Storia del Sud Italia: la battaglia di Punta Stilo

Approfondimento su di un episodio bellico della Seconda Guerra Mondiale che si svolse in acque calabresi.

Battaglia di Punta Stilo
L'incrociatore pesante Zara apre il fuoco durante la battaglia.


Il 9 luglio 1940 si combatte al largo del coste del Meridione uno scontro navale tra la Regia Marina italiana e la Royal Navy inglese che oggi si ricorda come battaglia di Punta Stilo, località del comune di Monasterace, provincia di Reggio Calabria. Si trattò del 1^ confronto tra le 2 flotte nel corso della Seconda Guerra Mondiale e in cui ci fu la più alta concentrazione d’armamenti marittimi dell’intero conflitto nel Mar Mediterraneo.

Si potrebbe dire che il confronto ebbe luogo quasi per caso. Entrambi i contendenti erano impegnati in una missione di scorta a dei convogli e fu, quindi, solo per caso se arrivarono a confrontarsi. Tuttavia, una volta manifestatasi la possibilità, i 2 comandi decisero di non tirarsi indietro. Non tutti gli studiosi sono d’accordo nell’indicare il confronto come battaglia, ma, per via dello schieramento di forze che lo contraddistinse, non sembra sbagliato definirla tale.

Il naviglio di Sua Maestà britannica stava proteggendo 2 imbarcazioni dirette a Malta, quello italico una nave che viaggiava alla volta di Bengasi, in Libia. La squadra britannica era comandata dall’Ammiraglio Cunningham e formata da 3 navi da battaglia (Warspite, Malaya, Royal Sovereign), una portaerei (Eagle), 5 incrociatori leggeri (Orion, Neptune, Sidney-R. A. N., Liverpool, Gloucester) e 14 cacciatorpediniere (Vampire-R. A. N., Neptune-R. A. N., Stuart-R. A. N., Decoy, Dainty, Defender, Hero, Hereward, Hostile, Hyperion, Hasty, Nubian, Mohawk, Juno, Janus).

Battaglia di Punta Stilo
Salve sparate dalla Cesare nel corso dello scontro.

La squadra italiana era guidata dall’Ammiraglio Campioni e composta da 2 navi da battaglia (Cavour, Giulio Cesare), 6 incrociatori pesanti (Pola, Fiume, Zara, Gorizia, Trento, Bolzano), 8 incrociatori leggeri (Da Barbiano, Di Giussano, Attendolo, Montecuccoli, Eugenio di Savoia, Duca d’Aosta, Duca degli Abruzzi, Garibaldi) e 16 cacciatorpediniere (Vivaldi, Pancaldo, Freccia, Saetta, Alfieri, Carducci, Oriani, Gioberti, Artigliere, Aviere, Geniere, Camicia Nera, Lanciere, Corazziere, Carabiniere, Ascari). Il primo avvistamento tra le navi si ebbe verso le ore 15. L’episodio più importante avvenne alle 16 e da quel momento, trascorsi all’incirca 30 minuti, il tutto si concluse.

Al momento del contatto, la navi italiane erano ancora impegnate nel dispiegasi in formazione. Una volta fatto, assunsero uno schieramento compatto. Le 2 forze erano, di fatto, equivalenti perché, laddove, gli inglesi potevano contare su qualche imbarcazione più all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, gli italiani avrebbero potuto giovarsi della vicinanze delle basi e di una potenza di fuoco che non aveva nulla da invidiare a quella avversaria. Bisogna precisare, comunque, che il danneggiamento della Cesare fu un grave colpo per la Regia Marina.

Battaglia di Punta Stilo
Altra immagine della Cesare durante la battaglia.

Alle 15.20 gli incrociatori italiani aprirono il fuoco, anche se dopo 3 minuti furono costretti a ritirarsi dai cannoni delle navi da battaglia, che si presero la scena a partire dalle 15.31. I calibri più grandi intervennero alle 15.53. Alle 16 in punto il Cesare fu colpito da una salva sparata dal Warspite che attraversò il fumaiolo poppiero. I danni furono lievi, ma il fumo dell’incendio che si generò fu molto intenso. Quattro delle 8 caldaie della nave da battaglia si fermarono, ma, ben presto, 2 furono ripristinate. Pure l’incrociatore pesante Bolzano fu centrato da alcuni colpi.

Gli italiani danneggiarono il Gloucester e riuscirono ad affondare un cacciatorpediniere nemico, l’Escort. Nell’arco delle 2 ore di combattimento non ci fu il ricorso ai più moderni aspetti tecnici, quali l’utilizzo del radar o l’appoggio dell’aviazione. Questa battaglia del Sud Italia si concluse con un pareggio, ma mise in evidenza delle problematiche che riguardavano la marina italiana, tra cui il mancato impiego di strategie moderne, quali appunto il radar e il coordinamento con le forze aeree, ma anche dei problemi strutturali che, tuttavia, non erano finiti per costare caro contro quella che era, all’epoca, la migliore marina militare al Mondo.

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