La città del Sud fondata dal figlio della Dea della Bellezza

Alla scoperta di una località che sorge su un'isola meridionale e che,, secondo la leggenda, ospitava le donne più belle di tutto il territorio.

Erice Sicilia


La sua fondazione è avvolta nel mistero. In loco, sorgeva un tempio in onore di Venere, sul quale, poi, è stato costruito uno splendido castello. E qui sono passati personaggi del calibro di Enea ed Ercole.

Ci riferiamo ad Erice, comune posto sulla cima del monte omonimo e che si trova nei pressi di Trapani, in Sicilia. È uno splendido borgo medievale, sede di un centro scientifico che attira studiosi da tutto il Mondo, intitolato al fisico catanese Ettore Majorana, fondato dall’accademico trapanese Antonino Zichichi.

A parte il maniero dedicato alla Dea della Bellezza, nel borgo è possibile visitare numerosi siti di interesse storico e culturale. Basti pensare, tra i tanti, alla Chiesa di San Giuliano, al Duomo dell’Assunta, al Convento di Martogna del terz’ordine di San Francesco oppure alle mura ciclopiche, al Castello e alla Torretta Pepoli, al Quartiere Spagnolo e al Palazzo Burgarella. Centro elimo, sarebbe stata fondata da esuli fuggiti dalla città di Troia, dopo il decennale conflitto contro gli Achei e, in seguito ad un processo di ellenizzazione, sarebbe stata chiamata “Eryx“.

Tuttavia, quello che ci preme raccontarvi sono alcune delle numerose leggende e dei racconti che la vedono protagonista. Innanzitutto, è citata da Virgilio nella sua Eneide. Infatti, vi ci approda l’eroe Enea per ben 2 volte. Una prima per seppellire il padre Anchise e una seconda, un anno dopo, per i giochi in onore del defunto genitore. Il poeta latino racconta anche che fu il teatro dello scontro tra Ercole ed Erice, che vide il primo uscirne vincitore. Il secondo sarebbe stato figlio di Venere e un sovrano locale, re Buta. Sarebbe stato lui a fondare il tempio dedicato alla madre dove si praticavano riti sacri di natura sessuale. La pratica di questi rituali lascia pensare ad un collegamento tra il culto in onore di Afrodite (nome greco di Venere) e quello dell’elima Astarte (Tanit per i cartaginesi, le cui sacerdotesse pure praticavano la prostituzione sacra). Con la dominazione romana, la Dea assunse l’appelativo di ericina. In età antica, l’arrivo della primavera era annunciato dalle colombe sacre a questa divinità che, dal tempio sulla montagna, volavano a quello nelle vicinanze di Cartagine e, nel fare ritorno, si fermavano su un’isola di fronte Trapani, poi chiamata “Colombaia“.

Erice Castello Venere
Il castello di Venere.

A proposito del legame tra la cittadina e la Dea, nelle sue “Primavere elleniche“, Giosuè Carducci scriveva:

De l’ombroso pelasgo Èrice in vetta | eterna ride ivi Afrodite e impera, | e freme tutt’ amor la benedetta | da lei costiera.

E ancora da questo stretto rapporto discenderebbe la tradizione che vuole le donne di Erice tra le più belle dell’intera Sicilia. La loro fama era tale che, nel 1185, da “conquistare” perfino uno scrittore arabo, Ibn Giubayr. Sempre a tal proposito, una vicenda che vale la pena narrare è quella di “Bellina“, una ragazza ericina dalla notevole bellezza. Lei rimaneva affacciata ore ed ore alla finestra di casa, in attesa del suo uomo, un soldato partito per una guerra, che le aveva lasciato in dono un anello come promessa di matrimonio. Tra i suoi pretendenti c’era un nobiluomo, il quale per conquistarla le sottrasse l’anello grazie all’aiuto di un mago. Poi, promise di restituire il monile in cambio di un bacio. Bellina non si piegò e, per ripicca, l’uomo lo gettò in un cespuglio di rovi. Nel tentativo di recuperarlo, la giovane si punse e il sangue gocciolante causò un incantesimo che la tramutò in una biscia. L’avvenenza delle donne del posto era suggellata anche dall’antico proverbio dialettale:

Cu voli sali vaja a Trapani,

cu voli beddi vaja a lu munti

A parte Enea ed Ercole, ad Erice avrebbe trovato rifugio anche l’inventore Dedalo. In fuga dal re Minosse, costui sarebbe stato ospitato dal monarca indigeno Cocalo e avrebbe edifcato, vicino il borgo, delle mura e una statua di un’ariete, del tutto in oro. Nel corso del Medioevo, la montagna fu denominata “San Giuliano” (nome che è rimasto fino al 1934), in onore del beato ospitaliere che avrebbe aiutato Giordano d’Altavilla a sconfiggere gli arabi. Per ringraziare il santo, il padre del condottiere normanno Ruggero d’Altavilla fece erigere la chiesa. Si conclude così il nostro “tour” di Erice. Se i racconti e le bellezze di questa perla del Meridione non bastano per convicervi ad inserirlo nell’elenco dei luoghi da visitare (una volta trascorsa l’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19), vi ricodiamo che qui potete gustare le buonissime genovesi, dei soffici dolcetti imperdibili.

ULTIMO AGGIORNAMENTO