Storia del Sud Italia: l’incoronazione del Re

La biografia di quello che è stato il monarca fondatore di una dinastia che governò su una grande città meridionale per circa 50 anni.

Alfonso V Napoli
Re Alfonso in un dipinto di Juan Vicente Macip, opera che risale al 1557 circa.


Cade oggi l’anniversario di un evento che ha segnato il corso delle vicende del Mezzogiorno continentale e non solo. Infatti, in data odierna, nel 1442, ascendeva al trono colui che sarà il capostipite della dinastia aragonese di Napoli. Ci riferiamo ad Alfonso V detto il Magnanimo, il quale nasceva il 24 febbraio 1396 a Medina del Campo, in Spagna.

Principe iberico che apparteneva alla famiglia reale dei Trastámara d’Aragona, nel 1416 riceveva in eredità dal padre Ferdinando I i regni di Aragona, Maiorca, Sardegna, Sicilia, Valencia e, anche, la contea di Barcellona. Il genitore discendeva, da parte materna, dal casato aragonese mentre, dal lato paterno, da quello dei Trastámara, stirpe illegittima dei reali di Castiglia. Scopriamo quali furono le vicende che fecero in modo che Alfonso potesse cingere la corona del reame con capitale l’attuale capoluogo della regione Campania.

Acquisita l’autorità regia sul dominio di famiglia nel 1416, 4 anni dopo si imbarcò alla volta della Sardegna. Giunto sull’isola nel giugno 1420, si ritrovò coinvolto nella lotta tra i rami Durazzo e Valois degli Angiò per il possesso di Napoli, in seguito alla nomina ad erede da parte di Giovanna II, a fronte dell’aiuto contro Luigi III. Nel giro di pochi anni, la situazione si ribaltò e Giovanna si riavvicinò a Luigi, scegliendo, questa volta, il transalpino come erede. Con la morte senza discendenti di quest’ultimo, nel 1434, iniziò un conflitto per il controllo del trono partenopeo.

La guerra coinvolse anche gli altri stati della penisola. Decisivo fu l’intervento dei Visconti, signori di Milano. In un primo momento, si schierarono a favore del casato francese e svolsero un ruolo decisivo per le sorti dello scontro. Tuttavia, cambiato schieramento, ebbero un peso fondamentale anche durante la seconda fase della contesa. Non a caso, fu solo grazie all’intercessione del duca Filippo Maria Visconti che si concluse la prigionia di Alfonso, in precedenza catturato dai genovesi dopo la sconfitta rimediata nella battaglia di Ponza, del 1435.

Alfonso V statua
Statua di Re Alfonso sulla faccia del palazzo Reale di Napoli.

In quell’occasione, Alfonso riuscì perfino a stipulare un patto con il duca meneghino e, quindi, forte del nuovo alleato, riprese il conflitto per la conquista di Napoli. Nel 1436 occupò Capua, l’anno successivo sfuggì ad un agguato a Giugliano, grazie all’aiuto della popolazione locale e, nel 1440, occupò Aversa, Benevento, Bitonto, Manfredonia e Salerno. Un anno dopo si scontrava con Francesco Sforza, che combatteva per Renato d’Angiò (successore di Luigi), nella battaglia di Troia. A tal proposito, lo storico Bartolomeo di Fazio racconta che, catturato da un soldato nemico, quando gli rivelò la sua identità, fu liberato e, quindi, fu l’uomo che lo aveva fatto prigioniero a consegnarsi. Il 10 novembre dello stesso anno poneva l’assedio a Napoli, che riuscì a conquistare il 2 giugno del 1442. Trascorsi 10 giorni si ebbe l’incoronazione. Durante il suo regno, i ruoli nell’amministrazioni furono ad appannaggio solo degli spagnoli. Realizzò un rigido sistema di controllo finanziaro e si fece promotore delle arti e della cultura in generale, oltre che di un rinnovamento urbano che gli valse il suo soprannome. Moriva il 27 giugno 1458, nel Castel dell’Ovo.

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO