giovedì, Luglio 29, 2021
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E' Johannis il nome del teschio che dettava madrigali al principe d'Avalos

Nell'immane trasloco che ha visto lo spostamento di documenti da Palazzo Avalos all'Archivio di Stato c'era anche lui: Johannis

A Napoli c'è sempre stato il culto dei teschi, "a capa 'e morte" o "ll'anime d' 'o priatorio", una vera e propria devozione nata, presumibilmente, nella metà del XVII secolo connessa alla peste del 1656 che suggestionò molto il popolo napoletano. Questo culto prevede lo scambio simbolico tra i vivi e i morti, le anime vengono "chiamate" per dispensare aiuto e in cambio ricevono preghiere che leniscono le loro sofferenze.

Qualche mese fa, durante un immenso trasloco, che ha visto trasportare i 500 anni di storia di Palazzo d'Avalos in Via Dei Mille all'Archivio di Stato di Napoli, è stata fatta una donazione fuori dal comune: un teschio montato su una base di legno. A quanto appreso da testimonianze, da sempre il teschio è stato esposto sulle librerie di Palazzo d'Avalos.

"Era una sorta di totem di famiglia. Mio padre, che era superstizioso, gli conferiva un'importanza straordinaria quasi fosse un nume tutelare della casata, un portafortuna. Posizionato da tempo immemore in quel posto, me lo ricordo sin da bambino, era tutt'uno con l'archivio. Guai a chi provava a spostarlo. Per questo, ora che e carte sono custodite qui, avendo già donato a questa istituzione i grandi armadi in noce che storicamente hanno custodito le carte, ho deciso di consegnare anche il teschio d'Avalos nelle mani della direttrice Carrino" spiega il Principe Andrea d'Avalos.

Dopo una primissima ispezione che ha fornito i primi dettagli riconducibili al teschio, ora se ne conosce anche il nome. Johannis aveva una croce greca sul cranio e all'interno della mandibola è presente un'incisione, da sinistra a destra, realizzata dopo la scheletrizzazione: "E' come se qualcuno gli avesse assegnato il nome in un posto sicuro non visibile, molto probabilmente per motivi devozionali" afferma la Direttrice Candida Carrino.

La scritta è stata decifrata dallo storico Andrea Donati che dichira:"La scritta è composta da tre parole 'ad adoratione' che è il complemento di causa ovvero risponde alla domanda: per quale motivo bisogna adorare questa capuzzella? E poi c'è il nome Johannis, in genitivo. Quindi la frase per intero sarebbe 'Per adorazione di Giovanni'. Ma questa è solo la prima interpretazione. Il nome proprio, infatti, non è scritto per intero ma per contrazione, alcune lettere sono cioè sottintese. Potrebbero sciogliersi facilmente in Giovanni ma, se venissero fuori altri elementi".

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