Amalia Signorelli: una pietra miliare dell’antropologia culturale meridionale

Un'antropologa internazionale con l'amore per il Sud: ha portato alla luce molti tratti caratteristici delle culture del Meridione, tra problematiche e magia

Foto Facebook Amalia Signorelli


Nata a Roma nel 1934 Amalia Signorelli è stata una pietra miliare dell’antropologia culturale, professore ordinario in varie università nazionali e internazionali (Urbino, Napoli, Roma, Parigi e Città del Messico); collaborava con il “Fatto Quotidiano” ed è stata conosciuta dal grande pubblico attraverso il suo ruolo di opinionista in programmi televisivi quali “Ballarò”, “Dimartedì”, “Fuori Onda”, “Otto e Mezzo” e “Servizio Pubblico”.

Folgorata dalle lezioni di Ernesto De Martino, celebre filosofo e antropologo napoletano, è divenuta una delle antropologhe più importanti al mondo, occupandosi di tutti i processi di modernizzazione culturale del Mezzogiorno d’Italia con particolare attenzione ad ogni tradizione e fenomeno folcloristico delle regioni del Sud, portando alla luce negli anni di lavoro moltissime manifestazioni relegate nell’oblio perché considerate solo ed esclusivamente materie folcloristiche.

L’antropologa Amalia Signorelli si è interessata al fenomeno delle migrazioni interne, e non solo, attraverso lo studio dei processi migratori e di come si adattino ai cambiamenti sociali, attraverso sistemi di relazioni e costruzioni sociali, e in ultima ma non per ultimo è stata consulente della CEE e dell’Ilo.

La celebriamo oggi 25 Ottobre, a tre anni dalla sua scomparsa, come una donna che ha profondamente amato il suo lavoro, piena di energia e feroce intelligenza; come colei che ha portato alla luce molti tratti caratteristici delle culture del Meridione, tra problematiche e magia, riconducendo memoria, orgoglio e comprensione per le numerosissime e variegate tradizioni di queste terre.

La ricordiamo attraverso le parole della sua collega Gianfranca Ranisio: “Una grande antropologa che ha profondamente innovato l’antropologia italiana aprendo nuove piste legate alle dinamiche del presente, come l’antropologia urbana, gli studi delle migrazioni, gli studi di genere, ma anche di una grande maestra, che svolgeva con passione l’attività didattica, insegnando all’Università di Napoli Federico II per oltre trent’anni.