‘Venere al Bagno’, torna al suo antico splendore una delle statue più belle del Sud

La pulizia e il restauro di una presenza immortale all'interno di uno dei luoghi più iconici del Sud Italia

Foto Facebook Reggia di Caserta


Nel bel mezzo di un boschetto di allori, lecci e maestosi tassi c’è un laghetto: un piccolo specchio d’acqua in cui una dea contempla il suo riflesso. Non è una dea qualsiasi, ma Venere che sceglie un luogo appartato della Reggia di Caserta, per concedersi un bagno in acque tranquille, lontano da occhi indiscreti e godere della propria bellezza.

E’ tornata al suo posto la statua del 1762 “Venere che fa il bagno” dello scultore Tommaso Solari, dopo un lungo e accuratissimo restauro e pulizia. La Venere è nuda, raffigurata in posizione inginocchiata e pudica, con una acconciatura molto elaborata; la statua è realizzata in marmo di Carrara e attraverso questo materiale così candido e duro che lo scultore che rende la Venere divina e sacra, con un corpo seducente e morbido nell’atto di bagnarsi.

La “Venere che fa il bagno” è parte del giardino della Reggia di Caserta commissionato dalla Regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena, moglie di Ferdinando IV Re di Napoli, realizzato dall’architetto Carlo Vanvitelli e il botanico tedesco John Andreas Graefer. Come riportato dalla testimonianza dell’architetto Vanvitelli, la statua venne pagata quattrocentoquaranta ducati (quasi 2mila euro).

La direzione della Reggia di Caserta ha deciso di sottoporre la Statua ad un attenta pulizia e restauro, provvedendo alle spese non solo di questo intervento, ma anche per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza del giardino che ospita la statua danneggiato dal frequente mal tempo di questi ultimi mesi. L’intervento di pulitura della statua è stato eseguito secondo tutte indicazioni e cautele previste in casi del genere con l’aiuto della società SIASS.

Questa scultura è anche ricca di mistero, infatti con la pulitura sono tornati ben visibili dei simboli esoterici e massonici impressi nel bianco marmoreo; ciò fa pensare che questo luogo sia una delle tappe, un messaggio, lasciato dalla Massoneria Napoletana che per moltissimo tempo ha lasciato tracce del suo passaggio in tantissimi luoghi di Napoli.