La nave asilo meridionale famosa in tutto il Mondo

Una vicenda che riguarda un'impresa pedagogica che ha avuto luogo in una grande città del Sud.

Immagine che ritrae Giulia Civita Franceschi e alcuni degli studenti della nave asilo Caracciolo.


Fin dalla notte dei tempi, l’insegnamento ha sempre avuto una duplice natura, teorica e allo stesso tempo pratica. Per quanto riguarda quest’ultima, una storia interessante arriva dal Meridione.

Posto di rilievo per ciò che è relativo all’evoluzione dell’educazione di natura tecnica è occupato dall’esperienza delle scuole nautiche, tradizione cha si sviluppa nel corso del XIX secolo. Tra le navi scuola che ebbero grande successo presso gli addetti del settore, ce n’era una ancorata nel porto di Napoli.

Ci riferiamo alla pirocorvetta ad elica “Caracciolo” (già Brillante), ormeggiata dal 1913 e per oltre 10 anni al molo Beverello dell’attuale capoluogo della Regione Campania. La promotrice di questo esperimento didattico all’avanguardia fu Giulia Civita Franceschi, educatrice nata nel comune partenopeo nel 1870 e qui morta il 27 ottobre 1957. La donna raggiunse una tale notorietà grazie a tale vicenda e, in generale, per via del suo operato da essere soprannominata la “Maria Montessori del Mare“.

Giulia Civita Franceschi 1
Gli studenti impegnati in un momento di formazione.

Fu, infatti, grazie a lei se, quello che avrebbe dovuto essere l’ennesimo istituto correttivo di impostazione militare, invece, divenne una feconda e molto apprezzata “avventura” pedagogica. Al di là delle possibilità lavorative che si dischiudevano per gli alunni a fronte della natura professionalizzante di tale realtà, ai discenti era così assicurata anche la possibilità di riscatto sociale e l’allontanamento da situazioni e pratiche che avrebbero potuto avviarli lungo la strada della delinquenza. La “Nave Scuola Marinaretti Caracciolo” fu inaugurata nell’aprile del 1913. Era sovvenzionata dal Governo con la somma di 16.000 lire annue e la gestione spettava ad ex ufficiali della Marina. L’insegnamento era curato da ex sottoufficiali (per l’aspetto militare) e da docenti civili (per le discipline di biologia, geografia, falegnameria e meccanica). Fu visitata da diversi eminenti pedagogisti, tra i quali la stessa Montessori e, addirittura, da una delegazione proveniente dal Giappone. Per il suo impegno, la Civita Franceschi fu premiata con una medaglia d’oro nel 1922.

Costei fu direttrice della Nave Asilo dall’agosto 1913 al 1928, lasso di tempo durante il quale furono 750 gli “scugnizzi” accolti e avviati al lavoro. Avrebbe voluto consentire la frequenza delle lezioni anche a bambine e ragazze, ma, con suo rammarico, non riuscì a farlo. In quanto donna, anche lei fu osteggiata nonostante il prezioso lavoro. Dal 1918 fu creata anche una Scuola di Pesca. Con il passar degli anni, l’imbarcazione fu spostata, prima, al pontile Vittorio Emanuele e, poi, al molo San Vincenzo. In estate, “traslocava” a Castellammare di Stabia, dove era stata varata nel 1869. Oltre che dalla Montessori, l’operato della Civita fu apprezzato anche dal giornalista e politico Enrico Ferri e dallo psicologo svizzero Èdouard Claparède. I suoi insegnamenti si rifacevano all’orizzonte culturale dell’Attivismo pedagogico e a principi quali la concezione del minore come unità psicofisica, il valore dell’autodisciplina (che si sviluppa in maniera responsabile con l’azione), la valorizzazione della dimensione comunitaria si univano spunti originali dal lei stessa formulati, quali l’importanza di quella che oggi è definita “educazione tra pari” (i ragazzi si dividono tra insegnante e alunno e imparano aiutandosi a vicenda), i benefici dei rapporti con gli animali (per curare gli aspetti emotivi) e l’invito all’analisi di sé, grazie alla stesura di una propria autobiografia. L’esperienza della Nave Asilo Caracciolo si avviò a conclusione con l’incorporazione nell’Opera Nazionale Balilla, nel 1928, per volontà del regime fascista.

 

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