martedì, Dicembre 6, 2022

Renato Carosone: storia del fuoriclasse napoletano della musica italiana

La biografia di un asso della musica italiana, che ha saputo innovare, pur guardando al passato.

Tu vuo' fa' ll'americano
Mericano, mericano
Sient'a mme chi t' 'o ffa fa'?

Così, nel secondo dopoguerra, Renato Carosone prendeva in giro chi imitava lo stile di vita statunitense. A 100 anni dalla nascita di questo autore, ripercorriamo la sua storia. Una vicenda umana e professionale che ha lasciato il segno sulla musica leggera italiana, grazie alla fusione dei ritmi tradizionali napoletani con le melodie del Jazz.

Renato Carosone, innovatore tradizionalista

Renato Carosone è stato un pianista, cantautore, compositore e direttore d'orchestra. Tra i principali interpreti della scena musicale nazionale, nelle sue opere, ha saputo combinare la tarantella con il blues americano e i motivi africani. Ha così dato vita a melodie innovative e coinvolgenti di grande successo che, comuqnue, strizzavano l'occhio al passato. Tra i suoi pezzi più conosciuti, ricordiamo "Tu vuo' fà l'americano", "'O Sarracino", "Maruzzella", "Pigliate na pastiglia", "Torero" e "Caravan Petrol". Insieme a Domenico Modugno, è l'unico cantante italiano che ha inciso dischi negli Stati Uniti non in lingua inglese.

Da Carusone a Carosone: storia di una leggenda

Nasce a Napoli, in vico dei Tornieri, vicino Piazza Mercato, il 3 gennaio del 1920. Il suo cognome reale era Carusone. Primo di tre figli, si avvicina molto presto alla musica. Il padre Antonio è impresario del Teatro Mercadante e lo affida al maestro Orfeo Albanese. Avrà, poi, come insegnanti, anche Vincenzo Romaniello e Celeste Capuana, tutti nomi di primo piano nella scena musicale partenopea. A 14 anni, scrive la sua prima canzone, "Tric Trac"; l'anno successivo inizia a lavorare per il teatro dell'Opera dei Pupi. Nel 1937, si diploma al Conservatorio di San Pietro a Majella, con Alberto Curci, in pianoforte.

L'esperienza africana e l'esordio italiano

Il 27 luglio di quell'anno, Carosone parte per l'Africa italiana, con la compagnia del comico Aldo Russo. Sbarca a Massaua, dove le cose non vanno per il meglio. Il pubblico italiano è per lo più di origine settentrionale e non apprezza il repertorio messo in mostra. Russo decide, quindi, di tornare indietro. Non lo fa Carosone, che si sposta ad Asmara. Qui conosce la futura moglie, la ballerina veneziana Italia Levidi. Il 2 gennaio del 1938, i due si sposano. Avranno un figlio, di nome Giuseppe, che diventerà ingegnere elettronico. Allo scoppio della guerra, è arruolato e inviato al fronte, nella Somalia italiana. Con l'affermazione britannica, ritorna a suonare. Dirige il Teatro Odeon e l'annesso Night Club, ad Asmara e approfondisce il suo repertorio con pezzi da ballo americani. Nel 1946, è di nuovo in Italia e, dopo tre anni, fonda un trio per lo Shaker Club, nuovo locale a Napoli. Ingaggia il chitarrista olandese Peter Van Wood, artista innovatore, il primo ad usare la pedaliera per gli effetti elettronici e l'eclettico percussionista Gegè Di Giacomo, nipote del poeta Salvatore. Grazie a Sergio Bruni, conosce Nino Oliviero, che sponsorizza il loro primo 78 giri. Il disco contiene "Oh Susanna" e "Scalinatella" e rende famoso il terzetto.

Renato Carosone

Il gruppo cresce. La collaborazione con Nisa e il successo internazionale

Nel 1952, Van Wood abbandona il gruppo che, l'anno successivo, accoglie il chitarrista Franco Cerri, il cantante Claudio Bernerdini, presto sostituito da Piero Giorgietti e, poi, Riccardo Rauchi ai fiati e Alberto Pizzigoni, ancora alla chitarra. Il 3 gennaio del 1954, in occasione della prima messa in onda televisiva, Renato Carosone e il suo complesso appaiono sul piccolo schermo. Sono i primi musicisti a farlo. Nello stesso anno arriva il successo commerciale, con "Maruzzella". Successo che aumenta con il riarrangiamento di classici napoletani, come "Malafemmina" di Totò e "Anema e core" di Salve d'Eposito. Questi e altri pezzi (come "La donna riccia" di Domenico Modugno) entrano a far parte del primo 33 giri del gruppo. Nel 1955 sono pubblicati altri 3 album, con brani come "E spingole frangese", "Giuvanne cu' 'a chitarra" (adattamento napoletano di "Johnny Guitar") e il rifacimento di "Rock around the clock" di Bill Haley. L'anno dopo conosce Nicola Salerno, in arte Nisa, paroliere di origini partenopee. Con lui, Carosone realizza i successi "Tu vuo' fà l'americano", "Torero", "Pigliate 'na pastiglia", "'O Sarracino" e "Caravan Petrol". Nello stesso anno, la band cresce fino a diventare un sestetto, con l'arrivo del chitarrista Raf Montrasio, il clarinettista Toni Grottola e il sassofonista Gianni Tozzi. Il sestetto comincia un serie di tour internazionali, viaggiando per l'Europa e, addirittura, per il Mondo. Negli Usa, si esibiscono alla "Carnegie Hall" a New York, sala da concerto di musica classica, con l'eccezione, fino ad allora, solo per il jazzista Benny Goodman. In questi anni, il numero di album arriva a 7.

Ritiro, rientro e morte

All'apice del successo, il 7 settembre 1959, Renato Carosone annuncia il ritiro. Tuttavia, i concerti non si fermano. Si forma un nuovo sestetto, composto da Gegè, Gianni Tozzi, Claudio Furlani, Roberto Abramo e Franco Motta, che comprarirà alla televisione americana, al programma di varietà "Ed Sullivan Show". Tornato in Italia, crea uno studio di registrazione e inizia a studiare pittura, all'Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo 15 anni, invece, torna ad esibirsi in pubblico. Avviene il 9 agosto 1975, alla Bussola di Focette, locale notturno toscano. Riprende così a comparire in tv, ma non solo. Nel 1980 incomincia un sodalizio con il produttore discografico Sandrino Aquilani, che si traduce nell'incisione dell'album "Renato Carosone '82". Poi, ritorna negli Stati Uniti e, da lì, parte un nuovo tour per le Americhe. Il 22 marzo 1993 è colpito da aneurisma cerebrale, dal quale si riprende, tant'è che continua a lavorare. Il 26 ottobre 1996 riceve il Premio Tenco, a San Remo. Muore il 22 maggio 2001. In suo onore, è stato creato il Premio Carosone, riconoscimento diretto a chi si distingue per la capacità di contaminare generi, in chiave ironica. Così come, per tanto tempo, ha fatto Renato Carosone.

Renato Carosone

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