Storia del Sud Italia: la statua di Giordano Bruno

Tutto quello che c'è da sapere sul monumento dedicato allo studioso nato in Campania.

Giordano Bruno
La statua dedicata al filosofo partenopeo in Campo de' Fiori.


È stata una personalità complessa ed affascinante. Intellettuale eclettico, è ricordato oggi, anche, come simbolo della libertà di pensiero. Ed era meridionale.

Giordano Bruno nasce a Nola, in provincia di Napoli, nel 1548. Battezzato con il nome di Filippo, assume quello con cui sarà poi conosciuto solo dopo essere diventato un domenicano (nel 1566).

A partire dal 1576, per sfuggire ad un’accusa di eresia, comincia a girovagare per tutta l’Europa. Si trasferisce prima a Ginevra, poi a Tolosa e, quindi, in successione a Parigi, Londra, Oxford, Praga, Wittenberg, Francoforte e, infine, Venezia.

Giunge nella città lagunare invitato dal nobile Giovanni Mocenigo. I due sembrano andare d’accordo, ma, in seguito, sarò lo stesso Mocenigo a denunciarlo come eretico alla Santa Inquisizione. Trasferito nelle carceri del Santo Uffizio a Roma, vi rimane 8 anni senza mai pentirsi finché è condannato a morte tramite rogo. Sarà bruciato vivo, a Campo de’ Fiori, il 17 febbario del 1600.

Giordano Bruno statua
Particolare del volto della statua.

La sua vita e il suo decesso lo hanno fatto diventare, nel corso dei secoli, per l’appunto, emblema del libero pensiero in opposizione ai vincoli imposti dalle autorità, soprattutto quelle religiose. Per questa ragione, dopo l’Unità d’Italia, fu scelto come soggetto di un monumento con il quale lanciare un messaggio di sfida alla Chiesa e al Papato. Da specificare che una statua in suo onore era già stata eretta durante la Repubblica Romana del 1848, poi fatta abbattare per volontà di Pio IX.

Per quanto riguarda quella che è possibile ancora oggi vedere, la sua storia incomincia il 12 marzo 1876 quando un gruppo di studenti de “La Sapienza” istituisce un comitato per la sua realizzazione. A fornire l’idea che sorgesse in Campo de’ Fiori fu Armand Lèvy, attivista francese, già animatore della Comune di Parigi e, tra i sostenitori, ci fu pure il filosofo Bertrando Spaventa, originario di Bomba, vicino Chieti, in Abruzzo. In questa fase, perfino il Comune di Roma aderisce all’iniziativa e dona 200 lire. Nel 1879 lo scultore Ettore Ferrari ottiene la gestione dei lavori. Elabora un bozzetto che ritrae Bruno mentre sfida il Tribunale dell’Inquisizione che attira molte critiche. Così il progetto è accantonato.

Giordano Bruno statua
Il basamento della statua.

Il 31 maggio 1884 nasce un nuovo comitato, sempre ad opera degli universitari romani. È ancora Ferrari ad occuparsi della costruzione. Si svolgono manifestazioni affinché il monumento sia eretto. Con il benestare del governo nazionale e di una giunta comunale non più filoclericale, il 9 giugno del 1899 si ha l’inaugurazione della scultura. Posta su un basamento a forma di parallelepipedo in granito rosa, in bronzo, raffigura Bruno in atteggiamento raccolto, che guarda verso il Vaticano. Il piede destro spostato in avanti fornisce all’insieme una certa dinamicità. Sul bassorilievo sono presenti 8 medaglioni e 4 formelle bronzee. I primi sono disposti a 2 a 2 per ogni lato della base e raffigurano personalità che si sono opposte al potere ecclesiastico. Si tratta di: Jan Huss, John Wycliff, Michele Serveto, Antonio Paleario, Giulio Cesare Vannini, Pietro Ramo, Tommaso Campanella e Paolo Sarpi. Nascosto, in quello che immortala Vanini, c’è anche un minuscolo volto di Martin Lutero. Tre formelle rappresentano altrettanti momenti importanti della vita del pensatore che arrivava dalla Campania, ovvero la permanenza ad Oxford, la sentenza del Santo Uffizio e il rogo. La IV reca la scritta:

A Bruno

il secolo da lui divinato

qui

dove il rogo arse

Di seguito immagine d’epoca che ritrae le celebrazioni nel giorno dell’inaugurazione:

Giordano Bruno statua
Cerimonia di inaugurazione della statua. Foto d’epoca.