Storia del Sud Italia: il riconoscimento del potere normanno

Appronfondimento su di un patto grazie al quale i contraenti, entrambi impegnati nel Meridione, giunsero al riconoscimento dei reciproci interessi.

Trattato di Melfi
Antica stampa di Melfi, il centro dove fu sottoscritto il patto.


Nel corso dell’XI secolo il Mezzogiorno d’Italia è stato teatro dello scontro tra il Papato e la potenza emergente dei normanni. I 2 contendenti avevano incrociato le armi nei pressi dell’attuale San Paolo di Civitate, provincia di Foggia, nel 1053 e ad uscirne vincitore era stato il popolo di origine nordeuropea. Quello scontro segnò l’inizio di un conflitto che ebbe termine con il trattato di Melfi (provincia di Potenza, Basilicata), firmato in data odierna, nel 1059.

L’accordo fu sottoscritto da Papa Niccolo II, Roberto d’Altavilla, detto “il Guiscardo” e Riccardo I Drengot. Fu il frutto del convergere dei reciproci interessi, dato che la Santa Sede era in cerca di alleati su cui contare durante la cosiddetta “lotta per le investiture” e perché i normanni avevano bisogno che un’autorità incontestabile dal punto di vista morale legittimasse il loro dominio. Così, in cambio dell’omaggio feudale, il Pontefice riconobbe l’autorità normanna sui territori già in loro possesso e garantì lo stesso diritto anche per quelli ancora in mano a bizantini, longobardi e musulmani.

Il progetto fu sostenuto dall’opera diplomatica dell’abate di Montecassino, ovvero Desiderio di Benevento che sarebbe, poi, diventato Papa Vittorio III  (nel 1086). L’intesa comportò la nomina di Riccardo a Principe di Capua e di Roberto a Duca di Puglia e Calabria. Inoltre, sempre a fronte della tutela pontificia, al Guiscardo fu riconosciuto anche il diritto sulla Sicilia, in quel periodo ancora in mano musulmana. Di fatto, le case d’Altavilla e Drengot divennero vassalle del Papa e il suo braccio armato, ma raggiunsero l’obiettivo che stava loro a cuore: esercitare un potere che avesse una base legale indiscutibile.

Il trattato stabiliva la sovranità papale sul Sud Italia sulla base della “donazione di Costantino” (che solo più tardi si scoprirà essere un falso) e i signori normanni acconsentivano a proteggere la Chiesa dalle minacce esterne (su tutte l’Impero) e a versarle un tributo in monete. All’accordo seguirono il Primo Concilio (3-25 agosto 1059), quando ci fu il formale riconoscimento delle casate normanne e il Concordato (23 agosto 1059), con il quale Benevento (con i territori entro 10 miglia) fu assegnata alla Santa Sede mentre il resto del Principato cadeva sotto il controllo degli Altavilla. Entrambi, Concilio e Concordato si tennero a Melfi.

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