Il borgo meridionale che ha 800 portali

Alla scoperta di un piccolo centro abitato del Sud che può vantare numerosi riconoscimenti.

Bovino Puglia


Nel 2002 è stato riconosciuto come uno dei più “Belli d’Italia” dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia). Nel 2013, il Touring Club Italiano gli ha assegnato la “Bandiera Arancione“, vera e propria etichetta di qualità turistico-ambientale. Ancora, nel Programma Operativo Regionale 2000-2006 pugliese, risultava come “centro emergente” nell’itinerario “Normanno-Svevo-Angioino”.

Ci riferiamo a Bovino, comune che sorge in provincia di Foggia, in una posizione strategica tra la Puglia e la Campania. Si suppone che il toponimo derivi dai termini osco e sannita relativi al bue, animale che compare nello stemma cittadino. Presa dai romani durante la Seconda Guerra Sannitica (è ricostruita nel 323 a. C.), Plinio il Vecchio la indica come “Vibinum“, luogo apprezzato per la piacevolezza del paesaggio. Nel 217 a. C., prima della battaglia di Canne, vi si accampa il condottiero cartaginese Annibale.

Con il crollo dell’impero di Roma, entra a far parte della Diocesi di Benevento e quindi subisce la dominazione longobarda. Contesa dai bizantini, che la distruggeranno nel 663, riofirsce per merito proprio di un imperatore di Costantinopoli ovvero Basilio I il Macedone. Sede episcopale dal 971, è devastata dai saraceni 5 anni più tardi e, durante l’XI secolo, è una delle ultime roccaforti bizantine in occasione dell’arrivo dei normanni. Conquistata, nel 1043, da Drogone d’Altavilla (che vi fa erigere il castello), vive un periodo di tranquillità e prosperità durante il regno di Federico II.

Nei secoli successivi è possedimento di diverse famiglie nobili, ma sono i discendenti del casato iberico di Navarra, i De Guevara, a lasciare un’impronta importante sulla storia del posto. È don Giovanni a rimodernare il maniero e la torre e a trasformarli in un palazzo gentilizio che, poi, ospiterà il Tasso, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e Papa Benedetto XIII. Nel 1656, la sua popolazione è decimata dalla peste. Dopo l’unità della Penisola, è occupata dal brigente Carmine Crocco, originario di Rionero in Vulture, in Basilicata. Tuttavia, questo luogo non ha solo una storia antica e interessante.

Immersa nella splendida cornice naturale dei monti Dauni, è caratterizzata da ben 800 portali in pietra. Ospita 7 chiese tra le quali spicca la Cattedrale di Santa Maria Assunta, un edificio di culto in origine bizantino, poi rimaneggiata in romanico. Stesso stile che caratterizza la Chiesa di San Peitro. Da visitare anche la Chiesa di San Marco, con tombe vescovili monumentali. Imperdibile pure il Santuario di Valleverde che, secondo la leggenda, fu costruito (nel 1266) in seguito all’apparizione di Maria, madre di Gesù, ad un boscaiolo. Tra querce e faggi, la Vergine chiese all’uomo di innalzare un immobile a lei dedicato e di intitolarlo alla Madonna di Valverde, località della Spagna, dove il suo culto era stato abbandonato per via della malvagità degli abitanti del posto. L’attuale santuario sorge sui resti di quello antico, distrutto da un terremoto.

Altri siti di interesse culturale sono il museo Diocesano, nelle mura del Palazzo Ducale, il Civico, che ha sede in quello Pisano, il ponte romano e le Cantine Cerrano, monumento archeologico sotterraneo che consiste in 2 ambienti contigui, in passato parte di una cisterna d’epoca romana. Infine, una gita in loco può essere allietata da una gustosa mangiata. Tra i prodotti tipici, ricordiamo i biscotti con le mandorle, le orecchiette con il sugo di carne e i taralli. Tuttavia, il pezzo forte è il caciocavallo podolico che si realizza solo con il latte di particolari vacche dal manto grigio che, a quanto pare, sono state portate nel Sud Italia dagli unni (o dai romani), dall’Ucraina.

 

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