‘Il Nero Ti Dona’ presenta il suo nuovo disco ‘Spleen’: l’intervista alla band partenopea

La band sfida la pandemia, le chiusure e la crisi, pur di dar voce al suo talento artistico pubblicando il terzo disco dal titolo "Spleen"

Il Nero Ti Dona


Nasce nel napoletano la band che si distingue immediatamente per i suoni duri e psichedelici, per i testi morbidi e introspettivi che rievocano le poesie di Baudelaire e Montale, stiamo parlando de “Il Nero Ti Dona“. Se pensate che il rock italiano dalle sonorità dark sia andato in pensione, mettetevi comodi perché questo gruppo è la giusta scossa di cui la musica ha bisogno!

Già dal primo disco, quando il gruppo rock alternative rispondeva al nome di “Secred Mood” e poi “Season in Hell”, il talento è evidente: il marchio di fabbrica è la qualità sonora oltre all’immensa profondità dei testi, l’espressione della dicotomia “bene e male” che da sempre attanaglia l’uomo. La formazione definitiva della band nata nel 2004 comprende Maurizio Triunfo (voce e chitarra), Mario Barbarulo (chitarra), Fabrizio Cirillo (batteria), Giuseppe Lanzuise (basso); se in un primo momento le canzoni erano in lingua inglese, nel 2006, per dare maggiore profondità e suggestività al testo e una migliore espressione vocale, viene scelta la lingua italiana.

Dopo il primo EP intitolato “Season1” (del 2004) e la demo “Fra Corpi e Gravità” (2007) nel 2010 arriva il primo album “Studiando il modello terrestre“, ma è nel 2014 che il gruppo si fa notare, con l’album “Aut Aut” fioccano delle ottime recensioni tra cui quella di RockitVengono da Napoli e hanno riscritto un genere: la dark wave“. Dello stesso album il brano “Deja vu” viene incorporato nella compilation che celebra i 20anni di “Catartica” dei Marlene Kuntz, e il brano “Viola” entra nella Top 200 Alternative Italia.

Nel 2020 “Il Nero Ti Dona” sfida la pandemia, le chiusure e la crisi, pur di dar voce al suo talento artistico e pubblica il terzo disco dal titolo “Spleen” con Francesco Giuliano presso l’Hive Music Studio. Qui di seguito l’intervista realizzata da “Eccellenze Meridionali” alla band partenopea, che ci racconta come nasce l’ultimo lavoro.

Dopo sette anni è disponibile online (su Youtube, Amazon e Apple) il vostro terzo disco “Spleen”, come nasce?

Questo disco chiude in un certo senso un percorso iniziato con l’incisione dei primi due album. Ci sembrava adatto racchiuderlo nel termine ‘Spleen’, poesia inserita da Baudelaire ne ‘I fiori del male ‘, che riprende un tema romantico affrontato anche nei versi di un’opera di Eugenio Montale. La migliore definizione per ‘Spleen’ è: ‘Atteggiamento sentimentale caratterizzato da un umore tetro e malinconico, insoddisfazione e noia, frequentemente rappresentato dagli scrittori romantici francesi e inglesi’.

Il mood del disco è rintracciabile in questo senso di angoscia romantico dal quale c’è la volontà di liberarsi. E’ una riflessione sull’esistenza, sul senso di insofferenza e rimpianto che nasce dall’inesorabilità dello scorrere del tempo. Questo disco riprende alcune sonorità nostalgiche e malinconiche dei primi due dischi. Un po’ di rabbia c’è ancora ma è molto più miscelata con il resto: l’album si mostra meno spigoloso nell’ascolto, con meno salti, e c’è una maggiore coesione tra i testi e le musiche.

Quale band indipendente, che tipo di modalità avete scelto per pubblicare?

Ogni nostro disco ha una gestazione abbastanza lunga. Abbiamo iniziato a registrarlo nel 2017, qualche altra idea nasce dal passato ma è stata completamente modificata. C’è un’evoluzione di fondo rispetto alle prime stesure dei brani, anche nell’arrangiamento. Uscito il 19 Febbraio 2021, il disco è stato pubblicato in digitale. Per un po’ di tempo abbiamo cercato diverse etichette indipendenti, ma in termini economici i progetti erano molto impegnativi. Alla fine abbiamo scelto di essere completamente indipendenti e siano usciti grazie ad un distributore digitale indipendente, Distrokid, per cui paghi una quota e puoi pubblicare il tuo lavoro.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Questo disco lo consideriamo un lavoro più maturo rispetto ai precedenti. Nel primo album ‘Studiando il modello terrestre’, le nostre influenze sono rintracciabili nei Marlene Kuntz e negli Afterhours, band italiane a cui i critici ci hanno spesso assimilato. Già ‘Aut Aut’, è un mix d’influenze quasi ‘stoner’, mentre in ‘Spleen’ ci siamo discostati da queste componenti, guardando a sonorità di alcuni gruppi rock internazionali come i Radiohead e i Pink Floyd. Anche per questa ragione in estate proveremo ad incidere nuovamente tutto il disco in lingua inglese.

Parliamo delle tracce di “Spleen”. Qual è il brano più rappresentativo dell’album?

Il primo brano è senza dubbio ‘Meteora’, seguito da ‘Spleen’: sono due pezzi che ci sembrano più rappresentativi del disco. Nonostante quest’album rispetto ai precedenti si presenta più delicato nei suoni e nelle atmosfere, ci classifichiamo comunque un gruppo di matrice rock alternative con diverse influenze che spaziano dal cantautorato alla new wave. In ‘Spleen’, come nei precedenti album, trattiamo il tema dell’amore, ma a differenza dei primi dischi abbiamo deciso di trattarlo in maniera positiva. Qui la visione dell’amore non è intesa come ‘patologia’ o ‘tormento’, ma prevale un senso di ‘accettazione’, soprattutto la volontà di non sottrarsi ai sentimenti.

Cosa significa pubblicare un disco in piena pandemia?

Sicuramente non gioca a favore della pubblicità del disco. Il fatto di non poter suonare live nei locali rende tutto più complicato, soprattutto perché in questa situazione non c’è alcun modo di presentalo davanti a un pubblico. Ma era arrivato il momento di pubblicare, anche perché era trascorso troppo tempo dall’incisione del nostro ultimo album. Riteniamo che questi tempi in cui siamo costretti a trascorrere molto tempo in casa rappresentino una buona occasione per immergersi nella musica in maniera più profonda, meno frenetica. Pubblicare in piena pandemia può essere un invito alla riflessione. Così abbiamo scelto di registrare con Francesco Giuliano presso l’Hive Music Studio, una scuola di musica di Terzigno, dotata di uno studio di registrazione. Siamo molto soddisfatti del lavoro realizzato con lui, lo consideriamo un grande professionista in questo campo.