Museo Nazionale della Magna Grecia: in un mese registrati 11 mila ingressi

In quest'ultimo mese il sito archeologico ha confermato di essere un grande "attrattore" turistico e culturale del Meridione

Foto Facebook Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria


Oltre alla Valle dei Templi di Agrigento, anche un altro sito archeologico del Meridione sta ottenendo segnali incoraggianti per il turismo. Si tratta del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che in quest’ultimo mese ha confermato di essere un grande “attrattore” turistico e culturale della Calabria. In poco più di un mese dalla riapertura, avvenuta il 26 giugno, sono stati registrati in totale circa 11 mila ingressi, con una media di 330 visitatori giornalieri, ossia il massimo degli accessi consentiti alla luce del rispetto delle nuove regole di prenotazione obbligatoria e di visite limitate a causa dell’emergenza Coronavirus.

“Le nuove regole – si legge in una nota – hanno comportato la necessaria riduzione degli ingressi. Nel mese di luglio 2019, si erano registrati quasi 16 mila visitatori con una diminuzione quest’anno, quindi, di oltre il 40% e di circa il 30% degli incassi: sono stati di 46 mila euro nel mese di luglio 2020, a fronte dei 65 mila nel mese corrispondente nell’anno precedente”.

Conosciuto anche come Museo Nazionale della Magna Grecia, o ancora come “Palazzo Piacentini”, il Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) è uno storico e importantissimo ente di conservazione della cultura italiana, custode di una delle più belle collezioni di reperti provenienti dalla Magna Grecia. Le collezioni archeologiche del museo comprendono materiali di scavo da siti della Calabria, della Basilicata e della Sicilia, che illustrano l’arte e la storia della Magna Grecia dall’VIII secolo a.C., e materiale dei periodi precedenti (preistoria e protostoria) e successivi (periodi romano e bizantino).

Tra le opere più significative del Museo calabrese troviamo i Bronzi di Riace, due statue di bronzo di provenienza greca o magnogreca o siceliota, databili al V secolo a.C. pervenute in eccezionale stato di conservazione. Le due state, conosciute in tutto il mondo, sono state rinvenute il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria, e sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca.