Storia del Sud Italia: la regina delle leggende

Approfondimento sulla figura di una monarca molto discussa, che regnò su una grande città meridionale.

Giovanna II di Napoli


La sovrana dagli innumerervoli amanti, al centro di svariati racconti che la dipingono, spesso e volentieri, come una donna crudele e dissoluta. Giovanna II d’Angiò-Durazzo è stata l’ultima rappresentante angioina a sedere sul trono di Napoli e, durante il suo regno, si è ritrovata invischiata in una lotta di potere senza esclusione di colpi. Cade oggi l’anniversario della sua nascita, avvenuta nel 1371 a Zara, in Dalmazia.

Figlia di Carlo III e Margherita di Durazzo, divenne Regina di Napoli alla morte del fratello Ladislao I, nel 1414. All’epoca era già vedova del primo marito Guglielmo d’Asburgo (morto nel 1406), da cui non aveva avuto figli. Lasciò ampio spazio di manovra nelle questioni di governo al patrizio Pandolfello Piscopo, suo amante, nominato Gran Siniscalco del reame. La nobilità partenopea filo-francese era, però, preoccupata dalla mancanza di eredi e, quindi, spingeva per un matrimonio.

Fu così che, nel 1415, Giovanna sposò Giacomo II di Borbone-La Marche, ma senza riconoscergli il titolo regio. L’uomo fu nominato “solo” Principe di Taranto e Duca di Calabria. Trascorso poco tempo, però, il real consorte privò la moglie del potere e ordinò l’assassinio di Pandolfello. Ciò condusse, un anno dopo, alla ribellione dell’aristocrazia napoletana per via della quale, nel 1418, Giacomo decise di rinunciare ai suoi diritti e tornare in Francia, suo paese d’origine.

A questo punto, Giovanna fu incoronata unica sovrana, il 19 ottobre 1419. Intanto, nella sua vita era entrato un nuovo amante, il gran siniscalco Giovanni Caracciolo, detto Sergianni. Il non avere prole continuava, comunque, a rappresentare un problema, tant’è che iniziò ad interessarsi alla questione anche Papa Martino V, dato che il regno napoletano era vassallo di quello della Chiesa. Il pontefice spingeva affinché fosse designato come erede Luigi III d’Angiò-Valois e poteva contare sull’appoggio, a corte, del Gran Conestabile Muzio Attendolo Sforza.

Giovanna era decisa a non piegarsi alle ingerenze della Santa Sede e, consigliata anche da Sergianni, nominò suo successore Alfonso V, Re di Aragona, Sicilia e Sardegna (1421) e prese al suo servizio il comandante Braccio da Montone, al posto dello Sforza. Tuttavia, la situazione si ribaltò di nuovo, quando Alfonso manifestò la chiara intenzione di far suo il potere. Tra l’altro, l’aragonese non nascondeva affatto il suo disprezzo per Sergianni. Allora, appena 2 anni dopo, nel 1423, la Regina associò al trono Luigi III.

L’ennesimo colpo di scena della vicenda di Giovanna si consumò il 19 agosto 1432, quando stanca dei comportamenti del suo favorito, lo fece uccidere. Nel frattempo, nel 1434 Luigi moriva a Cosenza e, perciò, la monarca trasferì a Renato, fratello del defunto, il diritto al trono. L’anno dopo, il 2 febbraio, Giovanna moriva e con lei scompariva la casata francese, visto che Renato sarà, in seguito, sconfitto da Alfonso d’Aragona.

Esistono numerose leggende che la vedono protagonista. La maggior parte riguardano i suoi amanti (nobili e popolani) che, una volta soddisfatte le voglie della donna, erano fatti scomparire. Addirittura, si racconta che, nel Maschio Angioino (luogo dove avvenivano gli incontri), esistesse una botola segreta attraverso la quale i malcapitati finivano a mare, nelle fauci di terribili mostri marini. Un’altra fra le tante ha per protagonista il centro di Satrianum, in Basilicata, fatto radere al suolo, sembra, perché gli abitanti del posto rapirono una sua dama di compagnia o per via dell’amore non corrisposto di un giovane barone del luogo.

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