L’eroe meridionale che salvò centinaia di ebrei nella Seconda Guerra Mondiale

Il militare sardo di eccezionale coraggio che aiutava ebrei e perseguitati a espatriare in Svizzera per salvarsi dai nazisti



“Giusti tra le Nazioni” è l’onorificenza che lo stato d’Israele conferisce a tutti i non ebrei che hanno rischiato la propria vita, senza interessi personali, per salvare la vita di anche un solo ebreo dal genocidio nazista. Sul Muro D’Onore dove sono scolpiti sulla pietra tutti i nomi dei “Giusti” ci sono, tra i tanti, 4 nomi italiani più precisamente, sardi: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Girolamo Sotgiu e sua moglie Bianca Ripepi.

Salvatore Corrias è nato il 18 Novembre del 1909 a San Nicolò Gerrei, vicino Cagliari, si arruolò nella Guardia di Finanza nel 1929. Dopo aver prestato servizio nelle Brigate di Frontiera della Legione di Milano, venne trasferito nella Legione di Genova (nel 1934), poi in quella di Torino (nel1939); in seguito all’occupazione militare della Francia fu destinato alla vigilanza doganale, nel 1942 venne trasferito nella Compagnia di Domodossola come addetto alla vigilanza della frontiera e nel 1943 assegnato alla III Compagnia del X Battaglione della Regia Guardia di Finanza nella provincia di Lubiana.

Lo stesso anno, 1943, l’intero reparto sfuggì alla cattura da parte dei tedeschi, raggiunta Milano decise di entrare a far parte dei Partigiani. Nella formazione “Giustizia e Libertà” cominciò a combattere i tedeschi e nel 1944, indossando la divisa per circolare liberamente lungo la frontiera tra l’Italia e la Svizzera cominciò a radunare ebrei, oppositori politici, e perseguitati  per aiutarli a passare il confine.

Purtroppo, nel Gennaio del 1945 venne catturato dalle Brigate Nere, proprio di ritorno da uno dei “viaggi per la vita” organizzato per la liberazione un prigioniero di nazionalità inglese, e fucilato nel recinto della caserma della “Banda Tucci” a soli 36 anni.

Oggi, Salvatore Corrias avrebbe compiuto centoundici anni. Magari la sua vita non sarebbe durata davvero così tanto, ma se lo fosse stata, o se avesse avuto il tempo di impegnare sarebbe stato oltre ad un martire, esempio di coraggio e altruismo, anche una testimonianza delle tragedie avvenute durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre all’onorificenza di “Giusto tra le Nazioni” è stato insignito nel 2006 della Medaglia d’Oro al Merito Civile dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. La motivazione è pressoché identica a quella di Israele e recita: “Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale si prodigava, con eccezionale coraggio ed encomiabile abnegazione, in favore dei profughi ebrei ed i perseguitati politici, aiutandoli a espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Animato da profonda fede nella democrazia e nello Stato di diritto partecipava con impegno tenace alla lotta partigiana. Arrestato dai nazifascisti veniva barbaramente fucilato, immolando la giovane vita ai più nobili ideali di solidarietà umana, di rigore morale ed amor patrio”.