Il borgo meridionale dove gli artigiani sono artisti

Alla scoperta di una località del Meridione immersa nel verde, dove si celebrano antichi riti e l'artigianato può vantare una grande tradizione.

Pretoro Abruzzo
Panorama di Pretoro.


È tra i più belli d’Italia e fa parte della Comunità Montana della Maielletta. Ci riferiamo a Pretoro, comune in provincia di Chieti, in Abruzzo. Posto fra il mar Adriatico e la montagna, questo centro si sviluppa sui fianchi del principale massiccio montuoso regionale ed caratterizzato da un dedalo di strade e di case che lo rende molto suggestivo. Plausibile che le origini del nome siano da rintracciare nel latino.

Pretoro discenderebbe da “Praetorium” in riferimento ad un avamposto militare posto nella valle Peligna, già abitata da popolazioni italiche di lingua osca. Le recenti scoperte archeologiche in zona Crocifisso daterebbero l’origine del borgo tra l’VIII e il V secolo a. C. Si hanno testimonianze storiche anche in merito all’età romana, ma notizie più dettagliate risalgono al XII secolo. In quello successivo, inizia la costruzione del Santuario della Madonna della Mazza.

Tra il XIV e il XVI secolo si susseguono, nel controllo della città, gli Orsini, i D’Alviano, i Colonna, i Cantelmo e gli Acclozamora. I Cantelmo sono coloro i quali edificano un nuovo castello a partire dal vecchio, il che segna l’inizio di una nuova fase dello sviluppo cittadino che finisce per fornire alla località l’attuale conformazione. Tra il XIX e il XX secolo si ha un incremento delle attività artigianali. In loco sono presenti impianti sciistici e ci si può dedicare alle escursioni nella riserva Valle del Foro, primo nucleo del Parco Nazionale della Majella.

Pretoro Abruzzo
Chiesa di Madonna della Mazza.

Da non lasciarsi scappare i siti archeologici come la già ricordata Necropoli del Crocifisso e la Grotta dell’Eremita, dove si praticava il culto di San Michele Arcangelo. Per chi alle passeggiate nei boschi preferisce il girovagare nei corridoi di un museo, si consiglia il Centro museale San Domenico, dove è possibile immergersi nell’atmosfera storico-culturale del luogo. Il 17 gennaio si celebrano le “Farchie” di Sant’Antonio Abate. Le farchie sono fasci di canne legate tra loro, a cui viene dato fuoco.

Cade, invece, la 1^ domenica di Maggio la “Festa di San Domenico e il lupo“, evento che commemora il salvataggio di un bambino da parte del Beato e che premia il “serparo” che ha catturato il serpente più lungo. Da vedere la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, del XV-XVI secolo in stile neo-classico con influssi barocchi, la Chiesa di San Nicola di impianto romanico, ricostruita tra XVI e XVII secolo e la Chiesa della Madonna della Mazza, del XIII-XIV secolo, eremo fondato da monaci benedettini cistercensi.

Le buone forchette apprezzeranno la cucina del posto. Per ciò che riguarda i primi piatti, ricordiamo la pasta alla chitarra, gli anellini che prendono il nome di “pecorara” e i “p’ttlolozz“, di forma romboidale. Passando al secondo, segnaliamo l’agnello alla brace e i turcinelli di budella di maiale. La “torta del lupo” con cacao e Montepulciano d’Abruzzo è il dolce tipico. L’attività tradizionale era quella dei fusari, artigiani che realizzavano fusi per lavorare la lana e che avevano raggiunto un livello tale di maestria da poter essere considerati veri e propri artisti. Insomma, sono tante le ragioni per non lasciarsi sfuggire l’occasione di visitare quella che è l’ennesima perla del Sud Italia.

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