sabato, Luglio 2, 2022
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Il primo osservatorio vulcanologico al Mondo? È al Sud

Alla scoperta della storia di un'stituzione scientifica che rappresenta uno dei tanti primati che il Meridione può vantare.

Il Mezzogiorno d'Italia è da sempre terra di eccellenze, spesso anche a livello mondiale. Ed è così anche in questo caso. Infatti, il più antico istituto di ricerca scientifica per ciò che riguarda i vulcani è stato fondato in terra meridionale, per la precisione a Napoli. Ci riferiamo all'Osservatorio Vesuviano, nato per volontà di Re Ferdinando II di Borbone, nel 1841.

L'inaugurazione avvenne nel 1845, in occasione del VII Congresso degli scienziati italiani che fu ospistato dalla città partenopea. Il primo direttore fu il fisico Macedonio Melloni, cui seguì Luigi Palmieri, nato a Faicchio, nei pressi di Benevento e, tra l'altro, inventore del, anche in questo caso, primo sismografo elettromagnetico, nel 1856. Oggi, il sito ospita il museo e la biblioteca storica della struttura.

L'Osservatorio Vesuviano studia i vulcani attivi della Campania, quindi il Vesuvio, l'area dei Campi Flegri e quella dell'isola di Ischia, oltre allo Stromboli, in Sicilia. Sorge a soli 2 km di distanza dal cratere. Per ciò che riguarda la sua storia, una data decisiva è quella del 1631 quando si ebbe un'eruzione violentissima, a partire dalla quale, per i secoli successivi, l'attività del Vesuvio fu, in pratica, continua. Sorse, perciò, la necessità di un'attività di monitoraggio, di cui si fece portavoce, addirittura, Re Carlo di Borbone.

Osservatorio Vesuviano
L'Osservatorio in una foto che risale al 19^ secolo, del fotografo Giorgio Sommer.

Ben presto, l'interesse per l'ininterrotta attività del vulcano partenopeo divenne mondiale, attirando, ad esempio, studiosi dalla grande fama come l'inglese Charles Babbage. Il progressivo aumentare del numero di scienziati che si recavano sul Vesuvio fece crescere, di conseguenza, la richiesta di un centro di studi e, pure, dove risiedere. Le istanze non rimasero inascoltate e furono colte da Re Ferdinando e dal suo Ministro Nicola Santangelo.

L'incarico di supervisionare i lavori fu affidato a Macedonio Melloni, nel 1839. Tuttavia, dopo i moti del 1848, quest'ultimo fu allontanato per via delle sue idee liberali. Toccò al campano Luigi Palmieri ereditare le sue mansioni, il quale elaborerà un sistema per il monitoraggio delle attività vulcaniche basata sull'interazione di diverse stazioni e il rispetto di una molteplicità di criteri, che rendevano il tutto più accurato. Fu diretto anche da Giuseppe Mercalli, geologo cui si deve l'omonima scala per la misurazione dell'intensità dei terremoti.

Osservatorio Vesuviano
Una cartolina del XIX secolo che ritrae l'Osservatorio e il Vesuvio.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu requisito dagli Alleati. Nel 1983, a seguito di fenomeni di bradisismo flegreo, la sede fu trasferita. L'osservatorio è sempre stato impegnato nello studio dei principali episodi sismici e vulcanici del Paese, come ad esempio il terremoto irpino-lucano del 1980 e l'evacuazione dei cittadini di Pozzuoli del 1983 (a causa di quanto citato in precedenza) nel nuovo centro di Monteruscello, edificato dal nulla in pochi mesi, esperienza che rimane un unicum nella storia della Protezione Civile della Penisola.

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