giovedì, Ottobre 28, 2021
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Maria Falcone difende la memoria del giudice ucciso a Capaci "Si è superato il limite"

Maria Falcone interviene al commento satirico di Ottavio Cappellani sulla presunta relazione tra il giudice Falcone e Ilda Boccassini

Maria Falcone, sorella del compianto Giudice Falcone ucciso dalla mafia nella strage di Capaci, oggi ha sentito l'esigenza di difendere la memoria di suo fratello da alcuni commenti scatenati dalla biografia di Ilda Boccassini. L'ex magistrato ha dichiarato all'interno del suo libro, di aver provato un sentimento d'amore profondo per il giudice, tale sentimento è stato poi commentato dal drammaturgo Ottavio Cappellani in chiave satirica.

Maria Falcone ha scritto una lunga lettera, inviata al quotidiano 'La Sicilia' in cui descrive il proprio stato d'animo rispetto al dissacrante intervento del drammaturgo nella sfera privata dei due protagonisti. I toni della lettera sono eleganti e calmi, ma non ammettono repliche, in quanto la critica è incentrata soprattutto sulla perdita del pudore, di morale, che ha reso possibile una profanazione della memoria dei defunti.

"Quel che mi allarma innanzitutto è che sembra di sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutti dei propri sentimenti (che si sostiene autentici), poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che - ne sono certa- avrebbero vissuto questa violazione del privato come un'offesa profonda."

Così continua l'aspra analisi della sorella del giudice Falcone: "Quanto al commento ospitato dal vostro giornale, del quale non riesco neppure a comprendere il senso, forse voleva essere una critica al libro della dottoressa Boccassini, ma anche leggendolo più volte non è chiaro, mi pare si sia superato il limite. Questo immaginare scenette da sit-com di basso livello, questo descrivere due persone, che hanno fatto della compostezza e della riservatezza regole di vita e che sono state uccise per difendere la democrazia del nostro Paese, come ridicoli protagonisti di un romanzetto di quart'ordine è vergognoso."

In questo modo si conclude la lettera di Maria Falcone, ancora una volta difendendo la riservatezza e la memoria del proprio fratello: "In nome della libertà di espressione del pensiero non si può calpestare la memoria di chi non c'è più e la sensibilità di chi è rimasto e ogni giorno deve confrontarsi con un dolore che non può passare."

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