venerdì, Settembre 17, 2021
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La storia della pastiera napoletana

Il racconto della nascita del dolce, tra storia e leggenda.

È tra le ricette caratteristiche della pasticceria partenopea in occasione di Pasqua. Un gustoso mix di grano, ricotta ed uova che rientra nei prodotti agroalimentari tipici del nostro Paese.

La pastiera è, quindi, la regina delle tavole di Napoli e della Campania tutta durante le festività pasquali, ma qual è la sua storia? Da dove nasce questo gustoso dolce?

Le leggende sulla Pastiera

Le sue origini affondano nel mito. Si racconta che, secoli e secoli fa, per omaggiare la fondatrice della città, gli abitanti erano soliti donare alla sirena Partenpoe quelli che, poi, sono diventati gli ingredienti dell'alimento, ognuno dei quali aveva un significato preciso:

  • farina: allegoria di ricchezza,
  • ricotta: simbolo di abbondanza,
  • uova: rimando alla fertilità,
  • grano cotto nel latte: metafora dell'unione del regno animale e di quello vegetale,
  • fiori d'arancio: profumo delle terre campane,
  • spezie: omaggio alle varie popolazioni della Terra,
  • zucchero: celebrazione della dolcezza del canto della sirena.

Un'altra leggenda racconta che per assicurare il ritorno dei mariti pescatori, usciti con le barche e in balia di una terribile tempesta, le mogli di quest'ultimi lasciassero sulla spiaggia cesti con i vari ingredienti, come dono di buona volontà al Mare. Così, il giorno dopo, non solo gli uomini tornarono sani e salvi, ma le donne trovarono sulla riva l'alimento bello e pronto. Presente in entrambe le versioni, il tema delle offerte è possibile che sia ricollegabile alle celebrazioni che si svolgevano in età antica in onore della Primavera.

Le radici storiche della pastiera

Dal punto di vista storico, l'ipotesi più plausibile è che sia stata "inventata" durante il XVI secolo. Luogo d'origine il convento di San Gregorio Armeno, dove una delle suore ideò la ricetta per onorare le festività pasquali, mischiando alimenti dal chiaro simbolismo cristiano, come le uova e il grano con prodotti del posto, come i fiori d'arancio del giardino conventuale. Da quel momento la diffusione fu rapida e trasversale, conquistando ricchi e poveri. Si dice che, addirittura, la consorte del re Ferdinando II di Borbone Maria Teresa d'Austria ne rimanesse stregata. Conosciuta per non sorridere mai, dopo averne assaggiato un pezzo, si lasciò andare ad un ampio sorriso. Da ciò sarebbe, poi, derivato il detto "magnatella na risata", esortazione in dialetto che invita ad avere un atteggiamento positivo. Una tendenza che è, di sicuro, facile possedere se si mangia la pastiera, Pasqua o non che sia.

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