venerdì, Settembre 17, 2021
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Oggi è San Ciro: ecco perché è uno dei nomi più diffusi al Sud

La storia di come un nome di origine persiana è diventato quello più utilizzato in una colonia della Magna Grecia

Oggi 31 Dicembre è San Ciro, questo nome ha origini antichissime anche se il significato è ancora oggi un mistero, se per alcuni significa "giovane" o "eroe", per altri significa "baciato dal sole" o "regale".  Nessuno di queste ipotesi possiede una documentazione certa; quello che è certo in assoluto è che questo nome è il più territoriale in assoluto nella provincia di Napoli, più di Gennaro o Pasquale.

La prima testimonianza di questo nome e la sua diffusione sono da accreditare ad una figura importantissima dell'antichità, un famoso imperatore che visse nel VI secolo a.C. Ciro II di Persia detto "Il Grande" . La sua importanza non era solo riferita alla grandezza del suo impero (dall'attuale Turchia all' Afghanistan), ma anche all'amore che nutriva per l'arte e la cultura che egli riversò totalmente nelle politiche del regno persiano.

La domanda sorge spontanea: come può un nome di origini persiane essere così radicato in una colonia greco-romana come Napoli? La risposta sta nella storia di un altro Ciro, il medico cristiano di Alessandria che salvò Napoli da una gravissima carestia susseguita da un epidemia di peste nel 1764.

La storia di San Ciro

San Ciro nacque ad Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C. fu un medico molto famoso che curava i poveri e bisognosi senza voler nessun tipo di compenso. Purtroppo questo medico così altruista visse nel periodo delle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano, il quale vedeva nemici di Roma ovunque, e le persecuzioni erano solo un crudele tentativo di stanare i traditori.

Per sfuggire alla purga messa in atto ad Alessandria, Ciro fuggì sulle rive del Nilo dedicandosi alla preghiera ma continuando a curare malati. La sua reputazione crebbe a tal punto che cominciarono a circolare voci sulla sua capacità di fare miracoli. Il suo primo discepolo fu Giovanni, un ex militare che dopo averlo conosciuto si convertì al cristianesimo, con lui si recò a Canopo, dopo aver sentito dire che 3 fanciulle e la loro madre erano state condannate al martirio perché cristiane.

Giunti a Canopo, i due uomini vennero notati dal governatore che li fece immediatamente incarcerare in attesa del processo. L'autorità cercò di corrompere i due uomini con ogni mezzo, ma non ebbe mai la risposta che voleva, per questo  Ciro e Giovanni andarono al martirio: vennero dapprima bastonati e ustionati, poi cosparsero le loro ferite di aceto e sale; infine Ciro venne immerso nella pece bollente, che però non lo uccise, per questo decisero di decapitarlo. I due corpi vennero dapprima seppelliti ad Alessandria, poi a Menouthis, Roma ed infine a Napoli nel 1600 dove sono ancora oggi.

Nel 1764 la Campania fu colpita da una carestia e dall'epidemia di peste. Se a Napoli San Gennaro faceva ciò che poteva, alla provincia chi ci pensava? Il vescovo di Portici, Giuseppe Moscatelli, invitò tutti i credenti a pregare San Ciro, il protettore degli ammalati, affinché fermasse la malattia che aveva già fatto moltissimi morti. Il Santo ascoltò le preghiere dei suoi fedeli ed intervenne. Da quel momento in poi, la provincia di Napoli si è talmente affezionata al santo, da affidargli con amore e devozione la maggioranza della discendenza maschile.

 

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