10 curiosità su Palermo, tra storia e mistero

Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo


scriveva Goethe nel suo “Viaggio in Italia“, ma di cose indimenticabili, la città, ne vanta tantissime. Fondata dai Fenici, il capoluogo siciliano ha una storia molto antica, ricca di aneddoti, leggende e curiosità che hanno lasciato il segno tra i vicoli e gli edifici cittadini. Ecco un elenco di 10 cose da sapere.

1. La Monachella

Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele è il più grande edificio lirico d’Europa. L’inizio della costruzione risale al 1875, su di un’area dove sorgevano la Chiesa delle Stimmate e il Monastero di San Giuliano. Secondo la leggenda, la demolizione degli edifici preesistenti causò la profanazione della tomba di una suora. Ciò avrebbe originato la rabbia dello spirito, per via dell’interruzione del suo sonno eterno. Questo spettro è detto, per l’appunto, la Monachella e sarebbe stato avvistato sul palcoscenico, dietro le quinte e nei sotterranei. Addirittura, si racconta che chi non crede nel fantasma, inciampi in un specifico gradino del teatro, conosciuto come il “gradino della suora“.

2. Suora della Mercede

La Chiesa di Santa Maria della Mercede è un edificio di culto che si trova nel quartiere Capo. La leggenda vuole che, nel campanile, si aggira il fantasma di una suora, che, di notte, si affaccia alla ricerca della figlia. Infatti, prima di essere costretta a prendere i voti, la donna avrebbe dato alla luce una bambina, che le sarebbe stata sottratta. A quanto pare, però, lei continua a cercarla.

3. Vecchia dell’aceto

Alla fine del XVIII secolo, nel quartiere Zisa, visse tale Anna Pantò. Fu condannata a morte per impiccaggione, il 30 luglio 1789, con l’accusa di veneficio e stregoneria. Dagli atti del processo, risulta che, in realtà, il suo nome fosse Giovanna Bonanno, sposata con Vincenzo e che vendesse veleno, soprattutto a donne, che volevano uccidere i propri mariti. La sostanza mortale consisteva in un misto di aceto e arsenico. Da qui il soprannome “vecchia dell’aceto“. Descritta come una mendicante anziana, di brutto aspetto, il cui unico scopo era guadagnare dalla vendita della tossina, si racconta che il suo spirito si aggiri ancora per le strade della città.

4. La Bella Addormentata

Nel quartire Cuba si trovano le Catacombe dei Cappuccini. Qui, sono conservate circa 8000 mummie. Tra queste, quella di Rosalia Lombardo, bambina di 2 anni, morta nel 1920. Questa risulta essere la mummia meglio conservata al mondo, grazie ad un tecnica inventata dall’imbalsamatore palermitano Alfredo Salafia. E così, a causa del suo aspetto serafico, la piccola è chiamata “Bella Addormentata“. Inoltre, si dice che, di tanto in tanto, la bimba apre gli occhi. Gli scienziati affermano che ciò è dovuto all’umidità del luogo e ad effetti di luce, ma non tutti la pensano così. E c’è chi grida al miracolo.

5. Cappella Cagliostro

Alessandro, Conte di Cagliostro è stato un avventuriero e alchimista, nato a Palermo il 2 giugno 1743. Protagonista di una vita movimentata, che lo vide girovagare per le corti europee, morì rinchiuso nella fortezza di San Leo, a Rimini, il 26 agosto 1795, dopo essere stato condannato dalla Chiesa. A questa eccentrica figura è stato dedicato un vicolo nel mercato di Ballarò, dove è possibile trovare anche un cappella con un suo dipinto, a cui una mano ignota ha aggiunto un naso rosso, come da clown.

6. Un fiume in città

In passato, diversi fiumi bagnavano la città di Palermo. Uno di questi era il Kemonia o Cannizzaro. Soprannominato “fiume del maltempo“, a causa delle piene che lo contraddistinguevano, tra il suo letto e il Papireto è sorto il primo nucleo dell’attuale centro urbano. Oggi, in via Porta di Castro, è possibile trovare una targa che ricorda questo corso d’acqua scomparso.

7. La fontana della Vergogna

Fontana Pretoria è un complesso architettonico che si trova nella piazza di fronte al Comune. Costruita nel 1554, per il giardino di don Luigi di Toledo a Firenze, fu acquistata, nel 1581, dal Senato della città, dato che il commitente era indebitato e non poteva pagarla. Il nomignolo è dovuto alle 48 statue che la compongono, che raffigurano donne nude. Intorno alla fontana, circolano diversi racconti. Uno vuole che le statue rappresentassero i personaggi discutibili che, tra XVIII e XIX secolo, animarono la vita cittadina. Un altro associa la Regina Giovanna d’Angiò, a quanto pare, donna dal grande appetito sessuale, alla scultura sdraiata in maniera lasciva vicino ad un cavallo!

8. Il protettore di Palermo

Nella cultura popolare della città un ruolo di primo piano è giocato dal Genio. I palermitani credono che questo essere sovrannaturale li protegga, al pari di Santa Rosalia. Raffigurato come uomo anziano, con la barba divisa a metà, incoronato, il cui corpo è circondato da un serpente, ne esistono diverse raffigurazioni. È possibile trovarlo al centro della fontana di Villa Giulia, su quella di Piazza Rivoluzione, sullo scalone del Palazzo Petrorio, in una nicchia nella Vucciria. Andare alla ricerca di altri potrebbe essere una sfida, per rendere più avvincente un soggiorno nel capoluogo.

9. La cuccia di Santa Lucia

Non si può raccontare Palermo senza accennare alla sua cucina. A tal proposito, un dolce tipico della città è la cuccia. È una ricetta di grano e ricotta di pecora, che può essere sostituita con crema di latte bianca o al cioccolato. Si narra che il 13 dicembre 1646 arrivò nel porto un carico di frumento, che mise fine ad una carestia. I parlemitani erano così affamati da bollirlo e mangiarlo, senza macinarlo. Da allora, è un piatto tipico del menù del festa di Santa Lucia.

10. Pupaccena

Altro dolce tipico palermitano è quello dei Pupi di zuccaru o Pupi di cena, perciò Pupaccena. Sono statuette in zucchero con le fattezze di cavalieri, soldati, ballerine e contadinelle. Le varianti più recenti includono, anche, i personaggi dei cartoni animati. Si consumano in occasione della festa dei morti. C’è chi dice che la loro origine risalga alla decisione di Enrico III di arricchire la sua mensa e chi, invece, sostiene che siano frutto dell’inventiva di un nobile arabo decaduto, intenzionato ad offrire un banchetto all’altezza del suo status sociale. Sia come sia, questi dolci sono caratteristici della celebrazione dei defunti.

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