La tradizionale pesca che si tiene al Sud

Alla scoperta di quello che è, ormai, un vero e proprio rito per i pescatori del Meridione.

Costardelle Calabria


È un’attività tipica della pesca che si pratica al Sud Italia, per la precisione in Calabria. Affonda le sue radici nel passato ed è giunta fino ad oggi, finendo per trasformarsi in quello che potremmo definire a tutti gli effetti un rituale. Ci riferiamo alla cattura delle Costardelle, animale che appartiene alla famiglia delle Scomberesocidae e che, nel nostro Paese, si trova soprattutto nelle acque dello stretto di Messina.

Durante i mesi estivi, la richiesta da parte dei calabresi è molto alta, come avviene, ad esempio, per il pesce spada. Le Costardelle si cucinano per lo più panate e fritte e insaporite con salmoriglio o succo di limone. La pesca impegna dall’alba fino al tramonto e richiede il ricorso alla cosiddetta “raustina“, una rete a strascico che era immersa in acqua da una barca di dimensioni considerevoli.

La rete che si usava negli anni addietro si contraddistingueva per via della maglie molto fitte che, oggi, non è più permesso usare. Per tale motivo, il pesce di questa tipologia che si ritrova ai mercati è di taglia più grande, proprio a causa del cambiamento dell’attrezzo utilizzato per catturarli. In passato, le operazioni prevedevano l’identificazione della “testa del branco” e, quindi, l’immersione della raustina in modo da intercettare la rotta dei pesci.

Il tutto era facilitato dal lancio di alcuni sassi in mare, che avevano l’effetto di “ingannare” le costarelle. Le estremità delle reti erano assicurate a 2 diverse imbarcazioni, una più grande ed una più piccola, dette “barcone” e “barchittu“. Quando si svolgeva il tutto, i pescatori che si trovavano a poppa del legno più lungo rimescolavano le acque con l’aiuto del “camaciu” e una lunga fiocina.

Ciò era fatto per assicurarsi che tutti i pesci finissero in trappola. Alla fine, si spegneva il motore della barca e le reti erano issate a bordo. Seguiva la raccolta grazie al “coppu” e il trasferimento in un recipiente. Tuttò questo si ripeteva finché la luce lo permetteva, dopodiché si rientrava in porto.

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