Storia del Sud Italia: la Costituzione siciliana

Approfondimento su di un episodio che riguarda le vicende ottocentesche della Sicilia.

Costituzione Siciliana 1848
Particolare di un ritratto di Vincenzo Fardella di Torrearsa, che risale 1861. È stato Presidente della Camera del Senato siciliano, nel 1848.


Il 10 luglio del 1848 il Parlamento siciliano emanava una nuova Costituzione. Questa carta dei diritti era ispirata ai principi del Costituzionalismo inglese. L’evento si inseriva nel quadro dei moti scoppiati a Palermo il 12 gennaio di quell’anno e che diedero il via alla cosiddetta “Primavera dei Popoli“. Lo statuto fu adottato dall’allora nato Regno di Sicilia e rimase in vigore fino a che l’esercito di Ferdinando II di Borbone non mise fine alla ribellione.

Quella del 1848 fu la seconda costituzione emanata da un’assise sicula. La prima risaliva al 12 luglio del 1812, anche quella ispirata al modello inglese seppur adattata alle esigenze locali. Basata su 12 principili generali, approvata dai rappresentanti dell’assemblea legislativa sorta al tempo, fu sottoposta all’attenzione del sovrano del Regno delle Due Sicilie e accettata, seppur a malincuore. A ratificarla fu il figlio del monarca, Francesco I che ricopriva il ruolo di reggente. Tuttavia, Ferdinando non aveva affatto alcuna intenzione di piegarsi alla volontà del consesso palermitano.

Superata indenne la tempesta rivoluzionaria, eliminato il pericolo rappresentato da Gioacchino Murat, il Borbone non riconvocò il Parlamento e, di fatto, la Costituzione fu soppressa nel 1816, quando le corone di Sicilia e Napoli furono riunite. Questa carta fu di nuovo promulgata in occasione dei moti del 1820-21. Nel 1848, Re Ferdinando si trovò di nuovo costretto ad affrontare la volontà indipendentista dei suoi sudditi siciliani. Per provare a contenere la rivolta, emanò lo statuto del 1812, ma ciò non bastò. Presieduto dal Marchese Vincenzo Fardella di Torrearsa, il rinato Parlamento isolano ne varò un’altra il 10 luglio, che assunse il nome di “Statuto fondamentale del Regno di Sicilia“.

Era stabilita l’elettività delle 2 camere, sia quella dei deputati che quella dei senatori. Potevano votare coloro i quali avessero compiuto 21 anni e sapessero leggere o scrivere. Inoltre, erano eletti deputati per ogni comune con minimo 6.000 abitanti e il totale dei senatori ammontava a 120. Il Re di Sicilia non poteva governare su altre nazioni e esercitava il potere esecutivo grazie ai ministri da lui scelti. Invece, il potere legislativo era in mano al Parlamento che avrebbe inviato le proposte di legge al sovrano per la ratifica. Il monarca aveva il diritto di rimandarle indietro. Previste libertà di insegnamento, parola e di stampa. L’insegnamento doveva essere pubblico, gratuito e regolato da apposite leggi. Per la revisione delle norme, c’era bisogno dell’accordo di 2/3 dei votanti delle camere. Un titolo della Costituzione era dedicato in maniera esclusiva ai diritti dei cittadini.

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