Le 10 storie più incredibili di Reggio Calabria tra mito e leggenda

Reggio Calabria è una città affascinante, che fa da sfondo a molte leggende e vicende di personaggi misteriosi. Non puoi non conoscerle.



Reggio Calabria non è solo una delle città più importanti del Sud Italia, ma anche un centro dalle origini leggendarie e grondante di misteri. Scopriamoli insieme.

  • Urbs a diluvio condita

I racconti sulle origini di Reggio sono molti. Uno di questi fa risalire la sua fondazione addirittura al 2000 a.C., quando, sul luogo dove oggi esiste il comune reggino, arriva Aschenez, pronipote di Noè. Giunto tre generazioni dopo il Diluvio Universale, tramite una barca a remi, mezzo di trasporto da lui inventato, da vita ad una stirpe che i greci identificano, poi, con i reggini. Per questa ragione, la città è anche conosciuta come “fondata da un diluvio” (come ricordato, in latino, nel titolo del paragrafo).

  • Caccia al vitello

Un’altra tradizione sostiene che il fondatore sia l’eroe greco Eracle (o Ercole, per i romani). A riguardo, esistono ben 3 differenti versioni. La prima è relativa ad una delle mitiche imprese realizzate dal figlio di Zeus. Durante una delle sue fatiche, fu costretto a rincorre un bovino fin nel punto dove, poi,è sorta Reggio.

  • Lotta al mostro

Altra versione è quella che stabilisce la nascita in seguito alla lotta intrapresa da Ercole contro Scilla, il mostro dello stretto. Una volta sconfitto l’avversario, nella zona circostante ritornò la calma e gli abitanti del luogo poterono stabilirsi lì, in maniera definitiva.

  • Il mitico sonnellino

Infine, la terza storia è quella in base alla quale, durante il suo continuo girovagare, Ercole si ferma nella attuale area reggina, per riposarsi. Infastidito dal canto delle cicale, che non permettevano il suo sonnelino, chiede aiuto al padre Zeus. Così, da quel momento, il territorio fu libero dal fastidioso rumore e vivibile.

  • Nata dal vento

Altra origine mitologica fa risalire la creazione a Giocasto. Figlio di Eolo, Re dei Venti, a sua volta, diventa Re di una comunità stanziata nella regione. Alla sua morte, nel luogo dove fu seppellito, i suoi sudditi fondano la città.

  • Il guerriero sacro

Patrono di Reggio è San Giorgio. Secondo la leggenda, ciò si deve all’aiuto che il Santo accordò al Duca Ruggiero Borsa. Questi fu capo della spedizione contro i saraceni invasori. Nel 1086, guidati da Bonavert di Siracusa, i mori saccheggiarono la città e distrussero la chiesa di San Giorgio. Allora il Duca organizzò l’attacco e invocò l’intercessione sacra. In seguito all’esito positivo del conflitto, il beato è diventato il protettore dei reggini.

  • Un aiuto magico

Un fenomeno ottico molto curioso è quello definito “della Fata Morgana“. Consiste in un miraggio che si vede in una limitata fascia di orizzonte. È tipico dello stretto di Messina. Il nome richiama la maga del ciclo arturiano e risale alla dominazione normanna del posto. Si racconta che, al tempo delle invasioni barbariche, un Re discese la penisola con il suo esercito. Arrivato sulla costa, ricorse all’aiuto di Morgana, che lo assicurò di potergli far superare il tratto di mare. In realtà, non fu così. Quello della vicinanza era un’illusione e il barbaro affogò.

Particolare di “Morgana Le Fey”, dipinto di Frederick Sandys, 1864
  • La casa infestata

Nel 1753, la famiglia nobile dei Gullì edifica la propria abitazione sui resti di un’antica villa. In questo edificio, in epoca fascita, uno degli eredi del casato, il giovane Vincenzo si suicidò, dandosi fuoco. Da allora, sembra che il suo spirito inquieto vaghi per la costruzione, ormai abbandonata.

  • Dispetti dei folletti

Sono parte della tradizione cittadina i “Fudditti“. Non si tratta altro che di folletti, vestiti con un cappello rosso a punta, vivaci, che vanno in giro a piedi scalzi e tormentano chiunque. Se si riesce a prendergli il berretto, allora, sono anche disposti ad esaudire desideri. Bisogna, tuttavia, sempre fare attenzione a non essere ingannati.

  • Il tesoro del drago

Chiudiamo la carrellata con una capatina fuori Reggio. A poco più di 30 km dal capoluogo dell’omonima provincia sorge Roghudi. Questo borgo fantasma è in una vallata, dove si trova una formazione geologica dalla particolare conformazione, che prende il nome di Roccia del Drago. La denominazione deriva dal presunto drago che viveva nei suoi pressi, a guardia di un tesoro. Per ottenerlo bisognava sacrificare un gatto nero, un capretto e un bambino appena nato. Quando un neonato malformato fu affidato a due uomini, questi pensarono di approfittarne per diventare ricchi. Uccisero, quindi, gli animali e, nel momento in cui stavano per fare lo stesso con il piccolo, furono sorpresi da una tempesta che scagliò uno dei due contro le rocce circostanti, ammazzandolo. L’altro, rimasto in vita, fu tormentato dal diavolo fino alla sua morte.

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