Una valle sommersa del Sud dove si nasconde un enorme drago a guardia di un prezioso tesoro

Una valle di straordinaria bellezza dimora di antiche leggende che viene sommersa dalla convergenza delle acque di torrenti montani

Foto Facebook Scabec - Bocca del Dragone


In questa valle del Sud è possibile entrare negli inferi, descritti nelle più belle opere epiche, attraversando il letto di un fiume ed uscirne dalla bocca spalancata di un enorme dragone. Stiamo parlando della Piana del Dragone a Volturara Irpinia, nella provincia di Avellino in Campania: sotto gli occhi vigili del drago si sono consumati assassini, sacrifici umani e aspre battaglie.

La Piana del Dragone è un bacino molto ampio che raccoglie molti materiali e depositi alluvionali, quando i torrenti convergono in questa piana la sommergono quasi del tutto per poi defluire nella “Bocca del Dragone”, una zona cataclastica originata da una faglia nel suolo. Questa faglia ha dato origine alla leggenda popolare che racconta la storia di Gesio e il Dragone a tre teste.

La leggenda del Drago a tre teste.

Ma partiamo dal principio. Molto tempo fa, quando Roma stava perdendo la sua supremazia a causa delle lotte politiche e delle incursioni dei barbati, Volturara Irpinia divenne territorio dei Visigoti, guerrieri molto potenti e inarrestabili. Si narra che la loro forza risiedesse non solo nella forza e ferocia dell’esercito, ma soprattutto nel possesso di un enorme drago a tre teste.

La conquista di Volturara fu molto veloce, gli abitanti cedettero immediatamente agli invasori e al ruggito del dragone con un occhio. Dopo aver saccheggiato la città, il drago fu destinato a fare la guardia ad una grotta, dove i Visigoti avevano ammassato tutte le ricchezze delle incursioni e razzie, e lì veniva nutrito attraverso sacrifici umani e di vitelli (due uomini e due vitelli).

Un giorno, uno straniero giunse dal profondo nord: alto più di due metri, biondo e armato di tutto punto, il suo nome era Gesio. Stanco del viaggio, il guerriero fermatosi ad una fonte per dissetarsi, sentì il pianto disperato di una giovane fanciulla, si avvicinò chiedendole quale fosse il motivo di un pianto così triste; la ragazza raccontò dell’invasione dei Visigoti, del dragone e dei sacrifici per sfamarlo.

Senza pensarci troppo, Gesio, si recò presso la grotta del drago. Lì vi trovò due uomini pronti al sacrificio e li liberò, uccidendo poi tutte le guardie e si accinse a scendere nelle profondità della grotta. Camminò a lungo, sentendo l’aria riscaldarsi ad ogni passo e le pareti tremare per il respiro possente: arrivato in una grande sale, osservò di nascosto il drago, aspettando il momento giusto per attaccarlo. Approfittando del fatto che la bestia stesse divorando una delle sua vittime, vi si scagliò contro, ma il drago lo sentì e lo morse con tutte le fauci delle sue tre teste per poi tentare di schiacciarlo sotto la sua potente zampa.

Gesio, con un grande sforzo riuscì a sollevare il grande spadone e infilzare il drago nel suo unico occhio, spinse la spada tanto a fondo da raggiungere il cuore e la bestia stramazzò al suolo, facendo crollare la grotta e creando 3 enormi voragini. Solo dopo che il gran trambusto finì, il guerriero si accorse dei tre scrigni pieni d’oro e pietre preziose: uno lo nascose accanto al corpo del drago, come tributo in suo onore; gli altri due li donò ai cittadini di Volturara Irpinia per poi sparire nel nulla.