venerdì, Dicembre 9, 2022

Medici salvano bimba di 5 anni da una pericolosa infiammazione post-Covid

Luisa (nome di fantasia) colpita dal Covid e poi da un'infiammazione, è stata salvata dai medici dell'ospedale partenopeo: a raccontare la storia a lieto fine il dottor Vincenzo Tipo

Il nuovo anno inizia con una bellissima storia per l'Ospedale Santobono Pausilipon di Napoli, centro di eccellenza nel Sud Italia per le cure oncologiche. Una bimba di 5 anni colpita dal Covid e poi da un'infiammazione, è stata salvata dai medici della struttura partenopea: a raccontare su facebook lo straordinario lavoro del personale sanitario il dottor Vincenzo Tipo, direttore dell'Unità Operativa di Pronto Soccorso dell'Ospedale Santobono.

"Oggi vi racconto una storia a lieto fine. Una storia consumatasi tra le mura del mio ospedale. E' la storia di Luisa (nome di fantasia), una bellissima bambina di 5 anni che 5-6 settimane fa ha incontrato il Covid insieme alla sua famiglia, ma è stata assolutamente asintomatica e si è negativizzata in breve tempo - racconta il dottore - torna a giocare, è felice, quando, dopo circa 3 settimane, compare febbre altissima, dolori muscolari, cefalea, congiuntivite e un violento dolore addominale.

Viene portata di corsa in un ospedale della sua area di residenza. Diagnosi peritonite. Subito in sala operatoria: qui un medico illuminato decide di non operare e di trasferirla al Santobono. Non è convinto e qualcosa non gli quadra. Accogliamo la bimba, sta maluccio. Esami, radiografie, ecografie, visite specialistiche, non abbiamo dubbi: MIS-C ( sindrome infiammatoria multisistemica correlata al Covid). Iniziamo le terapie convenzionali ma la bimba peggiora. Aumentiamo i dosaggi, modifichiamo le terapie ed associamo più farmaci.

Non risponde. Il cuore inizia a dare segni di sofferenza, siamo a un passo dalla rianimazione. Ci presentiamo dalla madre, senza il coraggio di guardarla negli occhi, con un foglio in mano, chiedendo il consenso ad una terapia cosiddetta 'off label'. La madre chiede, è preoccupata ma firma. E' disperata, percepisce l'ansia nei nostri gesti. In breve tempo il farmaco è in reparto, lo iniettiamo: è sera, torniamo a casa. I cellulari accesi, messaggi scambiati di continuo. Al mattino seguente siamo tutti lì...la collega del turno di notte ci accoglie con un sorriso: è sfebbrataaaaa!!!

Inizia una lenta, lentissima ripresa. Luisa riprende a mangiare, ad interagire, vuole disegnare. Passano i giorni ed i miglioramenti sono importanti, fino ad arrivare al momento del rientro a casa!! E' felice, sorride. Vuole uscire ad abbracciare il padre. Restiamo un minuto con la mamma per salutarci, ci consegna i disegni della bimba: un foglio tutto nero, rappresenta lo stato d'animo dei primi giorni.

Poi un disegno in cui ritrae medici e infermiere, poi disegna l'arcobaleno, inizia a sentirsi meglio. Ed infine il ritorno alla normalità: disegna lei stessa che gioca. Sfogliamo i disegni e gli occhi diventano lucidi e gonfi - aggiunge commosso Vincenzo Tipo - Troviamo una scusa per fare altro con la speranza di fermare la lacrima. La porta del reparto si chiude. Luisa e la madre entrano in macchina. Un ultimo saluto, poi riprende la normale attività".

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