Dal Nord al Sud per vivere su un’isola da sogno: “Qui la pandemia non esiste”

Un'altra importante testimonianza che conferma come al Sud ci siano dei luoghi da sogno, delle vere e proprie isolette felici dove vivere al sicuro in tempi di pandemia



Esistono diversi angoli di paradiso al Sud in cui il Coronavirus è solo un lontano pericolo, qualcosa di cui si sente parlare soltanto in radio o in televisione. Vi ricordate la storia di Gisbert? L’eremita tedesco qualche mese fa ha raccontato la sua vita nell’isola di Filicudi, in Sicilia, dove ha trovato un posto sicuro dalla pandemia. O ancora il caso di Alicudi e Ginostra, perle dell’arcipelago delle Eolie in Sicilia, tra le poche località al mondo “Covid-free”.

Ebbene, adesso arriva un’altra importante testimonianza che conferma come al Sud ci siano dei luoghi meravigliosi, delle vere e proprie isolette felici dove vivere in tempi di Covid-19. La storia in questione è stata raccontata dall’Agi e riguarda una coppia di torinesi, Massimo, 66 anni e Michela, 55, che hanno deciso di trascorrere un intero anno a Panarea, nelle Eolie, nella loro stupenda casa bianca a pochi passi dal mare con vista mozzafiato sullo Stromboli.

“Abbiamo vissuto in libertà dai primi di giugno – spiega Michela all’Agi – non abbiamo intenzione di muoverci per ora, non ci piace la vita che vediamo ‘fuori’, anche se abbiamo voglia di rivedere i nostri cari e speriamo di poterlo fare presto, appena le cose si sistemeranno. Sono rimasta colpita dal fatto che, prima del nostro arrivo, così mi è stato riferito, per qualche tempo alcuni abitanti hanno assunto un atteggiamento ‘antico’, quello di difendere l’isola da possibili nemici in arrivo con l’aliscafo.

Non eravamo noi ovviamente il problema. Se anche uno di loro andava e tornava da Milazzo era percepito come pericolo e si guardava con sospetto agli ‘sconosciuti’ che approdavano”, continua la donna, stupita dall’atteggiamento di difesa e di protezione che gli isolani hanno tra di loro: “Non so cosa sia successo nella testa di chi vive qui, circa 300 persone, ma è come se si fossero dimenticati di tutto e il Covid è diventato tra loro un argomento marginale”.

Non solo la coppia torinese. A fare la stessa scelta anche un’altra ventina di persone, che per il momento hanno deciso di rimanere a Panarea: “Ci frequentiamo in un modo fisso in un gruppo di sei, siamo diventati come una famiglia – continua il racconto – Le nostre giornate dipendono dal tempo. Capitano delle ‘estati improvvise’, dei momenti in cui si può prendere il sole in terrazza o nelle spiagge più riparate. Ora, qualcuno comincia a farsi il bagno. Oppure si fa un’escursione in altura. Nessuno di noi ha il riscaldamento, accendiamo i camini quando fa freddo”.

“A Panarea i carabinieri sono ‘stagionali’, viene un farmacista una volta alla settimana, abbiamo un medico di base. Il giornalaio non c’è, mi informo con la radio – spiega ancora Michela – Ho uno sguardo da bambina, puro. Tutto mi sembra ancora più spettacolare. Posso stare molto tempo a contemplare i mandorli in fiore o ad ascoltare il lungo ronzio delle api nel silenzio assoluto.