pressi del fiume Vella, scorre ad est del centro storico. Su un’area che, in precedenza, era in parte coltivata e in parte coperta da vegetazione ripariale a pioppeto. È la principale area verde della città. Sfruttando il naturale pendio presente, è stata ricavata la cavea di un teatro. Al suo interno, anche, attrezzature ludiche e una serie di locali di servizio.
  • Museo Civico: le sale del polo si trovano nei 10 locali del complesso della Santissima Annunziata. Nelle prime 4 si possono ammirare reperti acheologici e nella quinta si trovano i resti della domus d’epoca romana. Le altre ospitano una Pinacoteca con opere che vanno dal XIII al XVIII secolo.
  • Museo dell’Arte e della Tecnologia confettiera: si trova all’interno dello stabilimento confettiero Pelino. Per altre informazioni leggi quanto scritto sopra nella voce relativa alla fabbrica.
  • Museo di Storia Naturale: nel Palazzo Sardi, in via Angeloni. 7 sale su 2 piani. Primo piano con due sale dove si conservano esemplari di insetti e altre due con fossili. Al piano superiore, nelle restanti tre, si possono osservare vari esempi di minerali.
  • Museo Diocesano: sede distaccata del museo civico, nell’ex monastero di Santa Chiara. 4 sale dove si trovano opere che vanno dal XII al XIX secolo, come dipinti, sculture, codici e manufatti tessili a tema sacro. Esposizione permanente del presepe di 12 m² con 1100 figure, opera dell’artigianto Vincenzo Mosca.

Feste ed eventi

Sulmona è, quindi, un centro con una storia molto antica e ricco di luoghi da visitare, ma non è “solo” questo. Infatti, durante tutto l’anno, si celebrano diverse manifestazioni, di natura religiosa e civile, a cui poter prendere parte e/o assistere. Il patrono San Panfilo si festeggia il 28 aprile, giorno in cui sfila in processione il busto reliquario in rame ed argento del santo, che risale al 1348-49. I festeggiamenti affondano le radici indietro nel tempo ed erano legati alla speranza di raccolti abbondanti. Secondo tradizione, durante questa giornata, i più poveri consumavano pasti inusuali per loro, in una sorta di riscatto sociale. Altri importantissimi riti sono quelli della Settimana Santa. Si ritiene risalgano al XVII secolo e si articolano in:

  • Lunedì santo: presso la chiesa di Santa Maria della Tomba, i membri della Confraternita di Santa Maria di Loreto (lauretani) si riuniscono per formare le cosiddette “quadriglie“, cioè per scegliere i portatori delle statue nella sfilata pomeridiana del Venerdì Santo (da loro organizzata) e, per un breve tratto, in quella serale gestita dall’Arciconfraternità della Trinità. Nell’arco della stessa giornata, i componenti di quest’altra congregazione (trinitari) si riuniscono nell’omonima chiesa e decidono chi sarà a portare a spalla i 3 simulacri (il crocifisso detto “Tronco“, “Cristo Morto” e “Madonna addolorata“). Per ogni scultura si hanno 3 quadriglie, una che la conduce fuori dalla chiesa, una che la porta lungo piazza Garibaldi ed una che la fa rientrare nell’edificio di culto.
  • Martedì santo: i confratelli della Santa Maria di Loreto organizzano il necessario per i giorni successivi. La statua della Madonna è avvolta in un mantello nero e la rosa che ha in mano è coperta da un fazzoletto.
  • Mercoledì santo: svolgimento delle prove da parte dei lauretani. La chiesa della Trinità è chiusa a tutti coloro che non fanno parte dell’Arciconfraternita e si predispone quanto sarà adoperato nei giorni a seguire.
  • Giovedì santo: si svolgono i tipici riti di questa data. Messa in Coena Domini e allestimento dei sepolcri.
  • Venerdì santo: alle 17 prende il via la processione del Gesù Cristo morto e della Madonna del Loreto (detta anche “che scappa“), dalla chiesa della Tomba. Preceduti dalla banda musicale, i lauretani raggiungono piazza Garibaldi e, quindi, fanno ritorno in chiesa. Dalle 20 in poi, è il turno dei trinitari. Il corteo vede sfilare il “Tronco”, i confratelli con laterne processionali, il cataletto dove è riposto il Gesù Cristo morto (decorato con 33 garofani rossi) e la statua della Madonna addolorata. Arrivati di fronte Santa Maria della Tomba, dal campanile “parte” una cascata di luci, metafora della remissione dei peccati per via del sacrificio di Gesù. A questo punto, i trinitari cedono i simulacri ai lauretani che li portano in giro per il borgo di Santa Maria della Tomba. Concluso questo nuovo corteo, i trinitari fanno ritorno alla loro chiesa. Queste processioni avvengono con il tradizionale passo cadenzato dello “struscio“, che sottolinea la solennità di quanto sta accadendo.
  • Sabato santo: alle 21, i lauretani escono con la scultura della Madonna a spalla e la depositano nella chiesa di San Filippo Neri, dove rimarrà fino al giorno dopo. Intanto, nella chiesa della Tomba si svolge la “Veglia” che, a mezzanotte, culmina con la sistemazione del simulacro del Cristo sull’altare, a riprova della sua resurrezione.
  • Domenica di Pasqua: alle 10, preceduti dal loro stendardo, i lauretani raggiungono piazza Garibaldi con le statue del Cristo, di San Pietro e San Giovanni. Qui si svolge una rappresentazione dell’annuncio alla Madonna (la sua scultura è nella chiesa di San Filippo) della rinascita di Gesù. È San Giovanni il primo ad annunciare la notizia, ma non è preso in parola. Perciò, ci prova San Pietro, ma anche lui non ha successo a causa della sua fama di bugiardo (riferimento all’episodio dei 3 rinnegamenti). A questo punto, ci riprova, questa volta con successo, San Giovanni. I due apostoli e la Madre di Dio raggiungono la piazza. Qui, grazie ad un sistema di carrucole, mantello e fazzoletto cadono e si scoprono il vestivo verde ed oro della Madonna e la rosa che ha in mano mentre 12 colombe bianche spiccano il volo. A mezzogiorno, inizia la corsa che suggella l’incontro tra Maria e il figlio. Se avviene senza intoppi, la tradizione vuole che l’anno sarà fortunato. Segue la ricomposizione delle vesti e il ritorno a Santa Maria della Tomba, con lauretani e trinitari che si alteranano nel trasporto. I due apostoli sono riposti nelle loro cappelle mentre la Madonna e il Cristo restano esposti sino alla domenica successiva.
Sulmona-Settimana Santa
La Madonna che corre.

Il principale evento di natura civile è la “Giostra Rinascimentale“, rievocazione storica in costume. L’evento da cui trae origine questra tradizione si è svolto fino alla prima metà del XVII secolo. Consisteva in 3 assalti da parte di un cavaliere armato di lancia, con punta di colore bianco, contro un bersaglio umano detto “il Mantenitore“. Il tutto avveniva in piazza Maggiore (oggi Garibaldi). Un “mastrogiurato” assegnava il punteggio in base alla parte del corpo colpita e secondo la gravità dell’eventuale ferita. Il premio consisteva in una somma in denaro, una medaglia d’oro e un drappo di seta. La versione contemporanea riprende nel 1995. Vi partecipano i rappresentanti dei 4 sestieri e dei 3 borghi in cui è diviso il comune. L’ultimo sabato e l’ultima domenica di luglio i diversi campioni si sfidano per un totale di 14 incontri, al termine dei quali i primi 4 classificati si scontrano in 2 semifinali e, quindi, in finale. Si vince un dipinto realizzato da un’artista di fama internazionale, scelto tramite un concorso. Ad ospitare la sfida è ancora piazza Garibaldi, preparata per l’occasione. I cavalieri devono percorrere un ovale e infilare quanti più anelli possibili tra quelli posti su delle sagome-bersaglio. In base agli anelli che si recuperano e al tempo che si impiega per farlo, si ottiene un punteggio. I partecipanti sono: Sestiere porta Manaresca, Sestiere di Porta Filiamabili, Sestiere Porta Bonorum Homini, Sestiere Porta Japasseri, Borgo San Panfilo, Borgo Pacentrano e Borgo Santa Maria della Tomba. Le gare sono precedute da un corteo storico con all’incirca 500 figuranti. Ogni inizo agosto ha luogo, invece, la versione europea che vede affrontarsi cavalieri provenienti da ogni parte del Vecchio Continente.

Tra gli altri eventi che Sulmona ospita ricordiamo:

  • concerti del Muntagninjazz, festival di musica Jazz del centro Abruzzo,
  • il Sulmona Comics and Games, rassegna dedicata ai fumetti e ai giochi (da tavolo, videogiochi, etc…)
  • il Sulmona Rock Festival, a fine agosto,
  • il concorso internazionale di canto liricoMaria Caniglia“, a settembre,
  • il concorso internazionale di pianoforteCittà di Sulmona“, ad ottobre,
  • il Sulmonacinema Film Festival, manifestazione che promuove il giovane cinema italiano e che si svolge ogni seconda settimana di novembre,
  • premio “Un giorno insieme-Augusto Daolio-Città di Sulmona” per cantautori e gruppi musicali emergenti, nel mese di dicembre.
Sulmona-Giostra Rinascimentale.
Cavaliere impegnato nella Giostra Rinascimentale.

Pernottamento e ristorazione

Chi intende soggiornare a Sulmona ha a disposizione un’ampia scelta di strutture ricettive. Tra queste segnaliamo:

  • Albergo Stella: 1 stella; 2 suite, una junior suite e 3 camere matrimoniali; ristorante interno “Bono VinoeCaffè”e bar; pass e parcheggio gratuito nel centro storico; wi-fi gratuito; animali ammessi; servizio navetta a pagamento; numero di telefono 0864 52653
  • Hotel Armando’s: 3 stelle; 20 stanze; parcheggio gratuito; wi-fi gratuito; contatti telefonici: 0864 210786 e 393 94 60 899
  • Hotel Rojan: 4 stelle; 5 tipologie di camere (junior suite, classic triple, superior doppia, classic doppia e classic DUS); parcheggio gratuito; wi-fi gratuito; bar; servizio navetta a pagamento; telefono 0864 950126

Per quanto riguarda i B&B:

  • Il marchese del grillo: parcheggio gratuito; wi-fi gratuito; animali ammessi; cucina comune; biblioteca e sala lettura a disposizione
  • La Dimora: in un edificio del XV secolo; parcheggio gratuito; wi-fi gratuito; possibilità di prima colazione (dolce, salato e bevande calde)
  • Ponte Capograssi: wi-fi gratuito; colazione a buffet e/o all’italiana

Infine, in merito all’offerta ristorativa:

  • Ristorante Il Canestro: fascia prezzo 25-40 euro; cucina italiana, mediterranea, specialità zuppe; opzioni per vegetariani, vegani e senza glutine; numero di telefono 0864 56568
  • Ristorante Locanda Medievale: ambientazione medioevale; fascia prezzo 20-35; cucina italiana, mediterranea, europea, specialità zuppe; opzioni per vegetariani, vegani e senza glutine; telefono 0864 55533
  • Ristorante Hostaria dell’arco: fascia prezzo 25-30 euro; cucina italiana, mediterranea, specialità zuppe; opzioni per vegetariani, vegani e senza glutine; utenza telefonica 0864 210553
  • Panini Gourmet Morsi di Gusto: fascia prezzo bassa; fast food; opzioni per vegetariani, vegani e senza glutine; numero 348 771 2298
  • Gelateria La Rotonda: fascia prezzo bassa; gelati

Numeri utili

Concludiamo la nostra disamina con una serie di numeri che potrebbero rivelarsi utili per chi intendesse recarsi sul posto:

  • Ufficio Turistico comunale di Sulmona: 0864 210216
  • Comune: 086402421
  • Carabinieri: 0864 245100
  • Polizia di Stato: 0864 35661
  • Polizia Municipale: 0864 242206
  • Ospedale Santissima Annunziata: Pronto Soccorso-Asl 0864 4991
  • Guardia Medica: 086404991-0864 499262
  • Guardia di Finanza: 0864 51331
  • Protezione Civile: 0864 251134
  • Tribunale: 0864 24531
  • Farmacie: centrale 0864 52645, comunale 0864 33813, del Carmine 0864 51260, del Corso 0864 210830, Delfino 0864 52318, Simonelli 0864 51769
  • Poste: 0864 247237, 0864 210955, 0864 48120, 0864 31286, 0864 210476

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