L’Epifania in una regione del Sud è ‘Pasca de is Tre Reis’

La Sardegna ha una tradizione molto vasta che riguarda non solo l'Epifania, ma tutto il mese di Gennaio scandito da proverbi e filastrocche



La Sardegna ha una tradizione molto vasta che riguarda non solo il giorno dell’ Epifania, in sardo “Pasca de is Tre Reis” oppure “Pasca de sos Tre Res” (La festa dei Magi), ma tutto il mese di Gennaio, in sardo “Gennàrgiù”, “Bennarzu” (termini che, secondo alcuni linguisti, derivano dal nome latino del mese: Januarius o Giano) scandito da proverbi e filastrocche.

I primi 12 giorni di Gennaio, per tradizione contadina rappresentano in 12 mesi dell’anno per cui l’andamento di questi giorni sono la previsione, la profezia di come andranno i successivi mesi: il I Gennaio si avrà la predizione di tutto il mese di Gennaio, il 2 Gennaio la previsione sull’andamento di Febbraio, il 3 Gennaio di Marzo e così via fino a Dicembre.

Sono molte le filastrocche dedicate a questo mese, uno dei più famosi recita: “Dae innoghe a Bennarzu, nè anzone nè arzu; Dae Bennarzu in cudda ia, fritu, fàmene e carestia.” (Da qui a Gennaio, né agnello – morirà-, né ghiaccio – ci sarà – ; da Gennaio in quella via – in poi – freddo, fame e carestia). Questo detto ha un significato molto importante, poiché gli ultimi giorni di questo mese sono molto freddi si teme per gli animali da pascolo, quindi i pastori lo recitano per ricordare di prestare attenzione alle greggi.

L’epifania in Sardegna trae le sue origini dalla cultura spagnola, infatti è in questo giorno che avviene l’apertura dei regali, e non a Natale, più in linea anche con le sacre scritture che prevedono l’arrivo dei Magi con i doni per Gesù Bambino. Il dolce tipico della Befana è “Dolce dei tre Re”, un impasto zuccherato in cui venivano inseriti un cece, una fava e un fagiolo e chi, la notte del 5 Gennaio, avesse trovato uno di questi legumi nella propria fetta di dolce avrebbe ricevuto molta fortuna.

C’è anche la tradizione per cui bisognava procurarsi due arance, sulla cui scorza praticare delle incisioni. I bambini giravano per tutte le case del proprio paese e mostrando le incisioni sulle arance chiedevano: “Nem’ estrèna?” Se si era fortunati, all’interno delle arance veniva inserita una moneta come regalo.