Luca Abete in esclusiva: “Valorizzare il talento dei giovani meridionali”

Abbiamo intervistato l'inviato del programma Mediaset. Ne è venuta fuori una chiacchierata interessante che ci ha permesso di scoprire qualcosa di più dell'uomo e dei valori che, da sempre, caratterizzano il suo lavoro.

Luca Abete
Foto gentile concessione di "Lab Production".


È un volto noto della televisione del nostro Paese. Esempio di impegno sociale e di professionista votato ai valori della legalità. Ed è nato al Sud Italia.

Stiamo parlando di Luca Abete, inviato del programma televisivo “Striscia la Notizia“. Nasce ad Avellino il 2 Ottobre del 1973. In gioventù clown ed animatore, il suo esordio in tv risale al 2001, in un programma regionale dedicato ai bambini.

Da allora, la sua carriera televisiva è decollata. Prima dell’approdo alla Mediaset, si distingue come intervistatore pungente in trasmissioni della Rai e inizia così a delineare quello che ancora oggi è il suo marchio di fabbrica. L’8 gennaio del 2005 partecipa alle selezioni di “Striscia” e, dopo anni di apprendistato, il 4 ottobre 2008 va in onda per la prima volta come inviato.

Luca Abete Striscia
Nel 2010, Luca Abete ha condotto alcune puntate della trasmissione di Canale 5.

Convinto sostenitore della necessità di stimolare i giovani e di fornire esempi in cui credere, dal 2014 è impegnato nel tour #NonCiFermaNessuno, rivolto agli studenti universitari e delle scuole superiori, a cui offre messaggi di incoraggiamento. In ambito professionale, ama sperimentare ed è da sempre attento ai cosiddetti newmedia. Appassionato di pallacanestro e della fotografia, apprezza la buona cucina. Lo abbiamo raggiunto ed intervistato. Ecco quanto ci ha detto.

1. Incominciamo dall’attualità. In che modo, l’emergenza sanitaria in atto, ha influito sul tuo lavoro?

Da un punto di vista, noi abbiamo cambiato molto il nostro modo di lavorare. Da un altro, diciamo che abbiamo continuano ad andare in onda e a produrre un format molto simile a quello che da 32 anni accompagna i telespettatori la sera. Il cambio è soprattutto per noi inviati di strada che viviamo con le nostre inchieste il contatto diretto con la gente, con i luoghi, con le strade vere e proprie. Perciò, non potendoci muovere, abbiamo dovuto trovare delle formule diverse. Un grande aiuto è arrivato dai cittadini: alcuni servizi infatti, sono stati realizzati proprio grazie a filmati inviati dalle persone, che ci hanno consentito di non uscire di casa. Sembrava che tutto si dovesse fermare, ma, alla fine, Striscia è ancora in onda.

2. Sei un precursore nel campo dei new media e hai sempre amato sperimentare. Come credi cambierà il modo di lavorare al Sud, nel prossimo futuro, a causa di quanto sta accadendo per via del Covid 19?

Questo periodo di quarantena ha avvicinato tantissime persone alle tecnologie e alle forme di comunicazione. Come dicevi, sono sempre stato molto curioso e appassionato degli strumenti in grado di facilitare alcune azioni. Di sicuro, uno degli aspetti positivi che ci porteremo dietro, sarà l’utilizzo delle tecnologie per accorciare le distanze e per limitare gli spostamenti. Per quanto riguarda il Meridione, che ha una vocazione turistica molto forte, mi fa paura l’estate che sta per arrivare. Sarà un periodo difficile per gli operatori turistici perché si può fare una riunione rimanendo a casa, ma il turismo richiede di uscire e andare nei luoghi che, oggi, sembrano irraggiungibili. Mi auguro che ci siano al più presto le condizioni per vivere il grande patrimonio turistico di questa terra meravigliosa.

Luca Abete motivatore 1
NonCiFermaNessuno è un progetto che va avanti dal 2014.

3. Sei nato ad Avellino. Puoi raccontarci un episodio della tua biografia che ti lega alla tua città natale e che testimonia perché è una città che, almeno una volta nella vita, bisognerebbe visitare?

Io mi sento una persona fortunata perché, a parte qualche anno vissuto fuori zona quando ero piccolo, tuttora sono residente nella mia città, vicino ai miei affetti. Se ho iniziato a fare questo lavoro, lo devo anche alla mia città perché mi ha dato la possibilità di muovere i primi passi e sperimentarmi. Per quanto riguarda, invece, i legami con i luoghi, ricordo con simpatia e consiglio di visitare Montevergine, che raggiungevamo con i motorini ogni fine anno scolastico. C’era un grande desiderio di libertà e di godersi le giornate. Così, salire lassù era una delle cose più belle. Molte persone si fermano al Santuario. Noi andavamo oltre, nella piana di Campo Maggiore che può essere una delle località più belle da visitare per chi viene in Irpinia.

4. Avellinese e appassionato di basket e, infatti, sei tifoso della squadra di pallacanestro della tua città. Ritieni che lo sport costituisca una maniera che potrebbe aiutare i giovani meridionali ad eccellere nel nostro Paese?

C’è da dire che, purtroppo, il basket ad Avellino si è spento con il fallimento della società che gestiva la squadra. Detto ciò, io adoro la pallacanestro perché uno sport pulito, che ti punisce al minimo contatto, in cui le emozioni sono tante e ravvicinate. Sport di tattica, dove c’è un grandissimo spirito di squadra e una fenomenale esigenza di individualità. Caratteristiche utili alla crescita di un giovane e allo sviluppo delle proprie potenzialità. Il Sud è di sicuro una grandissima miniera nel campo sportivo. Se vogliamo limitarci al calcio, posso citare Ferrara, Cannavaro e Gattuso. Sono 3 meridionali importanti, ma ce ne sono tantissimi. Molti sono emersi con il calcio, però, ce ne sono anche in altri sport. Il problema serio sono le strutture sportive, spesso malgestite, maltenute o proprio assenti. Fattore che determina lo sviluppo solo degli sport più popolari, penalizzando sport di grande tradizione molto diffusi altrove. Ci vorrebbe più sensibilità da parte delle istituzioni nel creare dei percorsi, per valorizzare il talento dei giovani meridionali, così da farli eccellere e diventare una forza per l’intera Penisola.

5. Il tuo tour #NonCiFermaNessuno è rivolto proprio ai ragazzi. A parte lo Sport, secondo te, in che modo si potrebbero sostenere gli sforzi degli adolescenti meridionali per affermarsi nella vita? E in base ai tuoi incontri con loro, che impressione ne hai?

Sono 6 anni che porto avanti questa campagna sociale. È dal 2014, che è nata constatando di persona quanto i ragazzi avessero bisogno di storie credibili alle quali aggrappare la propria fiducia. Gli adolescenti sono molto sfiduciati, ricevono messaggi che penalizzano il loro entusiasmo. Molti sono costretti ad andar a cercare lavoro lontano dai luoghi in cui sono cresciuti. L’importante è avere il giusto spirito di sacrificio e la consapevolezza che occorre inseguire i propri sogni, anche se questo può avere un prezzo alto. Dico agli studenti, durante il mio tour, che l’obiettivo non è vincere il campionato, ma è scendere in campo per provare a giocare la migliore partita possibile. Molto spesso la paura di dover vincere, può bloccare e immobilizzare. Perciò “Non Ci Ferma Nessuno”, è l’urlo di chi deve accettare le sfide e, magari, ringraziare qualche sconfitta, che può essere gestita per insegnarci qualcosa. È un messaggio che ai ragazzi piace molto ed è stato apprezzato dalle istituzioni scolastiche e dal mondo accademico italiano. Anche Papa Francesco mi ha voluto a Città del Vaticano per parlare a 7000 giovani di queste cose! Io renderei obbligatoria una disciplina motivazionale, già dalle elementari. Per far capire ai bambini, di un’età fragile, ma durante la quale si forma il carattere, quanto sia importante essere determinati, il valore dell’ascolto, del rispetto delle storie altrui e di come, dalle proprie piccole esperienze, possa nascere una consapevolezza di sé.

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Luca Abete insieme a Papa Francesco.

6. Ormai dal 2005 sei impegnato nella lotta per la legalità grazie al lavoro che svolgi per “Striscia la Notizia”. A tal proposito, qual è il servizio girato al Meridione a cui sei più legato e perché?

Io mi occupo della Campania e credo sia un privilegio, perché avere la possibilità di affrontare e magari risolvere o semplicemente denunciare i problemi della propria terra ha un valore enorme. Sono orgoglioso di tutte le battaglie fatte perché svolte sempre su sollecito dei cittadini e mai per cercare uno scoop televisivo. La più grande battaglia è senza dubbio quella ambientale. In particolare, già nel 2009 denunciavo i loschi affari di chi smaltiva in maniera illecita i rifiuti che poi venivano bruciati! In pochi sapevano cosa fosse la Terra dei Fuochi, la gente era rassegnata e quasi abituata a quello che provavo a far capire essere un rischio gravissimo per tutti. Sono fiero di queste battaglie che mi hanno esposto a dei rischi e fatto additare perfino in maniera negativa, ma, hanno portato con il tempo ad una consapevolezza, a livello nazionale. Il fatto di aver contribuito ad accendere un faro su tutto ciò mi rende orgoglioso.

7. Una tua grande passione è la fotografia. Se potessi immortalare un solo luogo del Mezzogiorno d’Italia, quale sceglieresti e perché?

Bella domanda perché, in generale, il nostro Paese è uno dei posti più belli che esistono. Siamo fortunati ad avere dietro l’angolo tante meraviglie. Io dico il litorale domizio, che per me ha un valore simbolico importante. Molto spesso vediamo foto di posti lontani da noi, di paradisi da visitare, con dei tramonti stupendi. Io dico che il tramonto che si vede sul litorale domizio non ha nulla da invidiare a quelli dei posti più blasonati. Poche zone italiane hanno chilometri di spiaggia dorata, lagune all’interno con tantissime specie di volatili e, quindi, ribadisco senza dubbio, come valore simbolico, il litorale domizio.

8. Concludiamo con una domanda che riguarda i tuoi gusti personali. Sei un fan della buona cucina. Tra quelli della gastronomia irpina, qual è il tuo piatto preferito e per quale motivo?

Avellino è famosa per la buona cucina. Tantissime persone arrivano da fuori per passare ore intorno ad un tavolo. Di sicuro, la regina della cucina irpina è la pasta fatta a mano. Ti dico una ricetta, lagane e ceci, tipica della tradizione povera. Ti ho dato un primo, ed ecco anche un secondo: il baccalà alla pertecaregna. Tipico delle zone interne dell’Irpinia, dove c’è una grandissima tradizione del baccalà perché, negli anni addietro, non era facile avere pesce fresco di continuo e, dato che il baccalà si conserva meglio, veniva cucinato in tanti modi. Alla pertecaregna è molto semplice. Il pesce è cotto e aromatizzato in un olio fatto con il peperoncino crusco, che non è piccante, ma dolce e che dà sapore al tutto. Un piatto semplice a cui sono legato.

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Un vulcano di energia.

Si conclude così la nostra chiacchierata con Luca Abete, che si è dimostrato gentile e alla mano. L’inviato di Striscia ci ha tenuto a sottolineare alcuni dei valori che, da sempre, contraddistinguono la sua professionalità e per i quali, tutti i meridionali, dovrebbero essere orgogliosi.

Le foto che corredano l’intervista sono una gentile concessione di “Lab Production”, agenzia fondata da Luca Abete.