La storia dell’eroe italoamericano nato al Sud: fu poeta della libertà

L'uomo che andò in America per sete di conoscenza e libertà che non smise mai di difendere la libertà e la giustizia



Nato a Ripabottoni, un piccolo comune del Molise nel 1884, Arturo Giovannitti era il discendente di una famiglia benestante che gli permise, già in tenera età di coltivare la sua passione per le lettere. Fu educato secondo i valori di stima e libertà che si trasformarono in una vera e propria vocazione nella difesa dei diritti dei più deboli e nel rispetto dei più poveri.

Già in giovane età Giovannitti si distinse per il suo carattere contestatario, non sopportava i soprusi rivolti alla classe operaria e ai deboli e manifestava apertamente il suo dissenso. Il padre, impaurito per le conseguenze del carattere egualitario del figlio, decise di mandarlo in America per allontanarlo dalle manifestazioni e dalle agitazioni che pervadevano gli inizi del 900′ italiano.

Una volta giunto in America, fu accolto dalla famiglia di Guerrino Cristofaro e con il suo aiuto riuscì a terminare gli studi, prima a Montreal e poi a New York. Nonostante il suo viaggio in America fosse stato organizzato per allontanarlo dai moti rivoluzionari, nel 1912 cominciò a partecipare attivamente alle lotte operaie (prima con la Federazione Socialista Italiana del Nord America e successivamente con il sindacato rivoluzionario Industrial Workers of Workd – IWW) e a scrivere articoli di a favore degli ideali di libertà e della lotta:

Ebbene noi siamo fanatici. E prima di noi fu fanatico Socrate, il quale alla filosofia degli aristocratici ateniesi preferì la pozione di cicuta. Ugualmente fanatico fu il Salvatore Gesù Cristo, il quale piuttosto che sottomettersi a Pilato i riconoscere l’autorità di Tiberio quale imperatore di Roma, piuttosto che sottomettersi ai potenti del clero dell’epoca, accettò di venir crocifisso in mezzo a due ladri.

Durante una manifestazione operaia nel 1912 venne uccisa Anna Lo Pezzi e di questo omicidio vennero accusati Arturo Giovannitti e Giuseppe Ettor come mandanti del fatto. Il caso scatenò una forte reazione dell’opinione pubblica mondiale che instancabilmente difese l’innocenza degli accusati, attraverso manifestazioni, movimenti e associazioni che presero vita in ogni parte del mondo.

Il IWW pagò tutte le spese processuali e i lavoratori tessili di Lawrence dichiararono sciopero generale fino alla scarcerazione e alla caduta delle accuse rivolta ai due italiani. La manifestazioni furono molteplici, e anche se non è mai stato ammesso apertamente, con queste gli operai ottennero la messa in libertà dei due sindacalisti, ritenuti dal tribunale innocenti, nel Novembre del 1912. G

Giovannitti non si fermò, la fame di giustizia era tale che continuò nel suo attivismo politico e sociale, fondando e scrivendo per vari giornali in lingua italiana, nel 1923 divenne Segretario Generale della Anti Fascist Association of North America e nel 1925 ebbe parte attiva nella difesa di altri due italiani Sacco e Vanzetti (accusati, incarcerati e uccisi per l’omicidio di un contabile nel Massachusetts; solo 50 anni dopo la loro morte verrà pubblicamente ammesso che le accuse fossero false).

In carcere Arturo Giavannitti scrisse la sua opera più famosa e commovente “The Walker” – L’uomo  che cammina, di cui riportiamo uno stralcio:
“Ho ascoltato tutta la notte passi sulla mia testa.
Vengono e vanno. Vengono e vanno ancora per tutta la notte.
Arrivano dall’eternità in quattro passi e ritornano all’ eternità
in quattro passi, e tra il venire e l’andare c’è
il silenzio e la Notte e l’Infinito.”