San Gennaro è uno di famiglia: sapete perché viene chiamato ‘Faccia gialla’?

Anche se oggi non è avvenuto il miracolo, la devozione tutta particolare del popolo napoletano per San Gennaro non ha fine

San Gennaro busto

Faccia ‘ngialluta, accurre e stuta ‘sta vampa de lo ‘nfierno. Ora pro nobis” (Faccia gialla, accorri e spegni questa fiammata che viene dall’inferno. Prega per noi) è la preghiera recitata a Napoli nel 1631 durante l’eruzione del Vesuvio che stava per distruggere l’intera città. Il santo rispose alla chiamata e intervenne a favore dei napoletani, la città si salvò.

San Gennaro, “Faccia Gialla” o “Faccia ‘Ngiallut” non è solo un santo, non è solo il protettore di Napoli è un membro della famiglia, un membro importante sicuramente, ma la devozione che i napoletani provano per il Santo è talmente viscerale da lasciare ampio spazio a momenti di straordinaria comicità. Per dirne una, il soprannome “Faccia Gialla” che deriva dal colore della sua statua,  è un modo di dimostrare affetto, un nome scherzoso che esprime non solo devozione ma anche confidenza con il santo. 

A Napoli non c’è distanza tra fedeli e santo, seppur temuta la sua punizione, non c’è un rapporto di soggezione, anzi l’esatto opposto. Esistono moltissimi esempi di come i napoletani “pregano” San Gennaro, di come esso sia presente nei discorsi di tutti i giorni chiamato in causa come consigliere e soccorritore, o quando viene interpellato come colpevole per il suo silenzio. Anche quando, purtroppo come oggi, il miracolo del sangue non avviene, il popolo di Napoli gli resta fedele, un po’ arrabbiato magari, ma sempre devoto.

Qualche esempio di “preghiera”:

Eduardo De Filippo: “Ma questo non è un Santo chist’ è nu zucchero! E’ una sfugliatella, è un babbà al rum. E allor’ spicciammece Gennà pecchè fa’ caver’. Voi forse non lo sentite perchè siete spirito, ma noi eh, con questa bardatura dei vestiti addosso  e il disagio di qualche peccatuccio, supplichiamo di fare una cosa, come si dice ‘frienn magnann’

Totò: “Eh! San Gennaro a Berlino! O’ San Gennaro mio! Che piacere che mi ha fatto vederti San Gennarino mio bello! Anche tu emigrante, vuol dire che anche tu hai attraversato l’Alto Adige! Ma che gioia proprio trovare un paesano all’estero è na cosa che fa un piacere e’ pazz’; so’ emozionato! Mi viene la pelle d’oca, mi viene! San Gennarì quanto sei caro eheh! tra paesani! Senti un pò San Gennà tu mi devi aiutà!” 

Massimo Troisi: “San Gennà je’ nun avessa parlà proprio, je’ sò cliente cca’ […] San Gennà si putisse anticipà nu’ poc’ e pratiche e chella grazia […]tu già saje chell’ che fa, je so cliente e’ voglio o trattamento

Operazione San Gennaro (colloquio di Dudù con il Santo): “Io sono venuto a parlarti da uomo a uomo. San Gennà a Napoli tutti ti vogliamo bene, sei amato, rispettato ogni tanto fai il miracolo. Ma parliamoci chiaro, nel mondo sei poco canasciuto […]Adesso ci hai un tesoro, ma che te ne fai di un tesoro? tu qua stai bene, non ti manca niente e invece co’ 30 miliardi possiamo fare cose da far schiattare d’invidia a tutti[…] Gennarì quann’ sì bell‘!”