Il cimitero per i poveri creato al Sud

Si tratta di un sito che può vantare ben 2 record molto particolari e si trova al Meridione.



La Storia del Mezzogiorno d’Italia è contraddistinta da diversi primati, alcuni dei quali molto particolari.

Una vicenda in tal senso ci arriva dalla Campania, dove si trova un cimitero costruito nel XVIII secolo soltanto per gli appartenenti ai ceti più umili.

Stiamo parlando di Santa Maria del Popolo, conosciuto pure come “Cimitero delle 366 fosse” o “dei tredici“, che fu edificato a Napoli dall’archietteto Ferdinando Fuga, su commissione di re Ferdinando IV di Borbone.

La struttura sorge in via Fontanelle al Trivio ed è ancora aperta, anche se per un certo periodo è stato chiusa. Oltre ad essere il primo esempio di area dedicata ai poveri, fu inoltre la prima in assoluto ad essere realizzata fuori dalle mura cittadine, ben prima dell’editto napoleonico del 1804, che conteneva norme in tal senso.

Innalzato in epoca illuministica, l’opera è caratterizzata da criteri architettoni e organizzativi che si basano sulla razionalizzazione, in particolar modo per ciò che riguarda le sepolture. È collocato ai piedi della collina di Poggioreale, un’area che era conosciuta anche con l’appellativo di “Leutrecco” o “Lo Trecco“, che i napoletani chiamavano pure “Trevice“, da cui l’italiano “Tredici“.

Napoli cimitero poveri
Poggioreale in un disegno di Domenico Antonio Parrino, del 1718.

Invece, la denominazione Leutrecco derivava dalla deformazione del nome del condottiero francese Odetto de Foix, il visconte di Lautrec. Durante le guerre d’Italia, dopo il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi, costui partecipò all’assedio della città partenopea e pose il suo accampamento proprio in questa zona.

Ideale prolungamento del vicino “Real Albergo dei Poveri“, sempre merito di Fuga, la realizzazione del cimitero si inscrive nel quadro dell’attenzione posta da re Ferdinando IV verso i suoi sudditi più sfortunati. Commissionato nel settembre 1762 e terminato nel dicembre 1763, la sua particolarità consiste nel fatto che rende possibile l’inumazione delle salme attraverso un ordine cronologico. Infatti, erano presenti 366 fosse, una per ogni giorno dell’anno. Così, chi si recava in vista ai propri cari spirati, grazie alla conoscenza del giorno decesso, poteva trovare in maniera semplice il luogo dove il defunto riposava, per via della numerazione posta sulle lapidi.

L’ingresso conduce su una piazza quadrata, delimitata su 3 lati dal muro di cinta. Sul quarto, c’è un edificio per i servizi. Nel cortile ci sono 361 botole, in 19 file, ognuna da 19 fosse (eccetto la decima fila che ne ha 18). Da segnalare che la centrale raccoglie le acque piovane e 6 di queste si trovano all’ingresso. L’accesso alle fosse avveniva tramite un tombino pronfodo 7 mt, con pianta 4.20×4.20. Le pietre di copertura sono numerate, con cifre arabe. A partire dal I gennaio, si incominciava con l’aprire le fosse della riga confinante con il muro opposto all’ingresso. Poi, si continuava da sinistra a destra, sino alla 19^ e da destra a sinistra nella riga successiva, fino ad esaurimento. In tal modo, gli spostamenti del macchinario che sollevava le lapidi erano ridotti al minimo. Dal 2012, è di nuovo visitabile.

Foto: immagine di repertorio

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