martedì, Settembre 28, 2021
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In questa regione del Sud si narra una storia che nessuno conosce ed è pazzesca!

Una leggenda da brividi che risale a moltissimi secoli fa, viene tramandata oralmente di generazione in generazione

L' Abruzzo è la terra delle verdi e rigogliose vallate, fiumi e torrenti, ma anche di alte montagne dimore di magnifici animali e scorci incredibili. Quello che, forse, in pochi sanno è che l'Abruzzo è ricco, anzi ricchissimo di miti, leggende e stregonerie. Tutto ha inizio da una dea della guarigione molto amata dalle prime popolazioni che vivevano nei territori abruzzesi.

Angizia era una dea venerata dai Marsi e dai Pelegni, sorella di Circe e Medea, che aveva la facoltà di curare ogni male attraverso le sue conoscenze. I Marsi credevano che fosse più una maga, una strega, che una divinità e spesso la associavano alla figura del serpente come animale che conosce le profondità della terra e tutte le erbe curative.

Secondo la leggenda la Dea dimorava presso le acque del lago Fucino, dove passava il suo tempo a incantare serpenti e a tramandare alle donne del luogo il potere curativo delle erbe. Divenne famosa per la capacità di curare i morsi di serpente e per i mille modi in cui riusciva a renderli innocui, quasi docili e tutti i suoi discepoli intrapresero, attraverso i suoi insegnamenti la via della "stregoneria". Nei secoli il culto della dea è andato perduto, ma non del tutto: in tutto il territorio abruzzese esistono moltissime leggende legate alle arti magiche delle "curatrici" e delle streghe.

La leggenda delle streghe d'Abruzzo

Molto tempo fa, nei pressi di Castel del Monte, un bambino molto piccolo si ammalò. Tutti gli abitanti del borgo erano molto preoccupati per le condizioni di salute del povero bambino, che peggioravano di ora in ora. Cercarono ogni tipo di rimedio per il suo male, ma le erbe non riuscivano a lenire nemmeno un po' del suo dolore, né tanto meno a curarlo.

Dopo qualche tempo si sparse la voce nel borgo, che il bambino stesse male per un motivo ben preciso: non era una vera malattia a farlo soffrire tanto, ma un sortilegio. Una strega era entrata di notte, attraverso il buco della serratura, nel suo letto con le sembianze di un piccolo animale, ed aveva dato vita al suo maleficio.

Da quel giorno, tutti gli abitanti del borgo presero l'abitudine di mettere una scopa che coprisse la serratura, o un vasetto di lenticchie presso l'uscio: le streghe erano attratte irresistibilmente da questi oggetti e passavano l'intera notte a contare i ramoscelli della scopa o tutte le lenticchie all'interno del vasetto, oppure perdevano la pazienza e andavano via indispettite senza portare a termine il loro compito.

Quando a Castel del Monte un bimbo si ammalava due erano i metodi per evitare che la stregoneria andasse a buon fine. Il primo metodo è detto "ru rite de' sette sporte" in cui la madrina di battesimo del bimbo, a mezzanotte lo porta in braccio per l'intero paese, seguita da tutta la famiglia e dagli amici, senza mai fermarsi e senza rivolgere la parola a nessuno. Il secondo metodo era vegliare il bambino per 8 - 10 giorni e durante l'ultima notte di veglia, chiunque avesse vegliato doveva prendere i vestiti del bambino ed appenderli alla cinta muraria del castello e bruciarli.

A Castel del Monte ogni 17 Agosto viene celebrata la Notte delle Streghe: la notte in cui si accendono fuochi ed intorno a questi, donne, uomini e bambini si riuniscono per ascoltare le storie della propria terra.

 

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