Il borgo meridionale omaggiato da Gabriele D’Annunzio

Alla scoperta di un'autentica perla del Sud Italia che vanta il primato della creazione di un bellissimo gioiello.

Guardiagrele Chieti
Veduta di Guardiagrele.

Guardiagrele, la città di pietra, risplendeva al sereno di maggio. Un vento fresco agitava le erbe su le grondaie. Santa Maria Maggiore aveva per tutte le fenditure, dalla base al fastigio, certe pianticelle delicate, fiorite di fiori violetti, innumerevoli; così che l’antichissimo Duomo sorgeva nell’aria cerulea tutto coperto di fiori marmorei e di fiori vivi.



Così scriveva Gabriele D’Annunzio nel suo romanzo “Il Trionfo della Morte“, pubblicato nel 1894. E così, il poeta originario di Pescara imprimeva per sempre, nella storia della Letteratura italiana, il nome di un comune dell’Abruzzo che sorge in provincia di Chieti. Anche detta “Terrazza d’Abruzzo” (perché affaccia sull’Adriatico) o “Città della Pietra” (per via della roccia bianca che ne caratterizza l’architettura) dallo stesso scrittore, Guardiagrele è sede del Parco Nazionale della Majella ed è stato il primo luogo, insieme ad Agnone (Isernia), dove fu realizzata la “presentosa“, monile in oro femminile.

È un centro dalla grande tradizione orafa e, non a caso, ha dato i natali all’orefice Nicola Gallucci. Qui, è nato anche il poeta dialettale Modesto della Porta e, ogni anno, dal 1^ al 20 agosto si tiene la mostra dell’artigianato artistico abruzzese. L’origine del nome è incerta. C’è chi lo associa al termine “Aelion” (dal greco “Helios”, ovvero “Sole”), trasformatosi in “Grelion” e, in seguito, in “Grele“. Altra teoria è quella che sostiene la discendenza della parola dall’osco-umbro “Ocrilis” (da “Ocris”, “altura”) a cui, con il passar del tempo, fu aggiunto “Guardia” in epoca longobarda (dal germanico “Warda”, che si usava per indicare un posto di vedetta militare).

La prima testimonianza storica della denominazione “Grele” risale all’XI secolo, quando è nominata in una bolla pontificia di Papa Alessandro II. Compare anche nel “Catalogus Baronum” voluto da re Ruggero II, della metà del XII secolo. “Guardiagrele” è usato, invece, in un catalogo delle decime del 1308. Elencato nei “Borghi più belli d’Italia“, è stata una località effervescente dal punto di vista culturale ed economico, tant’è che nel 1391 re Ladislao di Durazzo le concesse il permesso di battere moneta. Durante il XV secolo, è stata importante piazzaforte militare per via delle sue 33 torri.

Colpita dalla peste nel 1656 e distrutta del terremoto del 1706, fu saccheggiata dalle truppe francesi nel 1799. Dopo l’unità nazionale, fu interessata dal fenomeno del brigantaggio e, in occasione della Seconda Guerra Mondiale, subì l’occupazione nazista e i bombardamenti alleati. Tra i siti d’interessa da visitare ci sono:

  • Museo del Duomo, con una croce-reliquario in legno dipinto del XIV secolo nella Collegiata di Santa Maria Maggiore (edificio in pietra bianca della Majella),
  • Museo del Costume, nel chiostro di San Francesco, con una collezione di 300 oggetti datati tra fine Ottocento e inizio Novecento,
  • Museo Archeologico, al piano terra del Comune con reperti che vanno dalla fine del X all’inizio del III secolo a. C.,
  • Torrione Orsini, eretto dai Longobardi, emblema della città,
  • Giardini pubblici, sorti sull’ex orto del monastero delle Clarisse, da cui si gode di uno splendido panorama,
  • Sacrario militare dedicato alla memoria di Andrea Bafile, in località “Bocca di Valle”.

Tra gli altri luoghi imperdibili, i tanti palazzi nobiliari cittadini e l’incantevole natura del Parco Nazionale, dove è possibile rilassarsi tra passeggiate e trekking. Insomma, uno dei tanti tesori che offre il Mezzogiorno d’Italia, dove vale la pena recarsi anche se fosse solo per gustare i tanti dolci del posto, tra cui le cosiddette “sise delle monache“, cioè paste fresche di pan di spagna farcite con crema e zucchero a velo.

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