Infermiera dopo il vaccino anti-Covid: “Nel siero i baci e gli abbracci dimenticati”

Lo scatto e le parole cariche di speranza di Ilaria Donadio stanno facendo il giro del web: "Oggi ho capito perché quelli che ricevono il vaccino lo esibiscono con un selfie"

Foto Facebook Ilaria Donadio


Sta facendo il giro del web il sorriso ottimista di un’infermiera del Policlinico di Bari, Ilaria Donadio, sottoposta qualche giorno fa alla vaccinazione anti-Covid. Le sue parole sono cariche di speranza e ci ricordano perché sottoporsi a questa cura potrebbe farci ritornare alla normalità, e dire finalmente addio a questo terribile incubo che dura ormai da troppo tempo. Il suo lungo messaggio è stato ripreso anche dal profilo Instagram del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Ecco il commovente post:

Oggi ho capito perché quelli che ricevono il vaccino lo esibiscono con un selfie. Perché nel momento in cui abbiamo sentito il liquido entrare nel nostro corpo abbiamo capito che lì dentro c’erano soprattutto i baci e gli abbracci dimenticati, le gite scolastiche, gli anziani a capotavola il giorno di Natale, le mense affollate. C’erano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco che dall’alto sembravamo tanti puntini attaccati. C’era la tavolata di amici al ristorante, prendo la pizza diversa dalla tua così ce la dividiamo, il viaggio a Tokyo senza prenotare, la cena con i compagni del liceo che in fondo siamo sempre gli stessi e la libertà di poter rimanere a casa che poi, chi ci rimane più, dentro quelle quattro mura?

C’era il lavoro, gli aerei che ripartono e le stazioni piene – continua Ilaria – C’era il rossetto rosso che più rosso non si può, la valigia stipata, l’invito a casa che ognuno porta qualcosa, il pigiama party e la corsa tutti insieme. C’era piacere mi chiamo Ilaria stringendo la mano dell’altro senza avere paura, un sonno tranquillo e confini aperti. C’erano i computer chiusi e gli insegnanti che parlavano zigzagando tra i banchi, l’ora di religione a studiare latino e i bigliettini passati di mano in mano.

C’erano i visi tutti interi con labbra sottili, carnose, irregolari o rifatte. C’era la palestra con l’odore di sudore, up and down al ritmo della musica, le candeline soffiate su una torta e poi tutti a mangiare la propria fetta incuranti degli sputi. C’erano starnuti e tosse in libertà, la telefonata con l’amica che quando vieni ti porto a Palazzo Strozzi, i bambini che signora mia quanto sono cresciuti e la libertà, quella che abbiamo sempre difeso sopra ogni cosa.

C’erano i vecchi, accuditi e coccolati che raccontano sempre la stessa storia e sempre nello stesso modo ma tu l’ascolti come fosse la prima volta. C’era il senso di altruismo perché il vaccino si fa per se stessi ma soprattutto per gli altri e c’era quel senso di pace che si impossessa di te quando stai lavorando per tutti. Ecco perché chi si vaccina lo fa vedere. Perché in quel momento abbiamo vissuto un bellissimo viaggio e, soprattutto, perché ve lo auguriamo con tutto il cuore”, conclude l’infermiera.