lunedì, Settembre 27, 2021
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Storia del Presepe nel Sud Italia

Natale si avvicina e fervono i preparativi per realizzare il Presepe. Vi siete mai chiesti quando e dove è nata questa tradizione? E come si è sviluppata al Sud? Scopriamolo insieme!

"Luogo centrale della festa natalizia, una specie di altare domestico, è il fermo-immagine che ogni famiglia accoglie in casa". Con queste parole, Luciano De Crescenzo descrive il Presepe, nel suo libro "Gesù è nato a Napoli". Quella della rappresentazione della nascita del figlio di Dio è tradizione diffusa in tutto il Mondo e in tutta Italia, ormai da secoli.

Al Sud, questa pratica è molto sentita ed è avvertita, in particolar modo, in Abruzzo, in Campania, in Puglia, Sardegna e Sicilia. Ancora oggi, all'avvicinarsi del Natale, sono molte le famiglie che costruiscono grotta, mangiatoia e altro, in cui trovano posto statuine di Gesù, della Madonna, di San Giuseppe e di tante altre figure. La riproposizione della natività non è, però, attività lasciata solo al calore familiare, ma è anche oggetto dell'estro di svariati artisti. Del resto, è da centinaia di anni, ormai, che artigiani, scultori, ceramisti, veri e propri presepisti si sfidano per costruire il migliore dei presepi possibili. Da dove nasce tutto ciò? Scopriamolo insieme.

Dalle "rappresentazioni sacre" al Presepe di San Francesco

Le originarie “rappresentazioni sacre” si devono agli evangelisti Luca e Matteo. Il primo racconto del luogo dove fu partorito Gesù è opera di San Girolamo, che, nel 404 d. C., indicò in una grotta di Betlemme, il luogo di nascita del Cristo. Da queste descrizioni deriva la tradizione di raffigurare l'evento. Invece, la prima riproduzione di cui si ha testimonianza risale al III secolo d. C. e si trova nella catacombe romane di Santa Priscilla, lungo la Via Salaria. Con il passar del tempo, il tema si impone in campo pittorico e, nel corso dei secoli successivi, vi si cimentarono svariati artisti, tra i quali Giotto, Piero della Francesca, Botticelli, Correggio, Rubens e Rembrandt.

Particolare da "L'adorazione dei Pastori" di Pieter Paul Rubens, olio su tela, 1608

La materia ha successo anche in ambito teatrale, con il genere delle "sacre rappresentazioni", ovvero spettacoli in cui gli attori raccontavano vicende religiose in modo più complesso rispetto ad una semplice narrazione. Il passaggio dalla rappresentazione pittorica a quella tridimensionale avviene nel 1223, ad opera di San Francesco d'Assisi. Di ritorno dalla Terra Santa, il religioso di origini umbre decise di celebrare la Natività in una località che gli ricordasse i luoghi santi. Fu così che a Greccio, paese vicino Rieti, fu organizzato il primo Presepe, dietro autorizzazione di Papa Onorio III.

"Presepe di Greccio", tredicesimo affresco delle "Storie di San Francesco”, Giotto, 1295-1299

Il Presepe Abruzzese

Grazie alla diffusione dell'ordine francescano in tutta la penisola, il Presepe si afferma in maniera molto rapida. Ad esempio, secondo la tradizione, il primo Presepe d'Abruzzo si svolge il 25 dicembre 1225. Si tiene a Penne, borgo vicino Pescara, dove San Francesco aveva fondato un monastero, nel 1216. Invece, un inventario del 1567 assegna alla famiglia Piccolomini di Celano il record del primo presepe domestico abruzzese. In generale, quello abruzzese è un presepe dal carattere sobrio che riproduce la natura tipica della regione e ha per protagonisti umili contadini e pastori.

Il Presepe Napoletano

Invece, la natura di quello napoletano è del tutto differente. Quello partenopeo si contraddistingue per i suoi fasti. È pieno di pastori, animali, lo sfondo consiste in un vero e proprio paesaggio in rilievo e non in un semplice fondale dipinto. Insomma, il numero dei personaggi e degli scenari è nutrito e, con il passare del tempo, ai pastori e contadini si sono aggiunti cacciatori, pescatori, nobili e così via. Questo perché, nel capoluogo campano, la tradizione si nutre di una simbologia molto complessa. Ad esempio, il pastore che dorme di nome Benino è un riferimento al brano delle Sacre Scritture, che racconta, per l'appunto, di pastori dormienti, mentre il pescatore è un richiamo al pesce, primo simbolo dei cristiani. Nel caso dei venditori, ognuno corrisponde ad un mese dell'anno, infatti:

  • Gennaio: macellaio o salumiere;
  • Febbraio: venditore di ricotta e formaggio;
  • Marzo: pollivendolo e venditore di uccelli;
  • Aprile: venditore di uova;
  • Maggio: coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta;
  • Giugno: panettiere o farinaro;
  • Luglio: venditore di pomodori;
  • Agosto: venditore di cocomeri;
  • Settembre: venditore di fichi o seminatore;
  • Ottobre: vinaio o cacciatore;
  • Novembre: venditore di castagne;
  • Dicembre: pescivendolo o pescatore.

Anche gli edifici hanno un significato preciso e, per esempio, l'osteria rimanda a coloro i quali negarono ospitalità alla Sacra Famiglia, mentre il forno al Cristianesimo, che ha nel pane uno dei suoi simboli principali. La tradizione fa risalire al 1534, all'arrivo di San Gaetano da Thiene in città, la nascita della versione che conosciamo, con il presepe realizzato per l'oratorio di Santa Maria della Stelletta, presso l'Ospedale degli Incurabili, con figure in legno vestite secondo la moda del tempo. Nel corso del Seicento, grazie ai Padri Scolopi, si afferma quello di natura barocca, con figure più piccole. Il secolo d'oro è il Settecento, grazie all'attività mecenatistica di Re Carlo III di Borbone. In questo periodo, i pastori iniziano ad essere costruiti a partire da modelli in fil di ferro, con arti in legno e teste di terracotta, ottenute da piccoli stampi. Ancora oggi, a Napoli, l'arte presepiale gode di ottima salute, come testimoniano i tantissimi turisti che, ogni anno, affollano San Gregorio Armeno, strada del centro storico, dove si trovano numerose botteghe artigiane che realizzano pastori.

Particolare di Presepe napoletano

Il Presepe Pugliese

In Puglia, il Presepe più antico è datato intorno all'inizio del XV secolo, opera dello scultore Nuzzo Barba. Nel corso del XVI secolo, è forte l'influenza napoletana, ma grazie all'opera di Mesciu (maestro) Pietru de li Cristi, soprannome di Pietro Surgente (1742-1827) si impone l'uso della cartapesta. Tale costume sarà predominante nel XVIII secolo, epoca durante la quale i barbieri emergono come classe di autori apprezzati. Ancora oggi, la cartapesta si adopera, soprattutto, nel Salento e a Lecce. Quella pugliese è una raffigurazione dai toni familiari e dimessa.

Il Presepe Sardo

Anche quello sardo è un presepe dal carattere spoglio, che punta su una rappresentazione fatta di pochi elementi. Pure in Sardegna, il contributo principale alla diffusione di questa pratica è merito dei francescani, senza dimenticare il ruolo giocato dai frati cappuccini.

Il Presepe Siciliano

Infine, in Sicilia, è evidente l'influsso della scuola napoletana. Influenza visibile nella scelta di ambienti isolani e nella tecnica di realizzazione delle figure, grazie a legno e fil di ferro. A Palermo, tra i materiali utilizzati c'è la cera, per via della pratica dell'apicoltura, mentre a Trapani si utilizzano materiali quali corallo e avorio, tipici dell'artigianato di quelle zone. Infine, specifica della tradizione siciliana è la produzione dei cosiddetti "bambinelli", statuine del Bambin Gesù eseguite con grande cura e ricchezza di particolari.

Esempio di Presepe siciliano in corallo

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