La città del Sud salvata dalle api e che conserva una ciabatta del Papa

Alla scoperta di un centro meridionale che è stato teatro di tantissime vicende tra lo storico e il fantastico.

Licata Sicilia
La città vista dal Mare.


Nel Mezzogiorno d’Italia esiste un comune nei pressi del mare, dal panorama suggestivo e dalla bellezza incontaminata.

Tuttavia, questo luogo ha fatto anche da sfondo a moltissimi eventi, che mescolano la Storia con le leggende. Si tratta di un centro che affaccia sulla costa meridionale della Sicilia.

Ci riferiamo a Licata, che sorge nelle vicinanze di Agrigento. Conosciuto già dai Fenici, tra il XII e l’VIII secolo a. C., deve il nome al vocabolo greco “Alukates“, da cui, scomparsa la lettera “A”, per aferesi, deriva l’attuale denominazione.

Il significato del termine greco è “salato” e, nei suoi pressi, sfocia il fiume Salso che i coloni ellenici chiamavano “Alukos” perché era ricco di minerali. Conserva diversi resti di età greca e antecedente. È una zona dove abbondano le tradizioni con radici che affondano molto indietro nel tempo. Parecchio suggestive sono le celebrazioni del Venerdì Santo e la festa del Santo Patrono, Sant’Angelo.

Anche in cucina i licatesi sanno farsi rispettare, come dimostrano i muffuletti, una delle versioni del pane al sesamo diffuso in tutta l’isola e ricette quali quella della pasta con il macco, cioè con il purè di fave. Ciò che, però, contraddistingue in maniera particolare la città siciliana è l’abbondanza di curiosità che la riguardano. Ad esempio, ai piedi della montagna che domina sul comune, si trova il pozzo della Grangela, una costruzione di epoca preellenica. Ebbese, pare che questo vano, che scende per 18 mt in profondità, sia la casa dei “Rianeddri“, degli spiriti malvagi che, pur di ottenere i tesori nascosti nel sottosuolo, sono pronti a rapire bambini (per la precisione 7) e ad ucciderli.

Però, non finisce qua. Di fronte al Monte Sant’Angelo si è combattuta la battaglia navale tra cartaginesi e romani, che vide i secondi avere la meglio grazie alla guida di Attilio Regolo. Dopo il successo sui mari, costui approdà in Africa dove fu sconfitto e catturato. Inviato a Roma per trattare la pace, invece, spinse i suoi concittadini a riprendere la guerra. Comunque, pur di mantenere la parola data ai suoi carcerieri, tornò indietro e si dice che fu sottoposto ad un terribile supplizio. Costretto a rimanere sveglio 5 giorni di fila, fu poi lanciato a mare, in una botte piena di chiodi. C’è chi sostiene che il rilievo da cui fu buttato in acqua fosse quello che incombe su Licata. Passano i secoli e una minaccia si profila all’orizzonte. Quella dei pirati franco-ottomani. Questi preso d’assalto la cittadina l’11 luglio del 1553, guidati dall’ammiraglio Dragut. Su questo episodio convergono 2 avvenimenti fuori dal comune. Il primo è che, mentre gli invasori provavano a rubare la campana della Chiesa di Santa Maria, furono messi in fuga da uno sciame di api. Una piccola nota di colore, in questo edificio è conservata la pantofola di Papa Paolo V. Il secondo avvenimento riguarda l’incendio l’appiccato al Duomo cittadino, che ridusse lo stabile e tutto quello che conteneva in cenere, eccetto per il crocifisso, che, come danno, riportò solo un cambio di colori (dal bianco al nero, tinta che lo caratterizza ancora oggi).

Infine, nelle vicinanze, per la precisione a Campobello di Licata, alcuni pastori avrebbero ucciso una “briddina“. Una notizia stravagante dato che tale animale dovrebbe essere un rettile a metà tra un drago e un coccodrillo, dalla corazza impenetrabile e dalle tonalità verde e blu, con occhi rossi ed un’enorme bocca, capace di mangiare in un sol boccone una pecora intera. Una cosa è certa, chi intende visitare Licata ne avrà cose da vedere e sentire, così come spesso accade al Sud Italia.

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