La visita ad un vulcano del Sud raccontata da un autore straniero

La descrizione di una potenza della Natura che si trova al Meridione, nelle parole di uno scrittore inglese.

salita al vesuvio
Immagine di un libro d'epoca che raffigura la salita verso il cratere.


Il Mezzogiorno d’Italia è una realtà dove i luoghi affascinanti non sono mai mancati. E uno di questi, già a metà del XIX secolo, incantava persone provenienti da tutto il Mondo. Tra queste ci fu Charles Dickens.

Nel 1844, il letterato britannico si trasferisce nel nostro Paese per via delle critiche ricevute in patria, a seguito della pubblicazione, ad esempio, di “Oliver Twist“. Nel romanzo, descriveva in maniera spietata la società vittoriana, la quale non prestava affatto attenzione a larghi strati della popolazione e alle condizioni in cui vivevano.

Giunto nella Penisola, la percorre in lungo e in largo e, nel febbraio del 1845, è a Napoli. Alloggia presso l’Hotel Vittoria dal 10 al 26 febbraio di quell’anno (fonte “Il Mediano”, come per il resto dei dati riportati). Attento alle necessità dei più poveri, Dickens rimane sconvolto dagli usi e costumi della plebe urbana partenopea. Tuttavia, non può fare a meno di cantare le lodi del Vesuvio, dove si reca in gita, il 21 febbraio. Della visita, traccia un colorito e minuzioso resoconto, da cui traspare la sua emozione per questa bellezza meridionale.

L’escursione comincia dal lato di Resina e il programma stabilisce la discesa a mezzanotte. I turisti si affidano ad una guida di nome Salvatore e altre 30 persone, di cui 8 trasportano le lettighe mentre gli altri provano a conquistarsi la simpatia degli escursionisti. La scalata è difficile perché il sentiero è ripido e accidentato. Non senza una nota di sarcasmo, lo scrittore descrive quanto avviene. Gli accompagnatori si fanno forza gridando: “Jamme uaglio’, so maccaruni” (“Forza ragazzo, sono maccheroni” perché una volta pagati avrebbero potuto comprare da mangiare). Due portantine sono per le donne, sposate da 6 uomini ciascuna mentre una è per un signore napoletano molto in carne, per il quale ci vogliono addirittura 15 individui. Giungono in cima di sera e l’autore racconta “l’orrore e la grandezza della scena” e rimane colpito dalla vista del golfo e della capitale del Regno delle Due Sicilie. Dickens è uno di quelli che si spinge fino a guardare nel cratere, “nell’inferno di fuoco bollente sotto di noi“. I vestiti bruciano “in una dozzina di punti“. Nemmeno la discesa è facile. Si formano delle catene umane, gli uomini aiutano le donne, ma le cadute sono parecchie. Il tutto si conclude “con un allegro pasto, davanti ad un fuoco splendente“.

Charles Dickens raccolse le sue impressioni sul periodo italiano nell’opera “Pictures from Italy“, pubblicato nel 1846.

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