Venerdì 17: è davvero un giorno sfortunato?

I motivi alla base della diffusa credenza popolare.

Venerdì 17
Totò in "La patente", episodio del film "Questa è la vita" del 1954. Il grande attore napoletano interpreta il ruolo dello "iettatore".


Oggi, cari amici del Mezzogiorno d’Italia, è probabile che i più superstiziosi tra di voi siano un po’ preoccupati.

Infatti, la giornata odierna non gode di una buona nomea. Venerdì 17 di un anno bisestile. Il peggio del peggio. Mi sembra già di sentirvi dire: “anno bisesto, anno funesto“, “guarda caso, quando si è diffuso il Coronavirus?” e altre cose simili.

In realtà, non c’è alcun fondamento scientifico a tutto ciò. Allora, da dove nasce questa reputazione? Per scoprirlo dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

L’idea della cattiva nomea dell’anno solare che prevede il giorno in più risale agli antichi romani. Infatti, all’epoca, febbraio era il mese dedicato al culto dei defunti e, per tale motivo, era considerato tetro e funesto. Tuttavia, c’è anche da dire che gli amici anglosassoni non la pensano così. Anzi, ritengono che il 29 del secondo mese dell’anno sia la data giusta per tentare nuove imprese.

La fama negativa di venerdì 17 è, invece, dovuta a due ragioni. La prima è che il numero 17 era considerato imperfetto dal filosofo Pitagora e dai suoi seguaci. Purtroppo per questa cifra, segue il 16 e precede il 18, la perfetta rappresentazione dei quadrilateri 4×4 e 3×6. Per quanto riguarda il venerdì, lo si ritiene latore di sventura perché è il giorno in cui Gesù Cristo fu crocifisso.

Speriamo che questa spiegazione vi aiuti ad esorcizzare la paura. Però, se non fosse così, potete sempre ricorrere agli scongiuri come faceva un altro meridionale, originario di Bari, il grande Lino Banfi:

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