Il tesoro del Sud, nascosto in una grotta abitata dai fantasmi

Alla scoperta di una vicenda dalle tinte soprannaturali, ambientata nel Mezzogiorno d'Italia.

Sicilia tesoro


Il Meridione è un luogo dove le leggende e i racconti fantastici abbondano.

Uno di questi ci porta in Sicilia, isola che, secondo il folclore locale, è disseminata di “truvaturi”.

Con questo vocabolo si intendono i tesori nascosti, ricchezze che gli abitanti del luogo provvedevano a celare quando, lungo le loro coste, apparivano le vele delle navi saracene. A questa credenza è associabile una vicenda che interessa una caverna che sorgerebbe nei pressi di Monreale.

A Grisì, frazione del comune che rientra nell’area della città metropolitana di Palermo, in una grotta, si troverebbe un quantitativo di gioielli, monete d’oro e altri averi da far impallidire i re e le regine di tutto il Mondo. Per la precisione, l’antro sarebbe situato nel feudo di Disisa dove un agiato moro avrebbe nascosto tesori tali da rendere ricchi tutti i siciliani, conosciuti come “‘u Bancu ri Disisa“.

A parte le fortune, nella spelonca ci sarebbero anche degli spiriti. Questi non fanno altro che giocare a bocce, a carte e a dadi. Sul luogo grava, però, un incantesimo che impedisce di trafugare anche una singola moneta. Chi ci ha provato, ha sempre fallito. Addirittura, un uomo avrebbe tentato di sottrare alcuni spiccioli facendoli ingoiare al suo cane. Tuttavia, l’animale non riuscì ad uscire dall’antro finché non ebbe evacuato. Comunque, un modo per appropiarsi di tutto ci sarebbe. Bisognerebbe farsi aiutare da 3 persone di nome Santi Turrisi. Questi dovrebbero arrivare dai 3 capi dell’allora regno e, pure, togliere ad una giumenta bianca il suo collare con campanelle, privarla delle interiora, friggerle e mangiarle nella grotta. Fatto ciò, i 3 andrebbero uccisi e, a quel punto, ci si potrebbe appropiare delle ricchezze. Un’altra versione sostiene che l’unica cosa da fare sarebbe leggere nell’antro il libro che lì si trova, ma al buio, senza l’aiuto di alcuna luce.

Questo racconto è stato studiato da alcuni dei principali antropologi siciliani come, ad esempio, Giuseppe Cocchiara e Giuseppe Pitrè, oltre ad essere stata omaggiata dal cantante Mario Venuti nel brano “Il banco di Disisa”. A proposito esiste un antico detto che recita:

Un grande Re turco incontrando dei siciliani domandò loro: Si sbancò ‘u Bancu ri Disisa? e alla risposta negativa esclamò: Allora la Sicilia è ancora povira!

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